giovedì 16 dicembre 2010

A domanda, risposta: perché in Italia il gettito fiscale sale, mentre il PIL scende?



Domanda interessante posta da Mario Seminerio in questo articolo. Dice Seminerio: "Il fatto che la pressione fiscale cresca, in un anno in cui il paese ha visto una contrazione di 5 punti percentuali di Pil, è un’anomalia assoluta. Ricordiamo che, in un sistema fiscale progressivo, al contrarsi del Pil ci si attende che la pressione fiscale si riduca più che proporzionalmente: si tratta di uno degli stabilizzatori automatici. Se ciò non è accaduto, le spiegazioni possono essere molteplici: un aumento degli incassi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale; un aumento di entrate una tantum; l’anticipazione (a cavallo di anno) di alcuni introiti fiscali, che vengono ovviamente “restituiti” l’anno successivo; la maggiore compliance fiscale dovuta al timore di essere individuati come evasori." (il grassetto è mio).

Provo ad aggiungere qualche ulteriore spiegazione al fenomeno. Il post è un po' tecnico (sorry about that!).

1) la progressività dell'imposta in Italia riguarda l'IRPEF, e basta. I redditi di lavoro sono soggetti a tale scala di aliquote progressive. Al contrario, i redditi di capitale (da azioni o obbligazioni) sono soggetti ad imposta sostitutiva ad aliquota fissa, oppure parzialmente sottratti all'IRPEF per circa il 50% qualora provengano da partecipazioni qualificate. Ma in Italia la maggior parte del prelievo fiscale sulle società avviene attravero IRES ed IRAP, che sono flat-rate e quindi non hanno alcuna progressività, piuttosto che in capo ai soci ed ai finanziatori.

2) Il lavoro dipendente in Italia è rigido: o lo si ha, e quindi si lavora le ore concordate secondo i contratti, oppure non lo si ha, ed il reddito di lavoro si azzera. Più raro poter ridurre il numero di ore lavorate in modo da finire in uno scaglione IRPEF inferiore. In altre parole, la progressività IRPEF influisce poco sul gettito ottenuto dal lavoro nel breve periodo, dato che la condizione lavorativa è quasi booleana (lavoro sì, lavoro no, piuttosto che quante ore di lavoro). Eccezione a questa regola generale sono i cosiddetti precari che sommano più contratti nell'anno, i quali probabilmente comunque non arrivano al secondo o terzo scaglione IRPEF, ed i lavoratori in nero per i quali variazioni nelle ore lavorate non implicano alcuna variazione nel gettito prodotto.

3) Il gettito IVA e delle accise si riduce in proporzione alla riduzione dei consumi. Il gettito delle imposte di registro si riduce con il ridursi del volume degli affari.

Dunque, per i punti 1-3 ci si può attendere una riduzione del gettito fiscale più o meno proporzionale alla riduzione del PIL. Come mai invece il gettito è aumentato in rapporto al PIL?
Bisogna considerare che:

4) le imposte patrimoniali (ICI) non scendono col PIL, a meno di modificazioni nei valori catastali, che non ci sono state. Inoltre, i contratti relativi al fitto o all'acquisto di immobili sono pluriennali e quindi le rate o canoni non variano senza una rinegoziazione. Sappiamo tutti quanto il "mattone" sia importante nel nostro paese.

5) gli studi di settore sono stati corretti per la crisi solo a partire dal 2009, e solo per determinati clusters. Inoltre, diversi professionisti dichiarano il minimo consentito dagli studi di settore, evadendo il resto. Possono pertanto ridurre il volume di affari dichiarato+in nero senza ridurre il gettito fiscale prodotto. Ricordiamo che nella misura del PIL è inclusa una stima dell'economia sommersa.

