domenica 2 gennaio 2011

Le nuove regole di Basilea III svantaggiano i piccoli providers di servizi di pagamento



Segnalo un interessante articolo del Financial Times, sul tema della riforma della regolamentazione bancaria cosiddetta "Basilea III".

L'argomento è il seguente. Le nuove regole di Basilea III richiedono a banche ed intermediari finanziari di detenere attivi liquidi, quindi facilmente vendibili, a fronte di qualsiasi operazione di trasferimento di liquidità. Ciò implica che tutti i servizi di pagamento, dal bonifico bancario ai servizi di carte di credito, carte di debito o prepagate, moneta elettronica e quant'altro coinvolga un passaggio di fondi da un cliente della banca ad un altro soggetto non cliente, vedranno crescere i costi interni operativi.

Conseguentemente, o le banche alzeranno i prezzi di tali servizi alla clientela, oppure dovranno affidarsi in outsourcing a fornitori di servizi di pagamento più competitivi. La terza opzione è l'abbandono del business e l'impiego di liquidità in altri comparti.

La tesi centrale del Financial Times è che i grandi gruppi bancari, come JP Morgan e Citigroup, si troveranno avvantaggiati dal fatto che possono gestire larghi volumi di transazioni tra propri clienti, oltre a poter più agevolmente investire in tecnologie che riducano i costi di transazione. Accogliendo questa tesi, in pratica, gli accordi di Basilea III porteranno ad una maggiore concentrazione dei sistemi dei pagamenti nelle mani di pochi grandi colossi finanziari.

Questo processo di concentrazione andrebbe a mio parere avversato per più ragioni.

1) La prima ragione è che i peggiori guai di questa crisi finanziaria vengono proprio dai colossi finanziari, quei gruppi bancari "too big to fail" per i cui fallimenti, Stati quali l'Irlanda hanno prosciugato le proprie finanze pubbliche indebitandosi fino al collo per gli anni a venire. Una regolamentazione che favorisca ulteriori concentrazioni non mi pare una buona mossa, assolutamente no.

2) Peraltro l'Unione Europea aveva riconosciuto in passato (si vedano le direttive 2000/46/CE e 2000/12/CE) l'opportunità di aprire a competitors non bancari il mercato dei pagamenti elettronici. Con Basilea III, non è chiaro cosa accadrà a queste aziende non soggette ad obblighi di riserva. È evidente che i già risicati margini di profitto saranno annullati qualora si richiedesse ad aziende non bancarie di detenere titoli liquidabili a fronte dei fondi precaricati in strumenti elettronici di pagamento. Già con la precedente normativa le banche, grandi e piccole, sono avvantaggiate rispetto ai providers non bancari: hanno la rete di sportelli sul territorio, ed infrastrutture telematiche i cui costi fissi si diluiscono su un più ampio ventaglio di servizi offerti.
Richiedere alle sole banche di detenere attivi liquidi per le operazioni di pagamento sarebbe però una ingiustificabile distorsione del mercato. Insomma, questo è un nodo non facile da scogliere senza ledere la libera competizione (già molto limitata) nel settore dei pagamenti elettronici.

3) Il recente caso che ha coinvolto Wikileaks ed Assange dovrebbe metterci in guardia sulla concentrazione dei sistemi di pagamento internazionali in poche mani. Se n'è discusso molto in rete, ad esempio QUI su noisefromAmerika. Nel caso di Wikileaks, il governo degli Stati Uniti ha "gentilmente" richiesto a Visa, Mastercard e Paypal, ovvero alle piattaforme su cui transita la quasi totalità dei pagamenti elettronici al dettaglio nel mondo occidentale, di non permettere alcun pagamento a beneficio di Wikileaks. Così, in modo del tutto illiberale e senza neppure uno straccio di accusa formale a carico di Wikileaks nelle opportune sedi giudiziarie, milioni di cittadini si sono visti impediti a donare i propri soldi tramite mezzi elettronici. Facile immaginare che lo stesso giochetto potrà ripetersi in futuro ai danni di organizzazioni politiche, di paesi sgraditi agli americani, di singoli cittadini portabandiera di interessi contrastanti con quelli statunitensi.

In conclusione, regole che incentivino una maggiore concentrazione dei servizi di pagamento nelle mani di pochi, enormi gruppi bancari non riducono necessariamente la volatilità del sistema finanziario mondiale. Al contrario, comprimono la competizione di mercato, riducono l'innovazione tecnologica e di prodotto, e alimentano una condizione per la quale leviatani bancari agiscono troppo disinvoltamente, certi dell'implicita promessa di aiuto in caso di bisogno da parte dei governi. Ovviamente, pagati coi soldi dei contribuenti.

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