domenica 13 novembre 2011

Sulla Gabanelli e la proposta di tassare il contante




Sul Corriere della Sera la giornalista Milena Gabanelli, conosciuta per il programma Report in onda su Rai3, ha pubblicato un articolo in cui riflette sulla attuale situazione economica italiana. L'articolo in questione propone di tassare l'uso del contante, al fine di ridurre il sommerso e l'evasione fiscale.

L'articolo esordisce con alcune imprecisioni. Se la Gabanelli è scusabilissima, in quanto lei stessa esordisce affermando di non essere un economista ma una "giornalista generica, che ogni tanto prova a capire temi complessi, per poi spiegarli agli utenti", è bene però che i lettori siano meglio informati sulla questione. La Gabanelli infatti scrive:
"[...] è diventato drammaticamente urgente riportare il rapporto debito/PIL intorno al 100% (il livello superato il quale, secondo gli economisti, si entra in zona pericolo). Come abbiamo detto il debito è di 1.843 miliardi, il PIL circa 1500. Immaginiamo quindi di dover predisporre un piano che riduca il debito di 350 miliardi. "

Il target di un rapporto debito/PIL al 100% chi lo ha stabilito, e come? Per comprendere come stanno le cose, immaginate che il PIL sia il reddito di una persona. Ora, questa persona potrebbe tranquillamente indebitarsi per una cifra ben superiore a tale reddito, anche di diversi multipli di grandezza (e quindi avere un rapporto debito/reddito superiore al 100%): è quello che fa chiunque accenda un mutuo per l'acquisto di una casa. Il punto importante per chi fa credito a questo individuo è valutare quanto il reddito di quest'ultimo sia sicuro e stabile nel tempo. È difatti prassi comune che le banche valutino diversamente il merito creditizio di persone con contratti di lavoro a tempo indeterminato e non, o con uno storico reddituale continuo piuttosto che saltuario. La stessa cosa accade quando un risparmiatore deve scegliere quali titoli di debito acquistare sui mercati: valuta, e decide di conseguenza.

La "sostenibilità del debito pubblico" è un concetto molto simile all'esempio del singolo cittadino indebitato. Un debito pubblico è sostenibile (cioè, verrà ripagato dallo Stato che ha emesso i titoli di debito) se mediamente lungo un periodo di più anni è verificata la disuguaglianza:

A ≥ (i-c)D

Dove: A rappresenta l'avanzo o disavanzo di bilancio rapportato al PIL; D è il rapporto debito/PIL; i è il tasso di interesse dovuto sul debito; e c è il tasso di crescita del PIL.
La Gabanelli nel suo articolo scrive che il valore di A è elevato in Italia (e questo, ai fini della sostenibilità del debito, è un bene), ma pure D è elevato (e questo è male), e ciò costringe a tagli della spesa pubblica. Tutto ciò è vero, ma non racconta l'intera storia. La teoria economica ha da tempo spiegato che più tasse abbinate a spesa pubblica improduttiva o poco efficiente possono ben ridurre la crescita, ovvero la variabile c. Ciò si verifica perché maggiori imposte riducono il "premio" ottenuto dal lavorare di più, e dall'investire di più. La conseguenza di ciò è una riduzione nel tempo del reddito nazionale: proprio quello che avviene in Italia da 15-20 anni, ed uno dei principali fattori che spingono al rialzo il rendimento richiesto dai mercati sul debito sovrano italiano.

Veniamo allora alla proposta della Gabanelli: tassare il contante per ridurre l'evasione fiscale. Tutti concordiamo in principio nel voler ridurre l'evasione per abbassare le imposte che gravano sul risparmio e sul lavoro. Ma ho due obiezioni alla proposta della Gabanelli.

1) Recuperare gettito dall'evasione significa, di fatto, aumentare la pressione fiscale. La prima obiezione discende da quant0 detto poco sopra: alzare la pressione fiscale riducendo l'evasione (ma lo stesso discorso varrebbe se si adottasse la patrimoniale di cui tanto si va parlando), senza contestualmente abbassare altre imposte può causare ulteriori fughe di capitali e ulteriori compressioni nella produttività del lavoro. Ciò implica una contrazione della crescita (la variabile c di cui sopra). Cioè: se da un lato riduciamo il rapporto debito/PIL (D), dall'altro lato ci carichiamo un giogo sulle spalle che ridurrà il prodotto interno anche per diversi anni a venire.
Insomma, applicando la "proposta Gabanelli" e assumendo una significativa riduzione del sommerso, avremmo questi effetti contemporanei: i) riduzione del debito grazie al nuovo gettito; ii) incremento dell'avanzo primario; iii) probabile riduzione della crescita a causa di aumentata pressione tributaria.

2) C'è poi una questione di natura più filosofica. Richiamo qui il classico romanzo di Orwell, 1984, dove un governo totalitario controllava strettamente l'agire dei propri cittadini/sudditi. Ebbene, ci sono persone alle quali l'idea di una sempre più ampia perdita di libertà pare appetibile. A me, uno Stato invasivo che conosca tutte le transazioni finanziarie attraverso strumenti tracciabili fa paura: è prono ad abusi gravissimi, basti ricordare un istante cosa è uscito fuori da un'altra centrale del Grande Fratello, quella gestita da tale Genchi. Questa idea, di una controllabilità totale di ogni comportamento privato (si pensi a quante informazioni personali è possibile tirar fuori dall'analisi delle transazioni finanziarie di una persona), è davvero il segno dei tempi in cui viviamo.

Per concludere, una semplice considerazione già detta da tanti prima di me. Perché accanirsi sul voler recuperare gettito, invece di programmare una progressiva riduzione della mano pubblica nella vita delle persone? Ridurre la spesa pubblica significa migliorare l'avanzo primario, la qual cosa permette di intervenire riducendo il debito e/o la pressione fiscale. Ridurre la pressione fiscale prevedibilmente ridurrà anche l'evasione (esiste una stretta correlazione positiva tra pressione tributaria ed evasione fiscale, è cosa ben nota e dimostrata). Inoltre, e non è cosa da poco, significherebbe ridurre il potere gestito dalla classe politica. Ridurre in particolare quella parte della spesa pubblica che serve solo a mantenere clientele e prebende non può che liberare risorse per altre finalità produttive, e quindi può avere un rilevante impatto positivo sulla crescita. Gentile Milena Gabanelli, le chiedo: le pare poco?



1 commento:

Anonimo ha detto...

Si vede chiaramente da quello che scrivi ( comprensibile solo agli eletti tributaristi ed economisti che di evasione se ne intendono ) che sei anche tu un evasore: pensare che abbassare le tasse riduce l'evasione è una balla colossale in Italia!