sabato 21 agosto 2010

Un'analisi semiseria dell'elettorato italiano



C'è baruffa nell'aria di Montecitorio, e molti parlano di elezioni anticipate.

Nella calura di agosto il cervello fa strani scherzi. Il mio ha partorito questa classificazione semiseria degli elettori italiani.

Eccoli qui:

1) la Fede Incrollabile: questi italiani hanno sposato una fazione. Come soldati di un dio minore, pronti alle crociate ed al martirio a maggior gloria del loro Signore, essi si scagliano con furia contro ogni minaccia. I fatti sono armi nelle loro mani, se favorevoli alla Causa; i fatti che negano il Verbo del loro Signore, al contrario, sono "insulti all'intelligenza", diffamanti calunnie messe in campo dai servi dei nemici. Chi è con loro sarà nella Grazia, chi è contro è un infame e poco di buono. L'esempio tipico sono i "Berluscones", asserviti al Dio Silvio che non mancano di sostenerne l'immagine di uomo buono, abile e dedito all'altruismo. Ma anche i dipietrini, una parte dell'elettorato cattolico, i comunisti vecchia scuola. Poco interessanti e banali, andiamo avanti.

2) l'Epoca d'Oro: secondo costoro, vi fu un tempo in cui fiumi di miele e vergini ninfe circondavano l'uomo pio, ed ogni bene era visibile nell'Eden che era in Terra. Poi venne la decadenza, l'Oscuro Signore con le sue armate uscì da Mordor per rovinare ogni cosa bella. Oggi non rimane a costoro che ricordare e piangere i bei tempi che furono. Questo gruppo eterogeneo descrive tanti personaggi: da quelli che "quando c'era Lui si lasciavano le porte di casa aperte, ché non c'erano ladri", ai sognatori di un'Utopia di uomoni eguali realizzatasi un po' in URSS, un po' nella Cuba castrista, e soprattutto nelle loro menti; ai convinti di una Chiesa cristiana originariamente pura, e solo dalla modernità corrotta e rovinata; agli innamorati della verde Padania, terra di lavoro e di virtù. Che poi, ogni serio studio storico neghi l'esistenza in terra dell'Eden, e che gli Eroi di queste epopee, da Almirante a Berlinguer, non abbiano mai governato abbastanza da essere verificati nei fatti sulla capacità di amministrare un paese, nulla toglie alla loro beata illusione che, in fondo, i miracoli esistono, e pure Babbo Natale.

3) Gli Anticonformisti: questi soggetti sono animati unicamente dalla volontà di negazione. Come il bambino capriccioso che urla "NO!" ai genitori ad ogni pié sospinto per affermare la propria individualità (tipicamente nella "fase anale" di freudiana memoria), così questi elettori attivano i neuroni per scovare posizioni politiche diverse, non coincidendi con alcuna di quelle già sul piatto del dibattito. Ce li ritroviamo sparsi in piccoli partiti tendenti alla scissione continua: i radicali, i gruppetti anarchici, gli iper-reazionari. Il piacere, per costoro, è negare, mai proporre né aderire ad un'idea che conti più di tre persone a sostenerla. Spesso li si trova a vagare tra i Radicali, o nei movimenti autocollocati a sinistra come i "grillini" e i piccolissimi gruppi communisti-per-i-lavoratori-operai-falce-e-martello.

4) I Menefreghisti: ignavi politici, si difendono dietro lo schermo del "ma tanto è tutto un magna magna", "ma cosa vuoi che cambi?", e via enunciando. Non hanno opinioni proprie, né utilizzano quelle degli altri. Scelgono di starne fuori, "che la politica è cosa sporca". Poi magari votano pure qualcuno, perché amico, o parente, o vicino di casa, ma così, per simpatia. Non solo inutili: sono perniciosi.

5) Il Male Minore: questi personaggi sostengono la tesi che per evitare un grande male, è talvolta necessario accettarne uno più piccolo. In quest'ottica, si vota Berlusconi perché sennò vincono "i comunisti", e si vota PD perché altrimenti "vince Berlusconi". L'errore procedurale sta nel valutare il male maggiore come infinitamente grande, e chiudere gli occhi al fatto che posta così la questione, il male minore ha tutto il vantaggio a diventare sempre peggio, che tanto fino ad eguagliare l'infinito ce ne vuole! Per esempio, si vota PD anche se l'incubo burocratico-statalista con loro cresce a dismisura; e si vota PDL pur se l'incubo burocratico-statalista con loro cresce a dismisura. Perfetta simmetria è dunque raggiunta, dove i mali si equivalgono.

6) Il principio del beneficio locale: l'Italia è una terra frammentata, composta da piccoli feudi e baronìe. Ben sanno tutto questo colo che usano il voto come un ticket per l'aquisto di benefici. Il politico locale, che sponsorizza il piccolo paesino e fa affluire denari, è meritevole di sostegno agli occhi di questi elettori (che possono eventualmente avere tratti in comune con quelli descritti sotto il punto 1 - la Fede Incrollabile). Da Mastella da Ceppaloni, al recentemente scomparso Cossiga da Sassari, passando per Bassolino da Afragola, il voto al compaesano raramente si nega.