Quindi è ben possibile che in Italia il PIL scenda, mentre la pressione fiscale cresce, nonostante la progressività dell'imposta (solo parziale come abbiamo visto) dovrebbe causare esattamente il fenomeno inverso.

mercoledì 1 dicembre 2010

Sulle turbine eoliche e la sana amministrazione locale




Le turbine eoliche c'è chi le ama e chi le odia
. I sostenitori difendono l'energia prodotta dal vento apprezzandone la natura pulita e rinnovabile, i costi di installazione relativamente contenuti, la tecnologia matura, ed il fatto che in alcuni siti dove il vento spira quasi 24 ore al giorno la produzione è abbastanza costante da renderla non marginale rispetto alle produzioni da fonti combustibili.
I detrattori d'altra parte, pensano che siano brutte e che deturpino il panorama. Pensano anche che siano poco utili perché non permettono di produrre energia in modo costante od in proporzione al fabbisogno. Infine, in Italia, gli incentivi erogati tramite certificati verdi sono davvero molto elevati se confrontati con qualunque paese occidentale.

Recentemente la trasmissione Report su Rai Tre si è occupata di eolico. Il titolo già sottolinea l'intento polemico: "Girano le Pale". A parte l'importante denuncia del fatto che l'energia che compriamo dall'estero viene stranamente incentivata per un costo annuo di circa 500 milioni di euro, sulla base di certificazioni di "rinnovabilità" delle fonti mai verificate, il servizio di Report nell'insieme mischia un po' di tutto, dalle ipotetiche infiltrazioni mafiose alle connivenze dei burocrati locali, dalla iperburocrazia necessaria per istallare gli impianti alle resistenze dei residenti. Se ne esce un po' frastornati e senza averci capito granché.

Per fare da contraltare, segnalo quest'altro servizio della BBC su di un paesino nostrano: Tocco Da Casauria. Dura meno di 3 minuti ed è in inglese, ma vale la pena vederlo. Secondo il servizio, Tocco conta quasi 3.000 residenti. Grazie alle pale eoliche istallate ed al buon profilo anemometrico (vento costante e per tutta la giornata), i Toccolani si pagano i servizi pubblici: pulizia delle strade, illuminazione pubblica, mense scolastiche. BBC riporta che una famiglia media di Tocco paga oggi circa $130 all'anno a fronte di tutti questi servizi. Una signora intervistata si dice entusiasta delle pale, e afferma che sono belle e che tutti ne traggono beneficio.

Ora, è chiaro che l'esperienza di Tocco è resa possibile dal fatto che gli incentivi all'eolico sono molto elevati. Si tratta quindi di un sussidio pagato da tutti i consumatori di energia elettrica in bolletta. Ma ragioniamoci su: oggi un investitore privato nell'eolico si trova, nella giungla burocratica tipica del nostro paese, a dover ottenere 14-15 permessi da enti diversi (numero realistico, basti leggere i reports dell'ANEV). Alcuni permessi sono molto arbitrari, come le valutazioni di impatto ambientale dove si può dire tutto ed il contrario di tutto. Insomma, finisce che o l'investitore lascia perdere e va ad impiegare i propri capitali altrove, oppure deve scendere a patti con i burocrati locali. Questo significa: tangenti. E una volta aggirato il problema burocratico, altri soldi andranno destinati per fronteggiare le rimostranze dei residenti in prossimità o in vista di dove sorgeranno le pale eoliche, anche se magari non vi è né danno né fastidio effettivo. Facile che al sud, in questo calderone, si incuneino le mafie a catturare profitti, facendosi da garanti per l'investitore contro burocrati e residenti.

A Tocco invece tutti questi costi extra, nonché il profitto dell'investimento, finiscono nelle casse pubbliche. E la cittadinanza pare esserne ben lieta. Ma allora anche laddove l'investitore rimane privato, quei "costi extra" non sarebbe meglio finissero alla popolazione locale, riducendo così resistenze velleitarie "nimby", possibili innesti mafiosi, e corruzione?
Quel che intendo dire è che al posto di farraginose procedure burocratiche che non tutelano nessuno e servono solo a creare opportunità per alcuni burocrati corruttibili ad appropriarsi di una fetta dell'affare, sarebbe forse meglio alleggerire le procedure, e demandare agli enti territoriali le decisioni in merito e la contrattazione con il privato. In tal modo, i comuni farebbero a gara per attirare gli investitori, ma sarebbero anche in competizione tra loro nella richiesta di costi aggiunti da elargire alle casse municipali.

