venerdì 25 aprile 2008

V2-Day di Beppe Grillo: la mia esperienza diretta




Ho appena sottoscritto la proposta di referendum promossa da Beppe Grillo. I motivi della mia adesione sono, in sostanza, quelli molto chiaramente espressi in questo articolo pubblicato da NoisefromAmerika, in cui i tre quesiti referendari vengono analizzati da un punto di vista più tecnico. Già in passato, in tempi ancora non sospetti (di V-Day non si parlava proprio), avevo espresso la mia totale contrarietà all'esistenza di un ordine dei giornalisti come lo abbiamo in Italia, limitativo della libertà d'informazione e incapace nel gestire una deontologia dei propri associati.

All'arrivo presso il banchetto dove si raccolgono le firme vicino casa mia, a Napoli, alcune piacevoli sorprese. Abituato alle raccolte referendarie dei partiti tradizionali e dei radicali pannelliani, mi aspettavo di incrociare il V2-Day nella strada più trafficata, abbordato da qualche "procacciatore di firme". Invece no: seminascosti dietro la veranda di un bar, silenziosi nonostante una discreta folla radunatasi e in attesa del proprio turno, pochi ragazzi, giovani a giudicare dall'aspetto, aspettavano che fosse la gente ad avvicinarsi e chiedere: "è qui che si può firmare?". Pochi poster, nessuna bandiera, nessun volantino a sporcare la strada, se non avessi saputo dal Web dove andarlo a cercare, forse neppure mi sarei accorto che erano lì!

Ricordo invece i referendum indetti in passato: grandi bandiere del partito di appartenenza, età dei proponenti mediamente più alta, la gente fermata e invogliata, con tecniche simili a quelle utilizzate dai promoters dei supermercati (quelli che ti offrono campioncini del prodotto, ti spruzzano il profumo addosso, ti invitano all'acquisto...) . Qui invece, niente, e la gente che cerca con lo sguardo il posto di cui hanno letto in rete, o sentito da amici. E questo (è la cosa che più mi ha colpito) nonostante il silenzio quasi totale e tombale che la stampa e le TV hanno riservato all'evento, nonostante sia oggi giorno di festa e molti vanno fuori a pranzo, nonostante alcuni blogghers, tradizionali supporters di Grillo, abbiano criticato l'iniziativa.

Insomma un risultato notevole. Non solo per il referendum in sé, ma perché mette a nudo una possibilità, cui gli italiani non sembrano essere abituati, di politica dal basso, diretta, in cui è il cittadino ad attivarsi per proporre allo stato le direzioni da intraprendere, e non, come normalmente accade dal dopoguerra, un voto che nasce e si esprime attraverso organismi politici "terzi": i partiti, i movimenti, le associazioni. Grillo e il suo Weblog non rientrano in nessuna di queste definizioni, ma si configurano più come una community nel senso dato dal Web a questo termine, con l'interessante risultato che la comunità online, "virtuale", tracima ora nella realtà offline.

sabato 5 aprile 2008

L'energia e la Cina




Se si chiede oggi quale sia il grande business del futuro, generalmente le risposte sono sempre le stesse: l'acqua, un bene sempre più raro e, quindi, prezioso; i beni alimentari, sotto la spinta di un'aumentata domanda mondiale, di un cambio di destinazione di alcune colture a favore del mercato dei biocarburanti, e di un lieve ma continuo cambiamento climatico che ha già trasformato aree del nostro meridione in succursali subdesertiche dell'Africa; infine l'energia, sia essa nella forma di idrocarburi, o di strumenti per trasformare il vento, le maree o la radiazione solare in corrente elettrica.

La Cina attraversa oggi una trasformazione profonda. Il desiderio del governo cinese e, secondo alcuni, un auspicio anche per segretario americano al tesoro Paulson che ben vedrebbe una diminuzione delle importazioni di merci cheap dall'Asia, a bassissimo margine e bassissimo prezzo, è di traghettare parte dell'industria verso prodotti a maggior valore aggiunto. Nel campo delle TelCo i successi ci sono già, mentre altri comparti si trovano in una "regione di transizione" con tutte le prevedibili difficoltà del caso.

Un esempio di successo è la ReneSola. Questa azienda nasce come assemblatore di pannelli solari, e oggi produce wafer di silicio in proprio, con tecnologia proprietaria mono e multicristallina. Germania e Giappone, due dei maggiori mercati mondiali per il fotovoltaico, comprano i prodotti ReneSola, che ottiene parte della materia prima da silicio di scarto (dichiarano una capacità di riciclo di 80 tonnellate per mese). Più di 2.600 dipendenti, un potenziale produttivo di 378 MW/anno, una crescita annua del fatturato (249 milioni di USD) che sfiora il 200% fra il 2007 e il 2008, una crescita annua dell'utile netto del 70%, un utile pari a 42 milioni di USD al 31/12/07. Niente male davvero!

Ma anche sul fronte degli approvvigionamenti petroliferi non stanno lì a guardare. Un fondo di investimento cinese, il SAFE (acronimo per State Administration of Foreign Exchange), già detentore di partecipazioni in Morgan Stanley e Blackstone Group, sta gradualmente acquistando quote significative della francese Total [NY Times] e attualmente raggiunge l'1,6% del capitale sociale (e guarda un po', proprio oggi il buon Sarkozy ha dichiarato che non presenzierà alla cerimonia dei giochi olimpici di Pechino, se il governo cinese non parlamenterà col Dalai Lama... una coincidenza? [la Repubblica]).

In un mondo che cambia, dove l'asse del potere economico si sposta ad oriente, dove ci troveremo in un futuro prossimo a dipendere completamente, noi italiani, dal gas russo, dal nucleare francese, dal petrolio mediorientale e forse, direttamente o indirettamente, dai capitali e dall'industria pesante cinese, perdiamo la bussola a dibattere in una campagna elettorale basata sull'aborto, sulle sventure di Alitalia, su problemi elettorali del tutto autoreferenziali. Mentre il teatro della politica mediatica va avanti, i giganti si muovono aldilà del mare e dei monti Urali, e potremmo ben stupirci, fra 10 anni, del perché acquistiamo automobili indiane, pannelli solari cinesi, cibo sudamericano, voli francesi e prodotti finanziari anglosassoni, difendendo quel poco di mercato interno rimasto a suon di barriere protezioniste a la Tremonti, statalismo e burocrazia asfittica stile Bertinotti, microinterventismo inutile alla Veltroni.
O magari avremo il piacere di vedere all'opera le proposte "nuove": la Destra (ricorda, vagamente, i toni del 1922), la Sinistra Critica (qui siamo addirittura al sapore del 1848), DC e socialisti (torniamo ai cari vecchi anni '80).

Non c'è speranza. Non è solo l'energia del petrolio e delle fonti rinnovabili che ci mancano. È anche l'energia del nuovo, dell'intrapresa, che sembra spenta a tutti i livelli in Italia. Quell'energia che invece pare abbondare nei cinesi, nonostante totalitarismi e problemi vari, e che alimenta il nuovo che avanza prepotentemente, e indifferente ai vecchi re d'occidente.