7) L'elettore da Bar: spesso avvinazzati, quattro pensionati attorno a un tavolino (per parafrasare il Poeta De André) che urlano contro il governo ladro e che se fosse per loro, bastonate a tutti! Eccoli là: idee confuse, analisi assente, quel poco di buon senso ottenebrato dai fumi dell'alcol. Se ricordano la descrizione di alcune feste dell'Unità, o dei circoletti della Lega Padana, o di soggetti ritrovatisi tra i "grillini", c'è motivo. In genere questi sono orfani che apparterrebbero alla categoria dei fedelissimi se trovassero un grande leader degno, o ai nostalgici se si lasciassero al compiangimento dei tempi andati. Invece no: combattivi e incazzati, seguono l'urlatore di turno che le spara più grosse, almeno finché questi è in strada col megafono. Poi quando sale al governo, per l'applicazione del teorema "governo ladro" anche il leader diviene oggetto di incazzatura e quindi è abbandonato. Si torna così al baretto, ad aspettare il prossimo corteo.

8) L'Analista Intellettuale: in Italia non se ne vedono molti in TV, ma qualcuno scrive sui giornali, e se ne incontrano nella vita al di fuori dei media. Armati della logica e di conoscenze in una o più branche del sapere (solitamente storia, economia, scienze politiche, sociologia), questi cercano disperatamente di incastrare il comportamento idiota e totalmente illogico dell'elettorato, così come le scelte dei politici, in modelli astratti che permettano di prevedere e spiegare, più che altro a sé stessi, perché al peggio non c'è mai fine. Posti davanti all'orrore di una classe dirigente preoccupata solo dei propri interessi di bottega, con un paese alla deriva, si aggrappano all'illusione dei numeri e dei libri. A volte sono inconsapevolmente fiancheggiatori di questo o quell'interesse particolare: per esempio i teorici dello stato sociale che chiedono più soldi (e quindi più tasse) per finanziare programmi per i più poveri, e trasferimenti alla cultura. Cose di per sé sacrosante, se non fosse che non v'è motivo di credere che tali fondi non faranno la fine di quelli esistenti, già molto ingenti: alimentare i politici ed i loro amici.
Anime candide, mi provocano un po' simpatia e un po' compassione: almeno ci provano a migliorare le cose.

Se vi va, aggiungete altre categorie nei commenti!

venerdì 13 agosto 2010

L'inarrestabile crescita di Google Android, il "Googlefonino"




Poco meno di tre anni fa, Google lanciava il suo concetto di sistema operativo per telefoni cellulari, ribattezzato Android. Un periodo breve, ma sufficiente a sfidare la posizione di mercato del blasonato iPhone di Apple, tanto che oggi la quota di mercato dei telefonini che equipaggiano Android va dall'1,8% di un anno fa, al 17,2% del 2010, come informa Il Corriere della Sera.

Un successo inaspettato? Non direi, anzi! Con Android, Google sfonda una porta redditizia, quella dei servizi a valore aggiunto per i telefonini: dalle funzionalità di ricerca di negozi e ristoranti, alle informazuioni turistiche, Google può vantare una piattaforma formidabile nel connubio dei suoi prodotti Google Earth e Google Maps con i moderni smartphones. Se aggiungiamo il traduttore online Babel fish, Picasa, Youtube... è abbastanza facile vedere il potenziale di Android, ed i limiti della soluzione iPhone. Certo, "mamma" Apple può mettere in campo le sue tecnologie proprietarie, come Quicktime e la piattaforma iTunes. Ma nelle funzionalità per l'utente finale, queste sono facilmente replicate anche da software oramai di uso comune, come DiVX, od OVI Store di Nokia.

La posizione di Android rispetto ad iPhone mi ricorda molto da vicino la situazione del settore PC alla metà degli anni '80. C'erano da un lato IBM, Apple e pochi altri, che producevano macchine costose e molto "chiuse", cioè poco modificabili. Dall'altra parte, esisteva un mondo in espansione, quello dei "PC compatibili", assemblati di schede, pezzi vari e periferiche, e con un solo sistema operativo che permetteva la compatibilità degli applicativi: MS DOS, poi con l'aggiunta di Windows. Il resto è storia: IBM cambiò segmento di mercato orientandosi alle grandi imprese, Apple perse terreno, e Microsoft è oggi il quasi-monopolista del settore dei sistemi operativi per piccoli uffici e per la casa.
Di fatto la strategia di Google è per molti versi simile a quella di Microsoft negli anni '80: un produttore puro di software e servizi, che non entra in competizione con i grandi produttori di hardware, quindi con Nokia, Sony, Motorola, ecc. Al contrario Apple sceglie una strada "chiusa", dove iPhone è solo Apple, hardware e sistema operativo sono solo Apple, e non c'è spazio per altri.

Se la storia insegna qualcosa, tra i due contendenti io punterei i miei soldi su Android. Apple fa miracoli di design e di marketing, ma dubito basterà a fronteggiare un mercato in cui fanno concorrenza i maggiori produttori di telefoni cellulari, Google, e nuovi produttori asiatici di telefoni a bassissimo costo.