giovedì 4 novembre 2010

Il mago Ben (Bernanke) e la magia del Quantitative Easing




Quantitative Easing, ovvero quando una banca centrale compra titoli con denaro liquido, aumentando la disponibilità di moneta nel sistema economico.

È quello che sta facendo Ben Bernanke, a capo della FED americana che ha appena annunciato acquisti per 600 miliardi di dollari di titoli di stato a lunga scadenza. La magia che consentirebbe di aumentare il prodotto interno ed i posti di lavoro semplicemente stampando carta moneta e buttandola dalla finestra agli ignari passanti è una roba misteriosa. Il magico Ben probabilmente pensa di ottenere uno o più dei seguenti effetti:

1) deprezzare il dollaro rispetto ad altre valute straniere, così rendendo un po' più competitive le esportazioni americane. Certo, alla Cina non gliene frega niente dato che mantengono il cambio artificialmente in parità, ma a noi Europei dove la BCE annuncia di lasciare il tasso di sconto invariato all'1% qualcosa dovrebbe importare. Visto anche quanto è già svalutato il dollaro rispetto all'euro, è un chiaro messaggio: "comprate americano... vi supplichiamo!".

2) qui si gioca anche al vecchio gioco di svalutare i debiti in valuta nazionale per pagare interessi reali inferiori. Vecchio trucco, che scarica parte degli oneri USA sui paesi che detengono valuta e titoli denominati in dollari. Mossa furba in altri tempi. Oggi che il dollaro rischia seriamente di perdere il ruolo di valuta standard internazionale, non so quanto lungimirante sia questa strategia. Inoltre pure i creditori USA soffriranno una caduta del valore reale dei propri assets.

3) Il mago Ben è anche celebre per le sue ricerche in campo monetario. In particolare è uno dei principali teorici del "balance sheet channel". In estrema sintesi l'intuizione è la seguente: se la banca centrale a sorpresa aumenta lo stock di moneta circolante, ciò genera aspettative inflattive, cioè la gente prevede che i prezzi saliranno. Tali previsioni effettivamente portano ad alzare i prezzi all'improvviso, mentre interessi e debiti rimangono fermi al valore nominale. Ciò comporta che le imprese, e quindi le famiglie che detengono partecipazioni azionarie, vedono incrementarsi il proprio valore di patrimonio netto: le imprese valgono di più, e le famiglie si ritrovano più ricche e quindi spendono di più.

4) Infine c'è la teoria di Krugman e soci, secondo i quali alimentare l'inflazione significa ottenere tassi di interesse reali negativi. La qual cosa, secondo loro, permetterebbe di stimolare la domanda di credito e gli investimenti, che non sembrano aver voglia di svernare neppure ora che i tassi reali sono già sotto zero.

Perché tutto questo serva davvero a ridare slancio all'economia USA, ci vorrebbe proprio una magia, anzi un miracolo. Intanto le banche hanno ancora oggi enormi riserve in eccesso, ed aumentarle immettendo moneta liquida non aiuta nessuno, anzi incrementerà probabilmente la volatilità del sistema quando l'economia riprenderà a crescere, come intelligentemente osservato da Martin Feldstein sul FT.

Poi c'è il contesto internazionale. Un dollaro più debole significa meno importazioni verso gli USA, cosa che potrebbe danneggiare paesi già provati dalla crisi e dalla riduzione dei flussi commerciali mondiali. Non significa, necessariamente, più esportazioni dagli USA, visto che la domanda mondiale stenta a riprendere il volo e data anche la tipologia di prodotti che le aziende USA esportano, ad elevato valore aggiunto.

Insomma: che questa secchiata di dollari possa aiutare a ridurre i preoccupanti tassi di disoccupazione americani è quantomeno dubbio. Mentre il rischio che possa contribuire nel prossimo futuro a far nascere altre bolle speculative e a destabilizzare ulteriormente le economie di altri paesi è molto concreto.

Al mago Ben, stavolta, l'incantesimo potrebbe non riuscire come sperato.

1 commento:

Johnny Cloaca ha detto...

La baracca reggerà finchè le banche "TBTF" faranno il gioco della FED, Bernanke deve solo pregare che quest'ultime non scarichino a loro volta i treasuries.