venerdì 22 gennaio 2010

Più soldi alla giustizia? E perché mai?



In un intervento al TG2 l'economista Roberto Perotti ha sottolineato come la spesa italiana per la giustizia non è affatto sottofinanziata rispetto ai partners europei, semmai il contrario.

A questa osservazione empirica, dalla quale discenderebbe immediatamente l'inconsistenza delle richieste avanzate da quella parte della magistratura che sempre lamenta un'insufficienza dei fondi a disposizione, si può obiettare che l'Italia è il paese delle mafie, della cultura dell'illegalità, e dell'immigrazione clandestina senza controlli. Se da ciò derivasse un maggior numero di episodi criminali, allora sarebbe ragionevole destinare più fondi per far fronte alle necessità della giustizia.

Tuttavia non è affatto così. Dai dati pubblicati dall'Eurostat si ricava infatti un'immagine molto diversa del nostro paese. Il grafico seguente mette a confronto 32 paesi europei, ordinati da quello con il maggior numero di crimini (per ogni 100.000 abitanti) riportati dalle autorità di polizia per l'anno 2007, a quello col numero minore. Si evince chiaramente che l'Italia non eccelle ma neppure sfigura troppo, posizionandosi non lontano dalla media all'11° posto. (clicca l'immagine per ingrandire)


È chiaro che confronti come questo soffrono di una certa imprecisione, perché ogni paese ha una diversa definizione di ciò che costituisce "reato" penalmente perseguibile. Tuttavia, i reati di spaccio di droga, omicidio, truffa e violenza di varia natura sono perseguiti penalmente in Italia in misura non minore che in altri paesi. Inoltre, la maggior parte dei crimini di mafia include forme di violenza o di illecito (per droga, contrabbando, ecc.) che sicuramente già esistono quali fattispecie di reato in ogni paese, indipendentemente cioè dall'esistenza o meno di una distinta definizione di reato per l'associazione con finalità mafiosa.

Ci sono due conclusioni alternative da trarre da questi dati:
1)
Il nostro sistema giudiziario a parità di spesa pro capite, riesce ad identificare e dunque a riportare nelle statistiche Eurostat, una percentuale di crimini minore di altri paesi europei dove tali crimini esistono forse in numero minore. In questo caso, si afferma un'inefficienza del nostro sistema giudiziario che è indipendente dalle risorse investite per tale fine. In caso contrario la statistica Eurostat dovrebbe riportare, a parità di spesa pro capite, un valore assoluto di crimini scoperti più alto per l'Italia, perché con una eguale efficienza del sistema-giustizia la percentuale di reati scoperti dovrebbe essere uguale in Italia e nei paesi con il medesimo livello di spesa pro capite.
2) Oppure, l'altra spiegazione (a mio avviso più probabile) è che il numero di crimini compiuti in Italia è allineato a Spagna, Svizzera ed altri paesi, e quindi la pretesa di parte della magistratura e di alcuni esponenti politici (IdV in particolare) di aumentare le risorse pubbliche destinate alla giustizia è pretestuosa, e tesa ad occultare le pesanti inefficienze dell'attuale sistema giudiziario. Prima di spendere un solo euro in più, vorrei vedere in atto una riforma delle procedure attraverso le quali i tribunali gestiscono le spese, ed anche una riforma del numero e collocazione dei tribunali stessi, che mi sembrano troppi e mal posizionati, con orde di segretari, presidenti e cancellieri che produrrebbero di più una volta trasferiti in quelle circoscrizioni dove i reati sono tanti e gravi, e dove la durata media dei processi si misura in ere geologiche.


lunedì 4 gennaio 2010

La crisi economica in Irlanda: troppo debito o troppa globalizzazione?



Il Sole24Ore ha recentemente dedicato un reportage alla situazione economica dell'Irlanda, paese che più di altri ha sofferto l'onda d'urto della crisi dei subprime. Leggendo l'articolo in questione, l'idea che mi pare emergere è che la "colpa" del crollo dell'occupazione è da ricercarsi nell'indebitamento eccessivo dei privati.

Mi sembra, però, che il punto nodale sia il motivo per il quale i privati si sono indebitati tanto, e tale motivo è da ricercarsi nelle aspettative ottimiste circa i redditi futuri: se l'Irlanda è cresciuta tanto in pochi anni, se i redditi dei cittadini e l'occupazione continuano a seguire un trend ascendente, perché non dovrebbe continuare così nel futuro prossimo?

Per rendersi conto della crescita irlandese, basti osservare il seguente grafico (fonte: IMF.org) dove è rappresentato il tasso di crescita del PIL reale di Irlanda (linea blu) assieme agli USA e ad una media dei paesi avanzati:

GDP GROWTH RATE (1980-2009)

Il balzo in avanti a partire dal 1993 è spiegato da due eventi concomitanti: lo sviluppo mondiale del settore I&T e la nascita della c.d. "new economy", e l'adozione da parte del governo irlandese di una politica fiscale fortemente agevolativa per le imprese. Risultato: nel giro di pochi anni un numero enorme di multinazionali operanti nei settori informatico, finanziario e dei servizi, ha localizzato determinate funzioni in Irlanda ai fine di ottenere risparmi fiscali. Molti dei posti di lavoro così creati sono stati assorbiti da tali funzioni aziendali, in particolare: supporto tecnico alla clientela, servizi di traduzione e di localizzazione del software, trading finanziario, sedi legali e collegate funzioni amministrative e contabili, ecc.

Questa situazione ha portato l'Irlanda ad avere un flusso di esportazioni ed importazioni di servizi mai osservato in nessun altro paese. In generale, i servizi a differenza delle merci materiali tendono ad essere locali e difficilmente superano, in percentuale del valore aggiunto prodotto, un 10-20%, come mostrato dal seguente grafico (fonte: OECD, dati relativi al 2002):


L'Irlanda si posiziona all'estremo superiore di questa classifica, con scambi nel settore dei servizi superiore di oltre il doppio ai paesi più vicini in tal senso. Tale apertura all'estero è resa ancor più evidente se osserviamo i seguenti grafici (fonte: IMF.org) in cui le esportazioni e le importazioni irlandesi (linea blu), espresse in percentuale del PIL, sono poste a confronto con USA, UK, Germania e Giappone:

ESPORTAZIONI (% PIL)

IMPORTAZIONI (% PIL)

In conclusione, l'elevato indebitamento di famiglie ed imprese irlandesi mi sembra meramente una conseguenza di una condizione di rapida e sostenuta crescita, guidata da una competizione fiscale che ha attirato imprese internazionali e generato una anormale apertura del commercio con l'estero, particolarmente nei servizi. È quindi legittima una critica verso tale scelta di politica fiscale, che in caso di stagnazione mondiale come quella attuale amplifica l'impatto sull'occupazione e crea problemi sociali non di poco conto.