martedì 27 gennaio 2009

La creatività italiana: metodi innovativi per aumentare le tasse ai cittadini, senza che se ne accorgano



In un sintetico e puntuale articolo, Maria Cecilia Guerra informa sull'ennesimo impiego degli utili ENI per finalità estranee a quelle proprie dell'impresa.

Rimango ammirato ed attonito nell'osservare la scaltra furbizia italiota: una coalizione politica usa come bandiera elettorale la riduzione della pressione fiscale, poi una volta al governo, introduce nuove forme di prelievo fiscale sul cittadino, in maniera stealth. Semplicemente geniale!

Quindi: gli italiani pagano un prezzo per la bolletta energetica più alto della maggior parte dei colleghi Europei, mentre l'autorità garante per l'energia e l'antitrust latitano. E ad aggiungere maggior beffa, il premier Silvio Berlusconi, poco tempo addietro, suggeriva agli italiani di investire in ENI. Poi vengono introdotte nell'ordine: la Robin Tax, che per com'è disegnata colpirà solo ENI; poi la social card, finanziata per 200 milioni da ENI e 50 milioni da ENEL; infine la "Gheddafi Tax" (come soprannominata da M.C, Guerra), per 250 milioni di dollari all'anno per 20 anni.

Insomma, stiamo pagando una nuova imposta sull'energia e nessuno ci ha informati? E gli azionisti ENI non hanno alcun diritto a pretendere che gli utili dell'azienda in cui hanno investito siano distribuiti a loro, o che siano reinvestiti in ENI (alla faccia della privatizzazione)?
È proprio vero che in fatto di creatività e fantasia non ci batte nessuno. Chi mai avrebbe potuto pensare ad un marchingegno così complicato, che lega assieme autorità garanti, società ex-monopoli di stato, governo, politica, e bollette di luce e gas, se non una mente italiana?

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