mercoledì 1 dicembre 2010

Sulle turbine eoliche e la sana amministrazione locale




Le turbine eoliche c'è chi le ama e chi le odia
. I sostenitori difendono l'energia prodotta dal vento apprezzandone la natura pulita e rinnovabile, i costi di installazione relativamente contenuti, la tecnologia matura, ed il fatto che in alcuni siti dove il vento spira quasi 24 ore al giorno la produzione è abbastanza costante da renderla non marginale rispetto alle produzioni da fonti combustibili.
I detrattori d'altra parte, pensano che siano brutte e che deturpino il panorama. Pensano anche che siano poco utili perché non permettono di produrre energia in modo costante od in proporzione al fabbisogno. Infine, in Italia, gli incentivi erogati tramite certificati verdi sono davvero molto elevati se confrontati con qualunque paese occidentale.

Recentemente la trasmissione Report su Rai Tre si è occupata di eolico. Il titolo già sottolinea l'intento polemico: "Girano le Pale". A parte l'importante denuncia del fatto che l'energia che compriamo dall'estero viene stranamente incentivata per un costo annuo di circa 500 milioni di euro, sulla base di certificazioni di "rinnovabilità" delle fonti mai verificate, il servizio di Report nell'insieme mischia un po' di tutto, dalle ipotetiche infiltrazioni mafiose alle connivenze dei burocrati locali, dalla iperburocrazia necessaria per istallare gli impianti alle resistenze dei residenti. Se ne esce un po' frastornati e senza averci capito granché.

Per fare da contraltare, segnalo quest'altro servizio della BBC su di un paesino nostrano: Tocco Da Casauria. Dura meno di 3 minuti ed è in inglese, ma vale la pena vederlo. Secondo il servizio, Tocco conta quasi 3.000 residenti. Grazie alle pale eoliche istallate ed al buon profilo anemometrico (vento costante e per tutta la giornata), i Toccolani si pagano i servizi pubblici: pulizia delle strade, illuminazione pubblica, mense scolastiche. BBC riporta che una famiglia media di Tocco paga oggi circa $130 all'anno a fronte di tutti questi servizi. Una signora intervistata si dice entusiasta delle pale, e afferma che sono belle e che tutti ne traggono beneficio.

Ora, è chiaro che l'esperienza di Tocco è resa possibile dal fatto che gli incentivi all'eolico sono molto elevati. Si tratta quindi di un sussidio pagato da tutti i consumatori di energia elettrica in bolletta. Ma ragioniamoci su: oggi un investitore privato nell'eolico si trova, nella giungla burocratica tipica del nostro paese, a dover ottenere 14-15 permessi da enti diversi (numero realistico, basti leggere i reports dell'ANEV). Alcuni permessi sono molto arbitrari, come le valutazioni di impatto ambientale dove si può dire tutto ed il contrario di tutto. Insomma, finisce che o l'investitore lascia perdere e va ad impiegare i propri capitali altrove, oppure deve scendere a patti con i burocrati locali. Questo significa: tangenti. E una volta aggirato il problema burocratico, altri soldi andranno destinati per fronteggiare le rimostranze dei residenti in prossimità o in vista di dove sorgeranno le pale eoliche, anche se magari non vi è né danno né fastidio effettivo. Facile che al sud, in questo calderone, si incuneino le mafie a catturare profitti, facendosi da garanti per l'investitore contro burocrati e residenti.

A Tocco invece tutti questi costi extra, nonché il profitto dell'investimento, finiscono nelle casse pubbliche. E la cittadinanza pare esserne ben lieta. Ma allora anche laddove l'investitore rimane privato, quei "costi extra" non sarebbe meglio finissero alla popolazione locale, riducendo così resistenze velleitarie "nimby", possibili innesti mafiosi, e corruzione?
Quel che intendo dire è che al posto di farraginose procedure burocratiche che non tutelano nessuno e servono solo a creare opportunità per alcuni burocrati corruttibili ad appropriarsi di una fetta dell'affare, sarebbe forse meglio alleggerire le procedure, e demandare agli enti territoriali le decisioni in merito e la contrattazione con il privato. In tal modo, i comuni farebbero a gara per attirare gli investitori, ma sarebbero anche in competizione tra loro nella richiesta di costi aggiunti da elargire alle casse municipali.

Insomma, va bene ridurre un po' gli incentivi esistenti, che sono troppo appetibili. Ma bisogna anche ridurre le barriere regolamentative superflue, se davvero desideriamo incentivare una trasformazione delle produzioni di energia dal fossile al rinnovabile. Questo è possibile se l'interlocutore è uno, non cento com'è allo stato attuale dove un privato deve interagire con: ENAV, ENAC, comune, provincia, regione, gestore della rete, privati proprietari dei terreni, e quant'altri. Idem per i costi, che devono essere trasparenti e lasciati all'autonomia locale: se i residenti non vogliono alcuna pala, è loro facoltà eleggere un sindaco che agisca di conseguenza. Ma se la vogliono, come i Toccolani i residenti devono poter disporre della possibilità di farlo.

1 commento:

Paniko ha detto...

Francamente non ho ancora capito se la crescita dell'eolico in Italia sia ostacolata dall'alto costo delle apparecchiature o se dalle lobby di energia non-alternativa