lunedì 4 ottobre 2010

Ancora sulla verde Irlanda




Vedo all'orizzonte un po' di confusione sulla situazione irlandese, quindi provo a fare chiarezza per me e chi vuol leggere quanto segue.

L'Irlanda è un paese particolare. Una delle peculiarità risiede nell'enorme apertura al commercio estero, superiore a qualsiasi altro paese OECD. Il crollo dei flussi commerciali dovuto alla recente crisi internazionale ha imposto un peso rilevante sull'economia irlandese, che sconta nel 2009 un tasso medio di disoccupazione dell'11.9%. Inoltre il rallentamento dell'economia ha portato a minori entrate tributarie, passate da 47.9 milirdi di euro nel 2007 a 33.9 miliardi nel 2009.

Ora, per fronteggiare la crisi il governo ha fatto le seguenti cose (qui alcuni numeri ufficiali):

1) ha incrementato la spesa pubblica. Come in tutti i paesi sviluppati l'Irlanda dispone di ammortizzatori sociali automatici, quindi l'aumentata disoccupazione preme sulle casse dello stato.

2) ha anche ridotto altre voci di spesa e alzato le tasse, nel tentativo di ridurre il deficit. Sono stati fatti tagli agli stipendi dei dipendneti pubblici finanche del 20%.

3) ha deciso di salvare le banche in sofferenza, arrivando a nazionalizzare la Anglo Irish Bank (AIB nel seguito) oramai fallita.

Il destino dell'economia irlandese interessa tutti, perché è un laboratorio. Ma purtroppo la politica adottata è ormai un ibrido strano, perché mescola da un lato una scelta di austerity, e dall'altro una forma di stimulus mirata al solo settore bancario.

Il mio personale giudizio è che la scelta di austerity era sulla via giusta, a dispetto dei proclami di gente come Paul Krugman che sostiene che in Spagna son più bravi, ed il presidente Obama, che avverte l'Europa di andarci piano con l'austerity che se no, secondo lui, son guai. Come scrissi qui appena tre mesi or sono, segnali di ripresa nel prodotto interno, prima e meglio della maggior parte dei paesi europei, facevano ben sperare. L'Irlanda parte avvantaggiata grazie ad una economia flessibile, una regolamentazione ben fatta, ed una buona dotazione di capitale umano. I presupposti c'erano tutti per un buon esito ed una ripresa se non rapida, almeno sostenuta. Ed il governatore della banca centrale irlandese conferma: “we don’t have the flexibility to do a spending stimulus now. There’s no one who is even arguing for it”. Quindi: niente stimoli.

Tuttavia la scelta di nazionalizzare Anglo Irish Bank e di garantire tutti i depositi integralmente è una scelta disastrosa. È vero che la spesa per salvare AIB è una una tantum che può essere ripagata gradualmente nel tempo, ma è sempre una mazzata sui conti pubblici, i cui benefici sono perlomeno dubbi, se non proprio inesistenti.

Chiudo con un dubbio: il governo irlandese avrebbe potuto, volendolo, rinunciare al salvataggio delle banche in sofferenza? Dal punto di vista economico probabilmente avrebbe dovuto. Ma era possibile, date le strette connessioni del sistema finanziario irlandese con quello anglo-americano, e visto che USA e UK non hanno lesinato aiuti di stato e nazionalizzazioni? Non conosco la risposta, certo è che la scelta di fare il bail-out costerà probabilmente molto più sangue e lacrime al popolo irlandese, che non la prosecuzione della già avviata politica di correzione dei conti pubblici. Peccato, un'occasione mancata per un soffio.

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