giovedì 25 novembre 2010

Rivelato il nuovo piano del governo irlandese. Un commento: politica iniqua



Comincia a rivelarsi il piano di salvataggio del governo irlandese. Secondo Financial Times i punti fondamentali del piano, da attuarsi in 4 anni, sarebbero i seguenti:

- tagli alla spesa pubblica per 10 miliardi di Euro, compiuti attraverso un programma di licenziamenti e riduzioni degli stipendi almeno del 12%, e di riduzioni della spesa sociale.

- aumento del prelievo fiscale per 5 miliardi, prevalentemente attraverso un rincaro delle imposte sui redditi dal quale ci si aspetta circa 1,9 miliardi in più, dell'IVA la cui aliquota passa dal 21% al 23%, e delle imposte sulle proprietà immobiliari. L'imposta sui redditi delle società rimane al 12,5%.

La mia opinione su questo piano può essere sintetizzata con le parole di Silvano Fait, che su Chicago Blog commentava le cifre richieste dal salvataggio del gigante bancario AIB: "Quanto è credibile un governo che di giorno si dichiara liberale, chiede sacrifici, morigeratezza e responsabilità individuale mentre la notte si ubriaca e si prostituisce andando a letto con i banchieri ?" È poco credibile.

Il piano di "salvataggio" dei conti pubblici va letto assieme alle altre scelte di policy compiute negli ultimi anni. Dunque in sintesi:

- dal 2001 il governo irlandese lascia che i bassi tassi d'interesse praticati sui mercati internazionali producano una bolla speculativa nel settore immobiliare. Nel 2008 la bolla scoppia, e con essa si appalesano perdite a carico degli intermediari finanziari che al momento detenevano assets gonfiati.

- sostenendo che un fallimento delle banche, particolarmente di quelle grandi, porterebbe guai per tutti impattando negativamente sul prodotto nazionale, il governo promette di farsi carico delle perdite. In pratica, gli investitori che hanno sbagliato i propri conti brindano ora tutti contenti, dato che le loro perdite patrimoniali vengono messe a carico dello Stato.

- Il governo si accorge nel 2010 che le perdite in questione sono proprio enormi, e forse sono perfino cresciute da quando ha promesso di far salvi tutti. La sola AIB costerà almeno 32 miliardi (si dice fino a 50, ma i numeri sono stime non definitive) ed ha già portato il deficit/PIL irlandese a quota -32%.

- Il governo, per pagare tutti 'sti soldi, chiede prestiti al mondo. Gli investitori internazionali, che proprio bene non se la passano visti i chiari di luna degli ultimi tre anni, si preoccupano assai e chiedono interessi molto più alti del solito per sobbarcarsi il rischio che l'Irlanda non ce la faccia, in futuro, a ripagarli. La possibilità di una bancarotta nazionale si avvicina, e l'Irlanda chiede l'aiuto dell'UE per far fronte alle spese.

- infine, e siamo tornati ad oggi, il governo annuncia il piano per ridurre il deficit e rendere credibile la sua capacità di servire il debito contratto. Lascia l'imposta societaria al livello più basso osservato in UE in modo da incentivare gli investimenti esteri, e tira giù mazzate pesanti sulla popolazione attraverso maggiori imposte sul lavoro, sui consumi, e sui patrimoni immobiliari, tagliando contemporaneamente la spesa sociale.

Sotto il profilo dell'equità, tutto ciò è aberrante. Ripercorrendo questa sintetica cronostoria al contrario, appare evidente che il governo irlandese altro non ha fatto, che salvare gli investitori meno capaci (quelli che avrebbero maturato perdite) a spese di tutta la popolazione.
Esisteva un altro modo? Più di uno secondo me, ad esempio: i debiti delle grandi banche si sarebbero potuti convertire in azioni o ridurre di una % come avviene nelle procedure concorsuali dei fallimenti societari, al contempo garantendo i soli saldi liquidi (conti correnti e simili) in modo da evitare corse allo sportello. In questo modo le perdite se le sarebbero sobbarcate gli investitori, non la generalità dei contribuenti che dalla bolla speculativa magari non ci hanno cavato un euro. Peraltro i compratori di immobili già scontano una perdita, dovuta al fatto che hanno acquistato quando la bolla era in piedi ed oggi si ritrovano con valori patrimoniali anche del 60% inferiori.

Così com'è, la politica adottata dal governo irlandese nel complesso è profondamente iniqua, genera azzardo morale per i banchieri ed i loro creditori che nel futuro conteranno su di un salvataggio totale da parte dello Stato, ed aggrava la situazione sul piano europeo aumentando la possibilità di un contagio ad altri paesi che, sino ad ora, avevano retto i colpi della crisi finanziaria globale.

2 commenti:

Paniko ha detto...

Ciao, volevo chiederti se ti va di fare uno scambio di link. Ho trovato il tuo blog molto utile diverse volte e per questo volevo farti i miei complimenti. Saluti

Johnny Cloaca ha detto...

Prima si smetterà di fumare l'oppio socialista, meglio si riuscirà a ripianare ai deficit abnormi.