venerdì 16 maggio 2008

Un rating etico per i fondi sovrani, ma è davvero possibile e conveniente?



Leggo oggi un articolo su LaVoce.info a firma di Francesco Vella. Il pezzo intitolato "Un Rating per i Diritti" propone l'istituzione di un sistema di valutazione dei fondi sovrani, cioè di quei fondi di investimento che recentemente stanno spopolando in tutto il mondo, costituiti e direttamente gestiti da governi nazionali. Fondi sovrani cinesi, arabi e russi stanno investendo ingenti quantità di denaro in occidente, finanche in attività strategiche come porti commerciali, produzione di energia e aerospaziale. Da qui, la paura di molti che si possa subire pressioni e ritorsioni attraverso canali finanziari da parte di paesi che non hanno fama d'essere liberali e rispettosi dei diritti umani.

Una proposta di questo genere mi pare rientrare fra quelle elaborazioni teoriche, fantastiche sulla carta, ma difficili da attuare o perfino controproducenti nella realtà di questo nostro mondo complicato e caotico.

Tutto sta nella definizione di "diritti umani" e di "violazione" di questi. Possiamo immaginare che un'agenzia di rating etico statunitense tenderebbe a giudizi morbidi riguardo la pena di morte, molto diffusa negli Stati Uniti d'America, e calcherebbe la mano su libertà di stampa e di religione, i capisaldi della democrazia occidentale di cui si fa portabandiera il governo Bush.
Un ipotetico fondo sovrano italiano avrebbe la sua AAA+ se giudicato secondo questi parametri, mentre magari, guardando a situazioni di schiavitù di fatto (e qui gli esempi si sprecano, giusto tre indicatori per rinfrescare la memoria: numero di morti sul lavoro, numero di lavoratori in nero, % di questi che sono immigrati irregolari e quindi assolutamente non tutelati giuridicamente. Per non parlare dei famigerati CPT, delle fabbriche di camorra in Campania...), si beccherebbe un rating peggiore di paesi in guerra da anni.

Ancora: un fronte militare come quelli in Cecenia o in Iraq, dove sono state riportate gravi e ripetute violazioni dei diritti umani così come definiti dall'ONU, comporterebbe un rating più basso? E ciò avviene anche per i paesi che hanno inviato truppe di supporto, ma per i quali non sono accertate violazioni etiche? E cosa dire di quei paesi che pur non avendo partecipato direttamente alle operazioni militari, hanno agito attraverso l'erogazione di servizi, la vendita di beni e la realizzazione di strutture e impianti, al consolidarsi di una presenza straniera nata su violazioni accertate di diritti umani delle popolazioni conquistate?

Per non parlare di fenomeni "altri" come la finanza islamica. Sarebbe davvero buffo trovare un rating stracciato per l'Arabia Saudita dove si lapidano le donne, e all'inverso, vedere i fondi occidentali trattati allo stesso modo da una ipotetica società di rating mediorientale, perché non conformi alla morale islamista che giudica assolutamente inconcepibile il finanziamento del traffico di armi o di attività di usura (e non sono forse queste, attività esecrabili sotto il profilo etico anche secondo gli standard morali occidentali? Il prestito ad interesse era vietato dalla Chiesa cattolica sino al tardo medioevo, mentre per il traffico di armi... bisognerebbe parlarne al gruppo Capitalia, che è, pare, leader europeo nel fornire capitali in questo settore).

Infine ancora: un rating etico quale quello proposto da Vella si applicherebbe solo ai sovereign funds? E allora basta costituire un fondo privato, fissare adeguate regole che vincolino ad hoc la circolazione dei titoli azionari e proporlo come un fondo privato, non statale, in modo da aggirare il rating.
Oppure si vuole estendere un rating di questo tipo a tutti i soggetti investitori? E in che modo, in base a dove è collocata la sede legale? La metto alle Barbados e ho risolto. In base all'origine dei capitali? Difficile rintracciare il percorso che possono fare in giro per il mondo. In base alla nazionalità dei gestori del fondo? Paradossale e anche un po' razzista.

Cercare di demarcare "noi" e "loro" con una immaginaria linea di confine che separa il mondo libero, democratico, buono, da quello dittatoriale, dirigista e cattivo, è un chiaro esempio di manicheismo del terzo millennio, una follia concettuale prima ancora che un impraticabile metodo per ergere barriere protezioniste contro i capitali stranieri dei paesi emergenti.
E anche inutile, visto che questi fondi, almeno al momento attuale, non mirano a raccogliere capitali presso il grande pubblico (che potrebbe avvantaggiarsi di una valutazione etica da parte di un soggetto terzo e indipendente), ma al contrario ad investire un surplus di fondi. E può pensarsi un mercato che seleziona l'acquirente non in base al prezzo offerto, ma su parametri non meglio identificati? Non riesco ad immaginare il NYSE che espone accanto ai titoli scambiati, due quotazioni: una normale, e l'altra per i malvagi sovereign funds. E anche rispetto a chi vende singoli assets al di fuori dei mercati regolamentati, come è avvenuto per i porti americani sulla costa ovest, acquistati dai sauditi... se bastasse sapere di avere a che fare con un criminale per decidere di sospendere ogni trattativa, le Mafie nostrane avrebbero chiuso i battenti da tempo...


2 commenti:

clark kent ha detto...

sempre interessanti i tuoi post
un saluto
clark

riccardo gavioso ha detto...

io temo che chi intende tirare la linea, dovrebbe essere il primo a tracciarsela in fronte...

molto originale e interessante il tuo blog, l'ho aggiunto al mio blogroll