venerdì 18 giugno 2010

Dell'Italia vista dall'estero, e delle ridicole alzate di scudi dei giornalisti nostrani




Che il popolo italiano abbia cattiva fama all'estero, è cosa ben nota e antica. Varie sono le proprietà negative attribuite all'italico: sporco e ignorante quando emigrava negli USA in cerca di fortuna; maleducato e caciarone quando in vacanza all'estero; imbroglione e mafioso in diverse altre circostanze.

Che questi attributi siano il frutto di pregiudizi, nati forse a causa del fatto che molti degli emigranti nelle Americhe fossero persone povere e di bassa cultura, è possibile, anzi probabile.
Ma leggere oggi l'articolo di un tale Miguel Gotor sulle pagine del Sole24Ore (QUI), in cui si traccia una linea di continuità tra i suddetti pregiudizi e i giudizi espressi da illustrissimi letterati dei cinque secoli che precedono l'attuale, mi pare un'operazione di difesa campanilistica tanto ridicola da meritare questo post di sbugiardamento.

L'autore dell'articolo in questione cita, tra gli altri, Goethe il cui giudizio su Napoli (un "paradiso popolato da diavoli") parte in realtà da un detto che Benedetto Croce ci informa essere già in voga nel '600, e riportato in diversi scritti dell'epoca. Prima di lui, Erasmo viene chiamato in causa da Gotor ad esprimere la tesi per cui l'italiano sarebbe servo e servile.
Aggiungo io altre citazioni italofobe: Lev Tolstoj mette in bocca ad un personaggio di Guerra e Pace le seguenti parole: "An Italian is self-assured because he is excitable and easily forgets himself and other people". Quindi, italiani eccitabili e scordarelli.
De Tocqueville scrisse dopo un viaggio in Italia (in Roma, Napoli ed in Sicilia), che aveva trovato "sudditi" piuttosto che cittadini. Più o meno il medesimo giudizio che Erasmo affermava oltre due secoli prima: italiani servili, pronti a piegarsi al potente di turno.

A parte i giudizi verbalmente espressi, guardiamo anche ai fatti concludenti. Gotor cita Giovanni Botero che nel 1588 avrebbe detto male delle università italiane. Non so dire sul mondo accademico dell'epoca, ma non molti decenni prima, diversi campioni dell'arte e del genio nostrano erano già "cervelli in fuga": ad esempio il grandissimo Leonardo, vittima fra l'altro di calunnia per sodomia nel 1476 (il processo finì in assoluzione per tutti gli indagati, due anni dopo), scelse di finire i suoi giorni ad Amboise in Francia, ben lontano dalla sua Firenze e pure da Milano, dove aveva soggiornato a lungo.

A questo punto, due sono le possibili conclusioni. O vale la tesi di Gotor espressa sul Sole24Ore per la quale questa sfilza di menti geniali nei rispettivi campi, siano essi dell'arte o della filosofia, sono state tutte traviate nel giudizio da pettegolezzi e pregiudizi (bum!).
Oppure, riconosciamo che dal '500 ad oggi, culturalmente l'italiano è rimasto indietro ad una condizione di servilismo e di mancata evoluzione civile. Goethe, De Tocqueville, ma anche Nietzsche e molti altri grandi personaggi della cultura europea, hanno soggiornato in Italia, scrivendo poi malissimo del popolo che la abita. Sono persone dall'intelletto non comune, che hanno toccato con mano per mesi o anni le condizioni di vita italiane. Non si tratta di quattro mentecatti obnubilati da preconcetti, seduti attorno al tavolino del bar di casa propria a sparlare di italiani, ebrei e negri (un'immagine che più si addice al basso elettorato leghista, non alla crème intellettuale d'Europa), come sembrerebbe suggerire tra le righe Gotor.

Quindi per concludere: va bene voler difendere per amor di patria l'italianità. Ma il tentativo di spacciare per buona l'idea che le critiche dall'estero verso l'Italia, la quale per davvero poco ha a che spartire con le democrazie d'Occidente, siano il frutto di razzismo sedimentato nei secoli... è una falsità e un'idiozia così enorme ed evidente, così contraddetta da secoli di storia e di storiografia, che davvero non si può non rimanere basiti davanti ad articoli di tal fatta, per giunta su di un quotidiano di primaria levatura come il Sole24Ore, che procede inesorabilmente nel suo declino sotto l'insoddisfacente direzione di un fazioso e poco brillante Gianni Riotta.

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