martedì 7 maggio 2013

Eurozona, mon amour



Ci piace tanto parlare di Europa, Germania, Eurozona. Dei cattivoni tedeschi che, stando ad un non trascurabile numero di voci italiane, starebbero pianificando una sorta di neoimperialismo paneuropeo basato su di un mix di austerity economica e imposizioni politiche calate dall'alto.

Per chi non si accontenta del blabla da stampa italica, consiglio la lettura di questo scambio di vedute tra George Soros, milionario e speculatore finanziario che di recente si è cimentato nell'opinionismo economico, e Hans-Werner Sinn, un economista di quelli importanti, almeno tra gli accademici. Talmente autorevole, Sinn, che Wikipedia italiana, guarda un po', neppure include una pagina a lui dedicata.

Per chi mastica a sufficienza l'inglese, il testo dei relativi interventi si legge qui: LINK.
Per gli anglofobi e per chi ha poco tempo da perdere, riassumo qui in brevissima sintesi la questione.

Dice Soros: così non si va avanti. L'eurozona, e con essa l'Unione Europea, è in procinto di implodere. La Germania sbaglia ad imporre la sua politica di austerity e anti-inflazionistica. La Germania ha due alternative reali: o accetta di fare gli Eurobond, così che il debito dei paesi del sud d'Europa venga spalmato sulle spalle di tutti i paesi membri dell'area Euro, lasciando spazio a tali paesi per aggiustare i propri conti pubblici; oppure l'alternativa è che la Germania esca dall'Euro.

Risponde Sinn: la Germania non accetterà mai gli Eurobond, per varie ragioni non ultimo di carattere costituzionale. E sarebbe comunque un errore fare gli Eurobond, perché forniscono incentivi perversi ai paesi spendaccioni. L'austerity, poi, non la impone la Germania ma gli investitori privati, che non si fidano più di prestar soldi ai paesi meridionali. Fra l'altro, la Germania ha già sborsato miliardi di euro per aiutare i paesi in difficoltà. Infine, se la Germania uscisse dall'Euro, sarebbe estremamente probabile che anche altri paesi farebbero altrettanto: i paesi scandinavi e l'Austria di sicuro, i Paesi Bassi, e forse anche Belgio e Francia.
Dato che il problema sta nel fatto che i paesi con alto debito/PIL sono pure quelli con produttività lenta, bisogna che questi guadagnino competitività. Ciò si fa riducendo i prezzi (i salari), come ha fatto l'Irlanda la quale dopo la mazzata presa nel 2008-2011, si sta riprendendo bene grazie a forti riduzioni salariali.


Per quanto mi riguarda, mi riconosco bene nel "Sinn-pensiero" testé riassunto. 
Ad ognuno, poi, l'onere di farsi un'idea propria.

venerdì 3 maggio 2013

Another superhero of demagogy shows up on the European political stage. This time in Austria.




Another superhero of demagogy shows up on the European political stage. This time is the turn of Austria.

His name is Frank Stronach. According to BBC News, Mr. Stronach is a very wealthy businessman, who made his fortune mainly in Canada in the automotive industry. He is now running for the Austrian elections in September with his own party.
Many traits of the man remind of Silvio Berlusconi, at the time he first started his political career in Italy back in the early 1990s. 

Both Stronach and Berlusconi are tycoons who depict themselves as the new wind of change (Stronach talked about an "intellectual revolution" that should happen in Austria). Both state they want "to fight against professional politicians". They both highlight their past business experience and success as a proxy for their ability to skillfully run the economic policy of their country. They are both in the late half of their life (Mr Stronach is over 80). Both display political beliefs and electoral support that strongly lean toward the far right wing (low taxation, less bureaucracy, liberalism in economics coupled with conservative views on society). Both run a one-man political party, funded with their own money and dependent from their personal charisma. Both are heavily committed to football (Berlusoni with the A.C. Milan, and Stronach with the FK Austria Vienna).

Both are eurosceptic. For example, recently Stronach expressed this view:

"It never had a chance that it worked, for the simple reason we know the southern states were basically agricultural states. [...] The northern states were industrial countries - so gigantic differences. A common currency just doesn't work. Not in Europe"

It is a pity this statement is completely wrong. It might be that a common currency is not feasible in Europe, but surely not for the reasons Mr. Stronach is talking about.
Please Mr. Stronach, just give alook at World Bank data. In 2000 for example, Scandinavian countries, The Netherlands and Austria had 2-3% of GDP produced by agriculture; in Italy, Spain, Portugal, Slovenia this value is 3-4%: a difference less than 1% of GDP!

But, this too is a strong similarity between Stronach and Berlusconi. The latter has been caught several times reporting wrong data during interviews and public debates.

The need for new policies and new political representatives in Europe is a matter of paramount importance, this is a sure thing. But, let's hope the wind of change will blow in the direction of real solutions. While I, personally, may easily sympathize with Stronach's arguments against bureaucratization and too-high taxation (I am Italian, though, and therefore maybe I just apply the same view to different countries), I am dubious about the man.

But, again, maybe, I am just viewing Mr. Stronach through the same pair of glasses that have been looking, for too many years, at Mr. Berlusconi acting on the Italian political stage.