sabato 19 marzo 2011

Due parole sulla valutazione di una centrale nucleare: i motivi del no




... e daje ancora col dibattito nucleare si, nucleare no
. Vorrei provare a fare chiarezza su alcuni punti ovvi, ma che sembrano mancare fisiologicamente nel dibattito.

Ogni investimento in impianti per la produzione di energia può essere schematicamente valutato utilizzando la semplice formula: V = E -C -S -pD , dove:

- V è il "valore" dell'impianto, calcolato lungo un dato orizzonte temporale.
- E è la quantità di energia prodotta valutata ai prezzi di mercato, lungo l'intero arco temporale scelto.
- C è l'insieme dei costi di manutenzione, operazione, materie prime, ammortamenti, ecc.
- S è il costo di smaltimento finale dell'impianto
- p è la probabilità che si verifichi un incidente che provochi danni valutati in D.

il tutto riportato ad un medesimo istante di tempo attraverso una banale operazione di attualizzazione finanziaria. Un governo che intende fare bene dovrebbe calcolare il valore di V per ogni opzione possibile (nucleare, geotermico, fotovoltaico, centrali a gas, ecc.), scartare le opzioni per le quali V assume valori negativi, e programmare investimenti pubblici o privati partendo dai V più alti e via via a scendere, sino a quando la produzione energetica programmata è ritenuta sufficiente. Si devono considerare anche altri fattori, ad esempio la variabilità nella produzione, il rischio di approvvigionamento sulle materie prime ecc., ma rimaniamo sul semplice.

Nel caso del nucleare, le quantità E e C sono facilmente ottenibili. I costi di smaltimento (S) già complicano di più lo scenario. Oltre alle scorie radioattive, per le quali esistono già enormi difficoltà nello smaltimento sicuro che, comunque sia fatto, costa parecchio, esiste la questione di come disfarsi della centrale stessa una volta che questa sia troppo vecchia. La questione non è secondaria: l'interno di queste centrali diventa un enorme rifiuto radioattivo da smaltire.

E veniamo infine al termine pD (che, per una volta, non indica un partito politico). Nei dibattiti i sostenitori pro-nucleare come Chicco Testa (ad es. QUI) ed altri rimarcano come la probabilità di incidenti gravi sia estremamente più contenuta nelle centrali cosiddette "di quarta generazione", per una serie di ragioni tecniche. Pur prendendo per buona questa affermazione, ciò riduce il valore di p, ma non intacca il potenziale di danno D. Dato che la probabilità di un incidente non può mai arrivare a zero, perché esiste sempre l'imponderabile (un meteorite che cade proprio sulla centrale, un pazzo che progetta un attentato, l'errore umano, uno tsunami che non ti aspetti...), esisterà sempre la possibilità, per quanto minuscola, che si verifichi un danno pari a D.

A questo punto rimane aperto il problema di come misurare D. E qui, secondo me, casca l'asino. Perché un disastro nucleare stile Chernobyl, o anche qualcosa di meno eclatante, comporta non solo un danno enorme oggi, misurato dal valore (e qual è questo valore?) delle vite umane spazzate via, delle infrastrutture distrutte, dei costi di smaltimento di tutti i detriti radioattivi e non. Il danno prodotto da un grande incidente nucleare si ripercuote su altri paesi (ricordate la nube di Chernobyl che andava a spasso per l'Europa?), e sulle generazioni future nei termini di malattie genetiche, e di territorio non più abitabile né coltivabile.

Quindi, posto pure che danno e relativa probabilità siano stimabili a priori, ciò che vorrei veder prodotto da un qualsiasi proponente pro-nucleare, è una valutazione esplicita delle quantità in gioco, ed una comparazione con le alternative disponibili. Senza questa valutazione ed un serio dibattito, trasparente e pubblico, non credo sia serio cianciare di nucleare in TV. Non ha senso stare a sentire gli Umberto Veronesi, i Chicco Testa, e gli esponenti del governo dare aria alla bocca su temi così rilevanti senza portare stime che siano verificabili e falsificabili. Fino a quando tali informazioni non saranno messe a disposizione della popolazione, è fondamentale mantenere una rigorsa posizione di opposizione ad ogni investimento nel nucleare nel nostro paese, che già in tutti gli altri ambiti di decision-making statale si è dimostrato tragicamente inetto.

In altre parole, dato il potenziale di danno di una centrale atomica, l'onere della prova che tale investimento conviene all'Italia deve essere a carico dei proponenti. Questa posizione non mi sembra dettata da ideologia né dalla suggestione degli eventi giapponesi, ma dall'osservazione delle esperienze dei paesi dove l'incidente c'è stato. Tra questi, giova ricordare, anche l'Italia dove le centrali nucleari chiuse negli anni '80 sono ancora là che aspettano d'essere messe in sicurezza, alcune a rischio di esondazione, altre rimaste con scorie radioattive quasi a cielo aperto. Un altro infelice lascito alle nostre future generazioni, assieme al bel regalo del debito pubblico al 120% del pil?

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