martedì 24 giugno 2008

2008: Odissea in Trenitalia



Questa è una storia vera accaduta ieri, 23/6/2008. Si parla di treni e di italiani, di guasti tecnici e di occasioni mancate, e forse soprattutto, di quella che è ormai da anni la commedia della vita in Italia. Se può sembrare una storia banale, si pensi che in Giappone per un ritardo di appena 12 secondi dello Shinkasen, il portavoce ha pubblicamente chiesto scusa!

Era una comune giornata di giugno quella di ieri, calda (32° C) e piena di turisti che si muovo su e giù per lo stivale italico. Alla stazione di Roma Termini si affollava una calca sotto il tabellone luminoso che annuncia arrivi e partenze, e come al solito, nessuno si scomponeva per i ritardi accumulati di 10, 20, perfino 40 minuti.
Anche il mio treno era fra quelli in ritardo, 20 minuti rispetto al suo orario di partenza ufficiale, le 14.45. "Eurostar Alta Velocità 9433 diretto a Napoli Centrale", un tratta che ho percorso centinaia di volte ed oggi servita dalla TAV delle nostrane Ferrovie, non un gioiello della tecnologia se paragonata, ad esempio, alla TGV francese o alle monorotaie giapponesi, ma comunque una linea veloce e costata un occhio della testa al nostro paese. Mentre aspetto di salire, gli altoparlanti annunciano a ripetizione che un Eurostar proveniente da Reggio Calabria è stato sospeso a causa di un guasto tecnico. "Ecco perché tutti questi ritardi" penso io, erroneamente.

Salgo sul mio treno pieno di gente (circa 500 persone), e si parte alle 15.05. Già da subito una sudata peggio delle saune svedesi, l'aria condizionata non ne vuole sapere di funzionare a dovere e con il sole estivo del pomeriggio sulle nostre teste, serpeggiano i primi malumori e richieste di intervento al personale viaggiante, che vediamo correre per i vagoni urlando "e non vedete che stiamo intervenendo? Signora abbia pazienza e ci lasci lavorare!" sbotta uno verso una signora sui 50 anni che, un po' veementemente, aveva preteso notizie.

Poi, il treno si ferma in piena campagna. Gira voce, poi confermata da gracchianti altoparlanti, che siamo nei pressi di Sora, che anche la locomotrice ha un guasto, e che si dovrà attendere l'intervento dei tecnici (nella foto che segue, i passeggeri iniziano a scendere a terra).


Man mano che i minuti e poi le ore passano (rimarremo in quel posto per 3 ore abbondanti, sotto al sole cocente), la situazione degenera. Alcuni passeggeri si sentono male per il caldo e vengono fatti stendere nelle poche carrozze in cui il condizionamento dell'aria ancora funziona. Noialtri, quelli delle carrozze roventi (ormai a 40°) apriamo le porte dal lato sicuro e scendiamo dal treno.
Dopo più di un'ora che si era fermi, arrivano i "soccorsi": bottiglie d'acqua distribuite agli "assetati", una pattuglia di polizia che ci guarda dall'alto del terrapieno che costeggia i binari, ridacchiando. Una signora che si era seduta sullo scalino della portiera del vagone, viene scaraventata a terra dalla porta che misteriosamente si richiude su di lei (mentre tutte le altre rimangono aperte... lo scherzo di un fantasma di capostazione...?), quindi soccorsa dalla gente lì vicino. Un altro signore, grasso e con i baffetti, corre avanti e indietro urlando di risalire sul treno, ma quasi nessuno gli da retta e anzi lo sbeffeggiano. In fondo, non indossa alcuna divisa e quindi, con che titolo parla e lancia ordini? (nella foto: alcuni giornalisti di Teleuniverso intervistano i presenti a bordo binario)


Interessanti erano i commenti e le reazioni degli stranieri. Una signora russa era allibita, non si capacitava della spiegazione secondo cui non era possibile una azione di protesta collettiva per ottenere un risarcimento (questa, almeno, la tesi di chi le sedeva di fronte). Alcuni orientali sedevano immobili e silenti, con un'espressione di marmorea riprovazione. Una anziana coppia anglosassone rideva ed esprimeva commenti sarcastici. Un ragazzo, di origini italiane ma residente ad Amsterdam, col suo bagaglio enorme contenente una bicicletta, si chiedeva "ma chi me l'ha fatto fare di venire in Italia?".

