giovedì 22 agosto 2013

The holy crusade of (some) Italian politicians against Monopoly (the game, of course... what did you expect?)



Italian comedians have invaded the Parliament. No, I am not talking about the many terrible jokes told by Mr. Berlusconi during uncountable official meetings. And no, I am not referring either to Beppe Grillo, the founder and leader of MS5. This time the scene is all for seven, almost unknown, members of the Democrats, who amidst the very difficult moments their country is living spotted the very cause of all economic problems of Italy, and Europe, and perhaps the whole world!

I will admit I still have serious issues taking this seriously. I checked the calendar again and again, and being almost sure today is not April Fool's Day, I beg you, dear readers, to follow me for a couple of minutes more.

FACT: today seven members of the Italian Democratic Party (PD) sent a letter to the US Ambassador. The letter (which you can find hereafter, unfortunately in Italian only), is a vibrant declaration against the new version of the classic Monopoly game by Hasbro, called Monopoly Empire.

Hasbro's sins, according to our seven Italian champions, are found in having based such game on the stock market (rather than on the old, reassuring real estate market). Moreover, players cannot go to jail anymore.
In authors words (I do my best here to translate them in a comprehensible English. But trust me, the original letter is written in bad Italian as well): “Monopoly […] celebrates again the turbo-economy that gave rise to the 2008 financial crisis, bearing the misguiding message that, in case of breaking of the rules, no one is punished.” Then something more is written about all this being opposite to Obama's policy which is against Wall Street speculators (they use a nice definition: “the usual sharks”), and about Monopoly being “a game that for generations has been providing young people basic literacy in how markets function” (!!!).

Some random comments come to my mind:

1) Monopoly is an educational game? I did not know! But then, this would explain many weird opinions, so common among the Italians, about economic matters. For example, that demand does not count that much (you pay a higher price because there are more houses in some place you randomly step into, not because you WANT to buy something there in the first place; same for utilities and railways); wages only depend on how total wealth is divided between groups of workers (just as in Monopoly, where there is no production at all); you can go to jail by randomly stepping on the wrong curbside; the economy is just a series of dice throws, and you can do nothing about it.

2) What should the US government do about it? Looking at the Italian policies enacted in the last 40 years, I can only imagine what our seven champions have in mind (and please pay attention to this sentence in the letter: “... we ask you to evaluate the opportunity to take measures as competent authorities...):
  • put the Hasbro CEO in jail (in a real jail, maybe in a cell just next to Bernard Madoff);
  • enact a Law that forbids boardgames not to include jail. Also, no stock markets should be allowed in games! The economic education of our children is at stake!!
  • stock markets are bad, real estate investments are ok. Well, in Italy maybe this is true, as the stock market never really developed into something resembling a developed country, while investments in real estate (“nel mattone” as Italians use to say) is an evergreen, and the backbone of much of the national savings.

I will look forward to a similar initiative against Risk board game (war is bad! People die!), all sport videogames (they give the false impression you can win a football match just by sitting on your sofa and pressing plastic buttons!), and I would also start seriously reconsidering Operation...

giovedì 11 luglio 2013

La supertecnologica Germania...



Giusto un racconto breve, dato che di questi tempi si lavora assai...

Si parla spesso dell'alta qualità delle tecnologie tedesche, e del fatto che in Europa centro-settentrionale, diciamo nei paesi scandinavi più la Germania (e forse un po' di Olanda), l'utilizzo delle tecnologie digitali è estremamente comune, così come l'alfabetizzazione informatica.

Ora, in generale a me sembra tutto vero... in generale. Tuttavia, oggi ero all'AOK (tipo la ASL, ma tedesca) per fare dei documenti. La signorina, gentilissima, mi dice che le nuove tessere richiedono una foto: a me la scatta sul posto con una macchinetta digitale (la foto viene orrenda, ma vabbé, è per un documento quindi chissenefrega), ma manca la foto di mia moglie. La signorina, sempre gentilissima, dice di portargliene una da fototessera.

