mercoledì 11 maggio 2011

Cosa dice l'OCSE dell'Italia, edizione 2011




L'OECD, o OCSE come diciamo in Italia, ha pubblicato un nuovo rapporto sulla situazione economica del nostro paese, lo Economic Survey of Italy 2011, QUI.

Dato che in questi giorni di bufera elettorale i politici le sparano grosse, è facile che qualcuno estrapoli singole frasi decontestualizzandole. Così dalla bocca dei vari ministri ed alfieri del Cavaliere, vengono profferite parole di encomio per l'ottimo lavoro del governo. "Va tutto bene, siamo usciti meglio degli altri dalla crisi mondiale, i conti sono a posto", eccetera eccetera. Ovviamente i "nemici del popolo", luridi detrattori del nostro illuminato governo, gettano fango ed interpretano i dati in modo diametralmente opposto: "siamo sull'orlo del baratro, non avremo di che mangiare", e cose così.

Visto che il rapporto lo si può leggere, ognuno può acquisire le informazioni che l'OCSE, per davvero e non per propaganda, ci propone. Il report è lungo, tuttavia basta leggersi l'abstract per sapere quali sono le conclusioni essenziali e vedere quanto differiscano dalle versioni estetiche dei politici.

Innanzitutto questo bel grafico:


La spessa linea blu rappresenta l'indebitamento netto in rapporto al PIL italiano tra il 2005 ed il 2009. Le altre due disegnano lo stesso dato medio per i paesi OCSE ed Euro esclusa l'Italia.

Conclusione #1: il debito italiano, che è altissimo, nel 2007-2009 è cresciuto ad un ritmo un po' più contenuto degli altri paesi. Questa è una cosa buona, certo, ma è da considerare il fatto che siamo quasi al 120% di debito/PIL, cioè dovremmo ridurlo di parecchio, non basta farlo crescere poco. Preoccupa poi vedere che al 2009 ha ripreso a crescere con un indebitamento netto oltre il 5% annuo (nel 2010 era il 4.5% secondo le rilevazioni ISTAT).
L'OCSE questo lo dice, afferma che il piano di contenimento del deficit presentato dall'attuale governo va bene sulla carta, ma esprime preoccupazione per alcune incertezze relative agli annunciati (ma non programmati nel dettaglio) tagli alla spesa e al recupero dall'evasione. Come dire: va bene, hai deciso di ridimensionarti, ma mi spieghi come farai?

Il rapporto esamina poi i dati strutturali. E qua son dolori.
Conclusione #2: l'Italia cresceva poco prima della crisi, ed è ragionevole aspettarsi che continuerà a crescere poco anche dopo la crisi. Simple as that. L'OCSE afferma con decisione la necessità di fare riforme strutturali per agevolare una ripresa della produttività e dell'innovazione, e cioè: liberalizzazioni, ricerca, maggiore efficienza della spesa pubblica. L'OCSE sottolinea, in particolare, la mancanza di trasparenza nella gestione delle spese pubbliche e l'imprescindibile necessità di un sistema di controlli più efficace.

Circa le riforme strutturali l'OCSE si sofferma sul sistema dell'università e della ricerca. Evidenzia come l'innovazione, qualunque sia il metodo di misurazione scelto, sia molto scarsa, e addita la mancanza di un sistema che permetta di valutare la qualità delle università (valutazione che manca agli studenti, al governo, e pure alle stesse università). Per l'OCSE la neonata commissione per la valutazione (quella fondata dalla riforma c.d. Gelmini) dovrebbe provvedere e consentire a tutti i soggetti interessati di disporre di un qualche indice di qualità che permetta di stabilire chi fa ricerca più e meglio, magari anche di sapere quali istituti offrono un miglior placement post laurea. Tutto questo è ancora in fieri, e si aspetta di vedere come la riforma annunciata sortirà effetto.

Quindi, la conclusione generale dell'OCSE non è proprio bianca o nera, come si penserebbe nel sentire i politicanti nostrani. Alcuni timidi passettini il governo li ha fatti, è vero. Ma appunto, si tratta di piccoli inizi di riforma, lontani anni-luce dagli annunciati epocali cambiamenti. Soprattutto e per la maggior parte non hanno ancora sortito effetto visibile!
Particolarmente la razionalizzazione della spesa pubblica (riduzioni di sprechi, ecc.) non si sa ancora come e dove si farà, se si farà. Nel frattempo, misuriamo un continuo crescere del debito e dell'indebitamento netto annuo.

Mentre attendiamo lumi su queste ed altre faccende, l'unico aspetto certo è il tasso di crescita anemico: l'Italia cresceva e cresce meno degli altri paesi europei.
Insomma, tirando le somme il rapporto OCSE tinteggia toni più scuri che chiari. Se fosse un dipinto, l'Italia al 2011 sarebbe un quadro del Caravaggio, nero dappertutto e con qualche timido raggio di luce qui e là. O forse è meglio rappresentata dal "La persistenza della memoria" di Dalì: un tempo fermo, in attesa di sé stesso.


E dunque... aspettiamo...............


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