venerdì 22 agosto 2008

Casa dolce casa: i debiti degli italiani




Ieri la CGIA di Mestre ha pubblicato un interessante documento, secondo il quale le famiglie italiane avrebbero aumentato il loro indebitamento nel periodo 2002-2007 di ben +93,28%, arrivando ad un valore medio di € 15.765.

Mi sono quindi domandato: cosa ci faranno mai gli italiani con tutti 'sti soldi presi a prestito? Alcuni dati ISTAT mi hanno fornito indizi utili, e li ripropongo qui di seguito.

1) I CONSUMI
Si potrebbe pensare che gli italiani abbiano preso a comprare beni di consumo o di breve durata indebitandosi fino al collo: televisori LCD, automobili e quant'altro. Se è vero che il credito al consumo è più diffuso oggi che alla fine degli anni '90, i consumi nel complesso non sono aumentati poi molto dal 2002. La spesa media annua per famiglia è salita di circa il 13% (a valori nominali), e poco meno del 3% a valori reali (cioè al netto dell'inflazione). La composizione della spesa è abbastanza costante, in percentuale del reddito totale, per gli alimenti, i combustibili e l'energia, un po' cresciuta (+0,4%) per i trasporti (che includono anche i costi per il carburante).
La voce lievitata più significativamente è quella per l'abitazione, che nel 2007 incide sul totale dei consumi per il 26,7%. Scomponendo un po' l'aggregato, scopriamo che circa il 40% delle famiglie paga un canone di locazione oppure la rata del mutuo per l'acquisto dell'immobile. Sia i fitti che le rate dei mutui sono cresciute parecchio, +25,61% e +22,19 rispettivamente (+14,29% e +11,18% in termini reali).

2) I REDDITI
Una diversa interpretazione del dato fornito dalla CGIA di Mestre potrebbe far pensare ad una certa inelasticità dei consumi al reddito, peraltro suggerita dalla staticità in termini reali dei consumi aggregati (vedi punto 1)).
I redditi delle famiglie italiane non sono cresciuti molto. Nel periodo 2003-2006, si registra appena un incremento del 4,58% (0,98% in termini reali). In effetti i consumi appaiono accelerare il passo più dei redditi. Ma, come già detto, questo incremento si concentra su una specifica voce: quella per l'abitazione.

3) IL MERCATO RESIDENZIALE
Un altro dato (sempre fonte ISTAT) a questo punto può fornire una misura dell'andamento del mercato immobiliare residenziale. Il numero di permessi per costruire fabbricati residenziali e abitazioni è salito, tra il 2002 e il 2006, del 14%. La superficie utile concessa è cresciuta del 17%. A ciò si aggiungono i permessi per l'ampliamento di fabbricati residenziali esistenti: +43,2% di superficie abitabile concessa.
La vivacità degli investimenti immobiliari pare giustificata alla luce degli aumenti descritti per fitti e mutui immobiliari (potrebbe indicare un sopravanzamento della domanda residenziale rispetto all'offerta), e se così fosse fra qualche anno il mercato dovrebbe riallinearsi a valori più "tranquilli" (in effetti i segni di una contrazione dei prezzi residenziali ci sono già).
Certo, rimane la domanda: con la crescita demografica italiana a livelli da anni prossimi allo zero, da dove proviene tutta questa domanda di immobili residenziali? Forse una conseguenza dei flussi d'immigrati? O di una polarizzazione eccessiva della densità abitativa nelle metropoli? Oppure si tratta di uno spostamento dei risparmi, dagli impieghi finanziari al più sicuro "mattone"? Non ho dati per stabilirlo, quindi lascio tali domande in sospeso...