Io torno il giorno dopo con il mio bravo USB drive contenente la foto di cui sopra, ma... i computers che usano, mi mostra la signorina gentilissima, non sono dotati di porta USB! Quindi niente: devo stamparle.
Vabbé, fortuna che c'è una bella tipografia proprio a due passi, con tutto il ben di Dio digitale in mostra! Mi reco in loco, sfodero la pennina USB e... "in che formato è il file, prego?" mi chiedono.
Ci penso giusto un secondo, facile: "formato jpeg!" rispondo col sorriso. "Oh, possiamo stampare solo dal formato pdf" mi dicono. Rimango un istante basito... il jpeg è uno dei formati più standard che ci siano, perché non lo vogliono?! Mah...

Torno a casa, riavvio il PC, apro un applicativo apposito, converto il file e torno alla tipografia. Poi corro all'AOK e consegno il foglio con la foto stampata, in tempo prima della chiusura degli sportelli.

Morale della favola: vedi un sacco di tecnologia in giro, all'AOK hanno la fotocamera digitale per farti la foto là per là, e la tipografia è superaccessoriata. Ma poi, l'AOK non ha una diavolo di entrata USB in nessuno dei millemila PC in sede, e non ha neppure una email alla quale inviare il file. E la tipografia stampa solo il file pdf già pronto nel formato di stampa scelto (A4 o quel che è).
Più che di technological gap, qui siamo alla technological  dissociation!



P.S. Però è da dire, che agli uffici del Comune mi hanno tradotto al volo quel che dovevo fare (a me, non parlante tedesco a parte i nomi dei cibi al ristorante) per mezzo di un piccì e Google Translate. Insomma stanno messi meglio che da noi in Italia, nonostante tutto.

martedì 7 maggio 2013

Eurozona, mon amour



Ci piace tanto parlare di Europa, Germania, Eurozona. Dei cattivoni tedeschi che, stando ad un non trascurabile numero di voci italiane, starebbero pianificando una sorta di neoimperialismo paneuropeo basato su di un mix di austerity economica e imposizioni politiche calate dall'alto.

Per chi non si accontenta del blabla da stampa italica, consiglio la lettura di questo scambio di vedute tra George Soros, milionario e speculatore finanziario che di recente si è cimentato nell'opinionismo economico, e Hans-Werner Sinn, un economista di quelli importanti, almeno tra gli accademici. Talmente autorevole, Sinn, che Wikipedia italiana, guarda un po', neppure include una pagina a lui dedicata.

Per chi mastica a sufficienza l'inglese, il testo dei relativi interventi si legge qui: LINK.
Per gli anglofobi e per chi ha poco tempo da perdere, riassumo qui in brevissima sintesi la questione.

Dice Soros: così non si va avanti. L'eurozona, e con essa l'Unione Europea, è in procinto di implodere. La Germania sbaglia ad imporre la sua politica di austerity e anti-inflazionistica. La Germania ha due alternative reali: o accetta di fare gli Eurobond, così che il debito dei paesi del sud d'Europa venga spalmato sulle spalle di tutti i paesi membri dell'area Euro, lasciando spazio a tali paesi per aggiustare i propri conti pubblici; oppure l'alternativa è che la Germania esca dall'Euro.

Risponde Sinn: la Germania non accetterà mai gli Eurobond, per varie ragioni non ultimo di carattere costituzionale. E sarebbe comunque un errore fare gli Eurobond, perché forniscono incentivi perversi ai paesi spendaccioni. L'austerity, poi, non la impone la Germania ma gli investitori privati, che non si fidano più di prestar soldi ai paesi meridionali. Fra l'altro, la Germania ha già sborsato miliardi di euro per aiutare i paesi in difficoltà. Infine, se la Germania uscisse dall'Euro, sarebbe estremamente probabile che anche altri paesi farebbero altrettanto: i paesi scandinavi e l'Austria di sicuro, i Paesi Bassi, e forse anche Belgio e Francia.
Dato che il problema sta nel fatto che i paesi con alto debito/PIL sono pure quelli con produttività lenta, bisogna che questi guadagnino competitività. Ciò si fa riducendo i prezzi (i salari), come ha fatto l'Irlanda la quale dopo la mazzata presa nel 2008-2011, si sta riprendendo bene grazie a forti riduzioni salariali.


Per quanto mi riguarda, mi riconosco bene nel "Sinn-pensiero" testé riassunto. 
Ad ognuno, poi, l'onere di farsi un'idea propria.

venerdì 3 maggio 2013

Another superhero of demagogy shows up on the European political stage. This time in Austria.