Insomma, va bene ridurre un po' gli incentivi esistenti, che sono troppo appetibili. Ma bisogna anche ridurre le barriere regolamentative superflue, se davvero desideriamo incentivare una trasformazione delle produzioni di energia dal fossile al rinnovabile. Questo è possibile se l'interlocutore è uno, non cento com'è allo stato attuale dove un privato deve interagire con: ENAV, ENAC, comune, provincia, regione, gestore della rete, privati proprietari dei terreni, e quant'altri. Idem per i costi, che devono essere trasparenti e lasciati all'autonomia locale: se i residenti non vogliono alcuna pala, è loro facoltà eleggere un sindaco che agisca di conseguenza. Ma se la vogliono, come i Toccolani i residenti devono poter disporre della possibilità di farlo.

Federalismo: ineleggibilità e riduzione dei rimborsi per i governatori che vanno "in rosso"



È fresca la notizia secondo cui la bozza di Decreto attuativo del Federalismo approvata in Consiglio dei Ministri conterrebbe norme punitive verso i governatori di regione, presidenti di provincia e sindaci, qualora l'ente governato vada in rosso. La norma, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, prevede l'ineleggibilità per i successivi 10 anni ed una sanzione accessoria che decurta del 30% i rimborsi elettorali della lista di appartenenza.

Ovviamente è prematuro ogni giudizio, dato che il diavolo si nasconde nei dettagli e bisogna analizzare il testo definitivo. Soprattutto, si dovrà capire come funzionino le sanzioni, ad es. se l'ineleggibilità varrà solo per la medesima carica o anche per altre, e come verrà applicata la riduzione dei rimborsi qualora la composizione delle liste elettorali muti nel tempo. Ma in generale l'idea di assegnare una responsabilità personale ai governatori per i dissesti causati è da accogliere con totale favore. Tale responsabilità, assieme alla ulteriore sanzione del voto dell'elettorato scontento, potrebbe in futuro effettivamente limitare gli ampi abusi e gli scempi cui assistiamo ogni giorno nel nostro paese, nella gestione di quei capitoli di spesa che sono localmente determinati: sanità, smaltimento dei rifiuti, viabilità, ecc.

Ovviamente la "casta" è insorta. Come tollerare una responsabilità politica vera, e per giunta un taglio ai rimborsi elettorali tanto faticosamente sudati? (si noti l'ironia, please). Sempre il Corriere riporta le parole di un tale Zoggia del PD: "è una buffonata, contiene ampi margini di incostituzionalità, pensata per essere bocciata e soprattutto per colpire i comuni del sud".
Anche Chiamparino non si è smentito, con motivazioni davvero ottuse: "deve essere una regola valida per tutti. Assistiamo invece ad atti dello Stato centrale che giudicano e penalizzano le realta' locali, autoassolvendo nel contempo le inadempienze dei ministeri che potranno continuare indisturbati a sperperare risorse pubbliche". Ah ecco, quindi o rubano tutti o nessuno, e visto che così fan tutte, meglio lasciar che i governi locali facciano man bassa delle nostre tasse? Ma lo sa Chiamparino che i peggiori sprechi li abbiamo nella sanità, e che le peggiori emergenze (es. immondizia e Pompei in Campania, per citare fatti recenti) sono proprio nate all'interno di gestioni locali (di destra e di sinistra, il disastro politico è super partes). Idem per altri politicanti, ad es. Errani. Si vede che è questa la linea di attacco concordata nel PD? A proposito di buffonate...

Sarà che gli ominidi del PD hanno subito portato il pensiero a quel tale Bassolino, sotto il cui governo la Campania si è disastrata peggio che mai? O ancora al loro esponente ex governatore dell'Abruzzo, Ottaviano Del Turco, quello delle maxitangenti sulla sanità?

Per una volta che questo disastroso governo se ne esce con una buona proposta, questa andrebbe supportata e migliorata, non osteggiata. La limitazione degli sprechi locali è una priorità per l'Italia, non più rimandabile.