4) CONCLUSIONI
Allora, ecco una possibile risposta: le famiglie italiane si sono indebitate, soprattutto, per fronteggiare le aumentate spese necessarie all'abitazione, prevalentemente legate al fitto o alla rata del mutuo. Gli investimenti immobiliari, cresciuti probabilmente in seguito all'accresciuta appetibilità del mercato, stanno gradualmente riportando l'offerta residenziale al livello della domanda.
Quindi nulla di grave? L'unico rischio è qui per le famiglie con redditi molto inferiori alla media, che hanno difficoltà ad indebitarsi come fanno le famiglie con redditi mediani. Forse ormai il peggio è passato, e i nuovi immobili sgonfieranno i prezzi, ma nel frattempo qualche famiglia si sarà impoverita. Una situazione non troppo dissimile da quella che, in alcune zone disagiate degli USA, ha portato all'accensione dei famigerati mutui subprime (che da noi, per fortuna, le banche non hanno concesso, almeno non su vasta scala), posticipando di qualche anno il tracollo finanziario di quei nuclei familiari.

martedì 5 agosto 2008

"Faccia di bronzo" Greenspan



Certa gente non ha pudore, proprio per nulla!

Alan Greenspan, l'ex chairman della banca centrale americana FED, uno dei personaggi maggiormente additati quali colpevoli (o quantomeno, rei di mancato intervento) del sentiero che ha portato il sistema finanziario USA al caos che impera da più di un anno, con fallimenti a catena di istituti di credito ed effetti negativi sull'economia reale di tutto il mondo, quell'Alan Greenspan che avrebbe potuto (dovuto?) intervenire sul mercato finanziario con regole più rigide e/o un giro di vite sul costo del denaro (troppo basso per troppo tempo)... la settimana scorsa rilascia un'intervista alla CNBC, in cui candidamente commenta l'attuale crisi finanziaria criticando gli eccessi che l'avrebbero causata.

Così, come un passante casuale, ci racconta che l'attuale recessione è un "fenomeno che accade una volta in un secolo". Ci dice anche che non vi era altra soluzione se non nazionalizzare le perdite dei colossi Fannie Mae e Freddie Mac, che crede probabile una recessione più che una ripresa rapida, e che non siamo assolutamente alla fine della storia per quanto riguarda i prezzi delle case americane.
Non pago di tanta saggezza elargita, scrive ieri un articolo sul blog di Martin Wolf, in cui mescola dati affermando che la crisi non è stata causata da ineizioni di liquidità a sproposito da parte della FED, ma piuttosto da... uhm... globalizzazione? Premi di rischio troppo bassi? Sinceramente non comprendo il rapporto causale fra queste cose, né cosa c'entri il suo suggerimento di non tentare di bloccare i mercati competitivi e la loro flessibilità, con regolamenti e quant'altro.

Il miglior commento a riguardo di queste affermazioni ballerine lo fornisce Peter Schiff su Asia Times Online, che osserva: "il comportamento di Greenspan è simile a quello di uno spacciatore di droga in pensione che si lamenta del degrado urbano causato dalla crescente tossicodipendenza".
E il suo appellarsi alla "mano invisibile" smithiana è quasi ridicolo. Il suo compito in qualità di chairman della FED sarebbe stato di regolamentare quantomeno il corretto fluire delle informazioni circa la rischiosità degli impieghi subprime, in modo tale che il premio di rischio si innalzasse al livello "giusto". Nessun impedimento al libero mercato, dunque, anzi un aiuto necessario al suo corretto funzionamento (Greenspan probabilmente non ha mai letto Leijonhufvud, e crede ancora che ci sia un "banditore" che avvisa gli intermediari dei prezzi "giusti", il tutto automaticamente).

Dunque Greenspan consiglia (ancora?!) di abbassare ulteriormente i tassi di sconto (già ridotti da Bernanke a livelli reali negativi), di non ipotizzare alcun intervento pubblico, e lasciare che il libero mercato aggiusti tutto. Strano, dice no a nuovi regolamenti, ma appoggia il salvataggio di Fannie&Freddie? È un liberismo assai curioso il suo!