Another superhero of demagogy shows up on the European political stage. This time is the turn of Austria.

His name is Frank Stronach. According to BBC News, Mr. Stronach is a very wealthy businessman, who made his fortune mainly in Canada in the automotive industry. He is now running for the Austrian elections in September with his own party.
Many traits of the man remind of Silvio Berlusconi, at the time he first started his political career in Italy back in the early 1990s. 

Both Stronach and Berlusconi are tycoons who depict themselves as the new wind of change (Stronach talked about an "intellectual revolution" that should happen in Austria). Both state they want "to fight against professional politicians". They both highlight their past business experience and success as a proxy for their ability to skillfully run the economic policy of their country. They are both in the late half of their life (Mr Stronach is over 80). Both display political beliefs and electoral support that strongly lean toward the far right wing (low taxation, less bureaucracy, liberalism in economics coupled with conservative views on society). Both run a one-man political party, funded with their own money and dependent from their personal charisma. Both are heavily committed to football (Berlusoni with the A.C. Milan, and Stronach with the FK Austria Vienna).

Both are eurosceptic. For example, recently Stronach expressed this view:

"It never had a chance that it worked, for the simple reason we know the southern states were basically agricultural states. [...] The northern states were industrial countries - so gigantic differences. A common currency just doesn't work. Not in Europe"

It is a pity this statement is completely wrong. It might be that a common currency is not feasible in Europe, but surely not for the reasons Mr. Stronach is talking about.
Please Mr. Stronach, just give alook at World Bank data. In 2000 for example, Scandinavian countries, The Netherlands and Austria had 2-3% of GDP produced by agriculture; in Italy, Spain, Portugal, Slovenia this value is 3-4%: a difference less than 1% of GDP!

But, this too is a strong similarity between Stronach and Berlusconi. The latter has been caught several times reporting wrong data during interviews and public debates.

The need for new policies and new political representatives in Europe is a matter of paramount importance, this is a sure thing. But, let's hope the wind of change will blow in the direction of real solutions. While I, personally, may easily sympathize with Stronach's arguments against bureaucratization and too-high taxation (I am Italian, though, and therefore maybe I just apply the same view to different countries), I am dubious about the man.

But, again, maybe, I am just viewing Mr. Stronach through the same pair of glasses that have been looking, for too many years, at Mr. Berlusconi acting on the Italian political stage.

sabato 23 febbraio 2013

Italia 2013: chi votare al Parlamento?



Per chi votare domenica 24 febbraio 2013? A chi affidare le speranze (poche...) per il risanamento (urgentissimo!!!) di questo paese?

La scelta mi è davvero difficile. Cerco di esaminare qui, semplificando con l'accetta e in forma libera, i miei dubbi.


- PD, PdL, Lega, SEL, UDC: questi partiti ed i personaggi che li dirigono hanno dimostrato, nel lungo ventennio ora trascorso in cui hanno governato l'Italia, di non mantenere alcuna promessa elettorale, né di possedere le qualità necessarie a condurre l'Italia fuori dal guado: onestà, competenza, e interesse per la cosa pubblica sono del tutto assenti.
Pertanto è velleitario ragionare sui programmi politici di queste forze. Manca la credibilità, la volontà di attuarli, la preoccupazione per il "costo elettorale" di scelte sbagliate. Per contro, questi partiti hanno generato un numero impressionante di casi di corruzione, ed hanno a più riprese svelato interrelazioni strette con lobbies e poteri forti vari. Insomma: invotabili.


- Monti: venduto come l'uomo nuovo della politica italiana, Mario Monti è stato un bluff. Professore che non produce ricerca, più burocrate che economista, ha governato l'Italia a suon di tasse. Certo, ha il merito di aver fronteggiato l'allargamento degli spread sul debito pubblico, ma all'Italia servono come mai prima d'ora riforme strutturali, che abbiano effetto nel medio e nel lungo periodo. Monti, personaggio vicino se non proprio interno a gruppi di potere influenti, difficilmente avrà mai la spinta riformatrice che serve al paese. Monti è stato attivo nel combattere i grandi monopolisti sulla scena europea, ma non ha fatto altrettanto in casa propria, anzi...


- Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo: rimangono allora le forze nuove. Premetto che ho sempre avuto simpatia per Grillo, da quando faceva un gran casino in Rai sparando a zero contro i vertici di Telecom Italia e altre società italiane, di quelle "che non si deve dire male". Anche, ho simpatia per il suo animo ecologista sin dai tempi di film come Topo Galileo (ve lo ricordate?).
Detto ciò, vedo bene e male nel M5S. Il bene è la volontà di svecchiare, la spinta rivoluzionaria, il tentativo di ricollegare le scelte fatte nelle sedi legislative alla effettiva volontà popolare, l'attenzione al problema della corruzione endemica dei politici, la "resistenza" alle grandi lobbies. Tutto questo mi piace.

C'è però un lato che mi preoccupa molto. Primo, la pressocché totale mancanza di un programma economico: male, molto male, non mi basta dire che per finanziare il reddito minimo garantito prenderete i fondi tagliando in costi della politica. Temo una navigazione a vista su questi ed altri temi...
Secondo: l'Italia ha un macroscopico problema di ingessatura del sistema pubblico. Le regole, il sistema giudiziario, la gestione del territorio... è tutto di serie C se confrontati ai paesi sviluppati. Per esempio, per avere un permesso edilizio, in Italia siamo fra i peggiori per tempi e soldi richiesti, e per l'arbitrarietà delle procedure. La World Bank ci mette al 103° posto per accessibilità dei permessi di costruzione! E facciamo persino peggio per quanto riguarda la capacità del sistema di garantire la corretta esecuzione dei contratti: sempre la World Bank ci posiziona al 160° posto!! Pensare quanto sia importante per un investitore, grande o piccolo che sia, avere la certezza del diritto e dei contratti che sottoscrive, e vedere queste valutazioni che neppure i paesi del quarto mondo... è sconfortante.

Il problema è che il M5S parla molto di giustizialismo ed ecologia spicciola ("tutti in galera!", "basta distruggere il territorio!"), ma sembra non rendersi conto dei problemi suddetti. Una ulteriore stretta antiliberale non sarebbe una soluzione favorevole alla crescita economica, né si vivrebbe meglio in uno Stato di polizia, dove per giunta il diritto è incerto a causa dei tempi lunghi della giustizia! Questi aspetti mi mettono in guardia, nonostante le simpatie di cui sopra, dal votare per M5S.


- Fermare il Declino: qui la ricetta è puramente economica, e mi sento di condividerla in pieno. Il programma di Fermare il Declino è molto vicino a quanto avrei proposto io stesso, e già questo sarebbe sufficiente a farmi votare per loro.
Veniamo ai dubbi. Il primo problema che vedo è nella totale assenza di un programma non economico. Vorrei sapere quali sono le idee dei miei rappresentanti, e quindi come voteranno, su temi come l'aborto, le guerre in Medio Oriente, la politica d'immigrazione, la libertà di culto, ecc. ecc.
Non riesco a cuor leggero a votare qualcuno, se poi un giorno esce fuori chi dice (mi pare fosse Zingales a riferirlo in un'intervista, qualche tempo fa) che Fermare il Declino è tutto per Israele, considerato faro d'Occidente nella sponda orientale del Mediterraneo. E dove sta scritto questo nel vostro programma?? Non mi sta bene votare a scatola chiusa su temi sensibili come questi.
Il secondo problema è la gestione interna del partito. La recente querelle tra Giannino e Zingales, culminata con l'uscita di quest'ultimo dal partito e la deposizione dalla presidenza di Giannino, ne è stata l'emblematica dimostrazione. La politica richiede un suo know-how ed un suo savoir faire, che sembrano mancare a molti accademici che partecipano all'iniziativa politica. Rabbrividisco al pensiero di come potrebbero, costoro, gestire una situazione di crisi vera, qualora posti ai vertici di governo del paese. Ad un governo si richiede anche robustezza: non vogliamo rimpasti ed elezioni anticipati, ne abbiamo già avuti abbastanza, grazie.


Insomma, mai come in questa tornata elettorale, la scelta è davvero difficile, e le conseguenze del voto potenzialmente letali per l'Italia.