Alla fine, arriva un treno d'emergenza. Vengono posizionate solo due passerelle nella prima e nell'ultima carrozza, per cui si creano due lunghissime file di gente che, bagagli alla mano, si muove lentamente fra vagoni refrigerati e vagoni a 40°, una sorta di percorso termale involontario. Saliti sul nuovo treno e attesa un'altra mezz'ora, ci si incammina verso Napoli, dove metteremo piede a terra solo alle 20.45. (la foto seguente mostra il passaggio tramite "passerelle" verso il treno d'emergenza)


Oggi mentre scrivo questo resoconto, leggo che un altro treno, sempre ieri e diretto da Viareggio a Firenze, ha subito problemi simili. Vedo la notizia del nostro TAV pubblicata su ANSA e alcune testate, e penso che se non fossi stato là sopra a morire di caldo e di attesa, non ci avrei quasi fatto caso, ennesima news di disservizi delle infrastrutture italiche in un turbinio di morti sul lavoro, arresti eccellenti e non, rifiuti per le strade, artefatti bisticci mediatici fra politici, e via dicendo.

Ma, ed è questa la morale della storia se mai ve n'è una, siamo ad un punto in cui non possiamo liquidare queste inefficienze con una scrollata di spalle. In un giorno, un treno sospeso e due guasti alle locomotrici e al condizionamento, indicano che le manutenzioni di Trenitalia sono, oramai, alla frutta. Viviamo in un'Italia in cui la linea più giovane e tecnologica, la TAV, è già preda di ritardi e guasti tecnici come i più vecchi treni Intercity. E questo accade mentre l'Alitalia precipita nel fallimento, mentre i trasporti su gomma e via mare costano sempre più per via del caro-petrolio.
Siamo nel paese in cui, dopo essere stati sequestrati e cotti al vapore per 4 ore, molti passeggeri parlavano del rimborso del prezzo del biglietto ("dovrebbero rimborsarci il prezzo pieno e non solo il 50%!" ho sentito dire da molti), e non di un risarcimento per danni e di cause civili, cioè del primo pensiero che sarebbe venuto in mente al cittadino di uno stato europeo civile e di diritto.
Ancora, siamo nel paese in cui una capotreno giovane e inesperta si è sbattuta avanti e indietro, paonazza e in lacrime per risolvere la situazione, mentre (mi hanno riferito) un collega anziano vociava con alcuni passeggeri dei supposti errori compiuti da lei, con uno "scaricabarile" evidente quanto inadeguato in una condizione di emergenza come quella vissuta.

Allora mi chiedo: ma tutti i soldi prelevati dagli italiani produttivi e contribuenti in forma di tasse; tutti i soldi che oggi costa un biglietto di seconda classe Napoli-Roma (38 Euro, oramai l'Eurostar, che costava fino a 3 anni fa sui 23 euro, è stato quasi totalmente soppiantato dalla TAV); tutti i fondi a suo tempo spesi (sperperati?) per la linea ad alta velocità... ma tutti 'sti soldi dove vanno a finire, se le manutenzioni ordinarie e la pulizia dei treni sono tanto scadenti? Quali vie segrete e mai accertate intraprendono i soldi degli italiani, fra i mille rivoli della burocrazia e delle società pubbliche/partecipate dal pubblico?
E come si può sperare che si avverino gli slogan: "Rialzati Italia!" o "Yes, we can!", se lo stato delle infrastrutture è in condizioni tanto pietose? Ai posteri l'ardua sentenza, e l'onere di sobbarcarsi i costi che stiamo caricando sulle loro spalle.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il concetto di efficienza non è proprio nel nostro dna. Il fatto che all'estero i ministri chiedano pubblicamente scusa ai cittadini per molto meno dimostra che l'efficienza da quelle parti è a capo di tutto e tutti. Da noi non si chiede scusa, si parla semmai di dimissioni che mai arrivano. Si calmano le acque e tutto va nel dimenticatoio. Rimane solo materiale da riesumare per lunghe ed estenuanti discussioni.