giovedì 4 marzo 2010

Una lezione di economia finanziaria dal mondo virtuale di EVE Online




EVE Online è un gioco di successo, ambientato in un universo in cui i viaggi spaziali sono realtà. Con oltre 300.000 giocatori attivi dichiarati che interagiscono in un unico mondo virtuale, e grazie ad uno schema di gioco aperto in cui ciascuno può scegliere liberamente se dedicarsi alla produzione di beni, al commercio, o anche alla pirateria, si è sviluppata nel tempo un'economia complessa e mutevole.

Per farvi un'idea di cosa sto parlando, leggete questo articolo in cui si descrive come una banca all'interno del gioco sia fallita, lasciando in rosso centinaia di giocatori. Il bello è che tutto ciò è avvenuto senza il coinvolgimento della CCP, la software house che gestisce EVE Online. Un gruppo di giocatori ha deciso in piena libertà di proporre ad altri giocatori un servizio bancario, questi ultimi lo hanno trovato vantaggioso ma, purtroppo per i loro soldi virtuali, la banca si è pappata tutto. Ora i giocatori, consapevoli di tali rischi, sono molto attenti nel valutare come impiegano le proprie risorse e a chi dare fiducia.

Per aiutare CCP a gestire prezzi, case d'asta e sistema di risorse e produzione, è stato assunto un economista accademico, tale Eyjolfur Gudmundsson. Da quel che vedo su Google Schoolar (QUI), Gudmundsson si è occupato parecchio del settore peschiero ittico. Oggi si trova in una posizione privilegiata ed invidiabile, perché può osservare un laboratorio incredibilmente interessante come l'universo virtuale di EVE Online. In un'intervista rilasciata alla BBC, Gudmundsson ha spiegato che i mercati di EVE Online esprimono un numero di transazioni giornaliere oscillante tra 1,2 e 1,4 milioni: un sogno per qualsiasi economista, e praticamente impossibile da riprodurre in laboratorio attraverso esperimenti controllati.

Dalla sua esperienza presso CCP, Gudmundsson trae un punto di vista sull'attuale crisi finanziaria: "We should trust people in making their own decisions. People do make the good choices when they have the right information. More transparency is definitely something we need in the real life". Non posso che essere d'accordo con lui, visto anche che è la posizione che ho espresso in un mio paper (pubblicato nel 2009, QUI).

Una maggiore trasparenza degli intermediari finanziari, e quindi una maggiore (e migliore) informazione per gli investitori, è condizione necessaria ed entro certi limiti sufficiente a rendere gli individui capaci di scegliere consapevolmente e responsabilmente a chi affidare i propri risparmi. Non vedo una ragione valida per sostenere l'ampio dibattito che si è sviluppato negli ultimi 2-3 anni attorno a varie ipotesi di rafforzamento dei vincoli posti sulle scelte degli intermediari, circa il grado di indebitamento o il tipo di impieghi.
Il rafforzamento di tali vincoli attraverso regolamenti più stringenti è stata ad esempio sostenuta da un keynesiano di vecchia scuola come Axel Leijonhufvud, il quale ha argomentato (QUI) l'opportunità di aumentare i requisiti ex lege di capitalizzazione delle banche e degli altri intermediari.

Ma a che serve, se poi la scelta di questo o quell'investimento finanziario è condizionata dal disporre di poce informazioni, basate su ratings inaffidabili e bilanci revisionati alla bell'è meglio? Non è forse auspicabile un sistema in cui esistano sia intermediari fortemente indebitati e con impieghi rischiosi in portafoglio, sia intermediari più prudenti, e che sia lasciato al mercato (ai singoli investitori) come meglio impiegare i propri risparmi? Perché precludere impieghi rischiosi ma potenzialmente più remunerativi, purché chi investe sia ben cosciente di tali maggiori rischi?

EVE Online attraverso la voce di Gudmundsson ci mostra un futuro alternativo, non solo popolato da astronavi e da minatori spaziali, ma anche un futuro in cui agli individui è lasciata una vasta libertà di scelta. Può apparire un mondo duro, dove chi è meno scaltro viene fagocitato, un universo fortemente darwiniano che da questo punto di vista può spingere a prediligere un certo grado di protezione sociale per i meno fortunati (che è poi il punto di vista di Gudmundsson, col quale nuovamente sono d'accordo). Ma c'è una lezione liberista importante: le persone, se lasciate decidere e se bene informate, possono cavarsela da sole, molto meglio di quanto alcuni statalisti convinti vorrebbero far credere.


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