lunedì 4 gennaio 2010

La crisi economica in Irlanda: troppo debito o troppa globalizzazione?



Il Sole24Ore ha recentemente dedicato un reportage alla situazione economica dell'Irlanda, paese che più di altri ha sofferto l'onda d'urto della crisi dei subprime. Leggendo l'articolo in questione, l'idea che mi pare emergere è che la "colpa" del crollo dell'occupazione è da ricercarsi nell'indebitamento eccessivo dei privati.

Mi sembra, però, che il punto nodale sia il motivo per il quale i privati si sono indebitati tanto, e tale motivo è da ricercarsi nelle aspettative ottimiste circa i redditi futuri: se l'Irlanda è cresciuta tanto in pochi anni, se i redditi dei cittadini e l'occupazione continuano a seguire un trend ascendente, perché non dovrebbe continuare così nel futuro prossimo?

Per rendersi conto della crescita irlandese, basti osservare il seguente grafico (fonte: IMF.org) dove è rappresentato il tasso di crescita del PIL reale di Irlanda (linea blu) assieme agli USA e ad una media dei paesi avanzati:

GDP GROWTH RATE (1980-2009)

Il balzo in avanti a partire dal 1993 è spiegato da due eventi concomitanti: lo sviluppo mondiale del settore I&T e la nascita della c.d. "new economy", e l'adozione da parte del governo irlandese di una politica fiscale fortemente agevolativa per le imprese. Risultato: nel giro di pochi anni un numero enorme di multinazionali operanti nei settori informatico, finanziario e dei servizi, ha localizzato determinate funzioni in Irlanda ai fine di ottenere risparmi fiscali. Molti dei posti di lavoro così creati sono stati assorbiti da tali funzioni aziendali, in particolare: supporto tecnico alla clientela, servizi di traduzione e di localizzazione del software, trading finanziario, sedi legali e collegate funzioni amministrative e contabili, ecc.

Questa situazione ha portato l'Irlanda ad avere un flusso di esportazioni ed importazioni di servizi mai osservato in nessun altro paese. In generale, i servizi a differenza delle merci materiali tendono ad essere locali e difficilmente superano, in percentuale del valore aggiunto prodotto, un 10-20%, come mostrato dal seguente grafico (fonte: OECD, dati relativi al 2002):


L'Irlanda si posiziona all'estremo superiore di questa classifica, con scambi nel settore dei servizi superiore di oltre il doppio ai paesi più vicini in tal senso. Tale apertura all'estero è resa ancor più evidente se osserviamo i seguenti grafici (fonte: IMF.org) in cui le esportazioni e le importazioni irlandesi (linea blu), espresse in percentuale del PIL, sono poste a confronto con USA, UK, Germania e Giappone:

ESPORTAZIONI (% PIL)

IMPORTAZIONI (% PIL)

In conclusione, l'elevato indebitamento di famiglie ed imprese irlandesi mi sembra meramente una conseguenza di una condizione di rapida e sostenuta crescita, guidata da una competizione fiscale che ha attirato imprese internazionali e generato una anormale apertura del commercio con l'estero, particolarmente nei servizi. È quindi legittima una critica verso tale scelta di politica fiscale, che in caso di stagnazione mondiale come quella attuale amplifica l'impatto sull'occupazione e crea problemi sociali non di poco conto.

2 commenti:

Flavio ha detto...

Ciao e complimenti per il blog! Abbiamo inserito il tuo blog nel nostro aggregatore di info economiche: web24ore.com
Se vuoi puoi linkarci usando uno dei nostri pulsantini, che trovi qui:
http://web24ore.com/segnalazioni

Saluti

LLC ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.