mercoledì 15 aprile 2009

Nuove repubbliche delle banane crescono, ma noi italiani siamo più avanti




Un recente articolo di Simon Johnson, ex capo economista al FMI, propone un'intrigante e provocatorio parallelo tra i recenti programmi salva-banche dei governi US e le condizioni riscontrate in paesi emergenti. Secondo Johnson, una delle caratteristiche tipicamente osservate durante il suo lavoro al FMI in paesi come la Russia di Putin, è la presenza di una oligarchia, spesso composta da ex-burocrati passati al ruolo di capitani d'industria privata, che formano una classe imprenditoriale fortemente appoggiata dal governo in carica. La consapevolezza che in caso di guai finanziari della propria impresa, il governo verrà quasi certamente in soccorso con "soldi veri", con nazionalizzazioni delle perdite, o comunque in modo da minimizzare i danni a carico dell'oligarca/imprenditore, è un potente stimolo ad assumere rischi superiori a quanto tali imprenditori avrebbero fatto senza le "assicurazioni" governative. Ciò genera aziende enormi ed iper-indebitate, proprio come è avvenuto negli USA nel settore finanziario.

Johnson allora si domanda: gli US sono come la Russia? In parte la sua risposta è un sorprendente si. Il settore finanziario ha ricevuto aiuti a più riprese, in particolare nella forma di politiche monetarie espansive ed inflazionistiche da parte della FED sotto Greenspan e Bernanke, di scarsa vigilanza prudenziale, e recentemente di bail-outs sia sotto l'uscente governo Bush Jr., sia sotto "Big-Hope" Obama. Sono insomma gli stessi soggetti ad aver beneficiato, dalla fine degli anni '90, di rendimenti mai visti prima nella storia della finanza US. Johnson mostra ad es. come i profitti del settore finanziario, in rapporto ai profitti USA totali, siano passati da un 16-20% negli anni '70 ed '80, ad oltre il 40% nell'ultimo decennio. Tutto sembra indicare che i grandi finanzieri americani abbiano accumulato un enorme potere sulla classe politica, e che lo abbiano utilizzato senza remore dapprima per ottenere benefici (che hanno condotto all'attuale crisi), e poi per evitare una risoluzione della crisi (da loro causata) che comportasse fallimenti e perdite private.

Ma, aggiunge Johnson, negli US e non in Russia o in altri paesi emergenti, si è consolidato un "credo" a supporto di tali oligarchie. Dato che tutti diventavano (apparentemente) più ricchi, nessuno a Washington, o nelle accademie universitarie (con poche eccezioni), aveva alcuna voglia di indicare che "il Re è nudo". Professori e politici ricevevano una parte della torta, i primi con incarichi di consulenza, i secondi con donazioni generose in campagna elettorale. E tale "credo" veniva perfino esportato nel resto del mondo, a supporto della tesi secondo cui l'espansione incontrollata del dollaro US e della leva finanziaria erano la cosa giusta per tutti, il motore della crescita globale.

Ovviamente, l'articolo di Johnson riguarda la situazione negli USA, e non la nostra Italia. Tuttavia, alcuni elementi suonano terribilmente identici tra lo stivale e le stelle e strisce. Da noi, la grande impresa è notoriamente concentrata nelle mani di poche famiglie, che adoperano a profusione una forma di "assicurazione" da parte del settore pubblico, fino ad arrivare a detenere monopoli di stato con profitti privati. Alcuni esempi:
- famiglia Berlusconi, leader del primo partito italiano e... bhé, la lista sarebbe troppo lunga;
- famiglia Benetton, che controlla Autostrade, e partecipa ad alcuni aeroporti e nelle ferrovie;
- famiglia Agnelli, la cui FIAT ha ricevuto numerosi aiuti di stato (ad es. gli incentivi alla rottamazione dei veicoli, la svendita di Alfa Romeo ad un prezzo ridicolo);
- famiglia Gavio, che ha autostrade e tangenziali e partecipa in Impregilo (che ha enormi e numerosi appalti pubblici, quali il famigerato ponte sullo stretto di Messina);
- famiglia Colaninno, che prendeva il controllo dell'ex-monopolio pubblico Telecom Italia, e oggi partecipa al nuovo quasi-monopolio CAI (la nuova Alitalia);
E ancora, la famiglia De Benedetti, famiglia Romiti, famiglia Tronchetti Provera... l'elenco è davvero lungo e non vorrei tediare. I nostri capitani d'impresa hanno caratteristiche comuni, sono spesso beneficiari di monopoli pubblici o ex-pubblici, sono vicini alla politica, in alcuni casi con propri rappresentanti eletti nei maggiori partiti (es. Colaninno junior e De Benedetti Franco nel PD; Berlusconi Silvio ed il suo entourage; il genero di Caltagirone, P.F. Casini, leader dell'UdC).

Quindi, se la tesi di Simon Johnson è vera in generale, per cui i paesi dove le oligarchie protette dalla politica sono forti, inevitabilmente rischiano prima o poi di degenerare economicamente in crisi, bail-out, nuove crisi e così via fino allo sfacelo, noi italiani siamo anni-luce avanti. Abbiamo superato lo stadio di "repubblica delle banane" perfezionandoci nel tempo. Chissà se nel lungo, lunghissimo termine saranno USA e Russia a divenire più simili a noi? È una possibilità reale, per quanto terrificante.

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