venerdì 12 febbraio 2010

La Cina mantiene le promesse, e attiva contromisure anti-inflazione




Nel marzo del 2008 il primo ministro cinese dichiarava l'intenzione di adottare una politica aggressiva contro l'inflazione, all'epoca galoppante attorno al 7% (vedi questo articolo del NYT). Poi, come è noto, la crisi finanziaria è esplosa dispiegando totalmente i suoi effetti recessivi e le preoccupazioni inflattive sono state giustamente accantonate.


Come si evince dal grafico qui sopra (cliccare per ingrandire, sennò non si vede niente!), il tasso di inflazione in Cina è precipitato giù sino a raggiungere la media dei paesi più sviluppati. Tuttavia le previsioni più recenti pare indichino una ripresa al galoppo dei prezzi, particolarmente nel comparto immobiliare, assieme ad un'espansione del credito piuttosto rapida. Per questa ragione oggi la banca centrale cinese ha annunciato (vedi questo articolo del FT) un incremento delle riserve obbligatorie che le banche commerciali devono detenere presso di essa. In altre parole, si è adottata una politica monetaria restrittiva tramite una riduzione diretta della moneta circolante piuttosto che con un'aumento del tasso di sconto (come invece è solitamente d'uso presso la BCE e la FED).

Questa scelta da parte delle autorità monetarie cinesi è interessante per noi europei, non tanto per gli effetti sull'economia interna della Cina, ma per gli eventuali riflessi sul tasso di cambio. Sono anni che gli USA e l'Unione Europea criticano la gestione cinese del cambio del renminbi, che è controllato dal governo ed "artificialmente" mantenuto ad un valore quasi fisso sul dollaro (basti guardare QUI l'andamento del cambio dollaro-yuan per godersi un grafico piatto come la Val Padana). L'Euro invece si è andato apprezzando continuamente sia nei confronti del dollaro, sia dello yuan, per poi invertire tendenza in tempi recenti (QUI e QUI, rispettivamente).

Se il governo cinese all'alba della ripresa economica rispetterà le promesse all'epoca affermate (inflazione target del 4-5%), possiamo attenderci un contenimento della base monetaria cinese anche nei prossimi mesi, il che può equivalere ad un tasso di interesse interno mediamente più alto. I capitali internazionali sono attratti dagli alti rendimenti come falene dalle candele, quindi ciò causerà una pressione rialzista sullo yuan. Sarà quindi molto interessante capire in anticipo quale sarà la scelta della banca centrale cinese: accomoderà questa tensione lasciando che lo yuan si apprezzi un po', oppure si appresta ad acquistare sul mercato fiumi di titoli per mantenere il cambio col dollaro in linea con il target tradizionale?

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