martedì 25 marzo 2008

Rivolte in Tibet: un'altra operazione CIA ben riuscita




La notizia del momento è sicuramente la rivolta tibetana. Il mondo dei bloggers ha subito circolarizzato vari proclami, petizioni e manifestazioni digitali a favore del "Free Tibet!". Giornali e telegiornali di tutto il mondo seguono quotidianamente le vicende e gli sviluppi sul piano diplomatico fra una Cina apparentemente imbarazzata in vista delle olimpiadi 2008, e il resto del mondo indignato da cotanta violenza simil-fascista.

Prima di continuare vorrei subito chiarire un punto: il mio pensiero è che qualsiasi popolo dovrebbe essere in grado di autodeterminarsi e governarsi come più gli piace. Questo è vero per i tibetani come per gli irlandesi, i baschi, i ceceni, i palestinesi, gli israeliani, i curdi e tutte le etnie che si trovano ad affrontare armi alla mano governi più grandi di loro. Quindi, per me affermare il diritto del Tibet all'autodeterminazione è, filosoficamente, sfondare una porta aperta.

Ma ciò che vorrei sottolineare adesso è di altra natura, e non riguarda il diritto o i buoni sentimenti, ma semplici osservazioni di geopolitica.
La strategia del governo USA, per chi non lo sapesse, da qualche tempo si orienta verso metodi sottili di manipolazione politica, che fanno leva su masse di persone, perlopiù giovani e con voglia di protestare contro un mondo che non funziona a dovere. La metodologia, assolutamente made in CIA, è abbastanza semplice: giovani desiderosi di far politica vengono contattati da agenti locali, si formano piccoli gruppi cui sono forniti "accessori" quali libelli, volantini, siti web e quant'altro, e li si manda in giro a fare informazione anti-regime. Questo metodo in apparenza banale ha funzionato molto bene in anni recenti, per esempio ha contribuito a preparare un terreno fertile per la cosiddetta rivoluzione arancione in Ucraina, o per l'istanza separatista del Kosovo. Se masticate l'inglese, questo articolo su Asia Times è illuminante e molto dettagliato.

Stati come Russia e Cina, governati da gente che non vive col prosciutto sugli occhi e si avvale di servizi di intelligence altrettanto validi di quelli statunitensi (basterebbe citare il KGB e le strutture di controspionaggio informatico cinesi...), ha da tempo individuato questo metodo di incursione non armata, e ha preso contromisure drastiche. Qualcuno si chiede il perché della censura cinese su internet, del pugno di ferro (ricordate la Politkovskaja?) del governo Putin verso la stampa di opposizione? Semplice fascismo del nuovo millennio, o anche qualcos'altro, un metodo per difendersi dalla nuova strategia CIA di attacco dall'interno?

Torniamo al Tibet. Rivolte per le vie, non pacifiche come qualcuno vorrebbe far credere (i negozi bruciati pare non siano opera della polizia cinese, ma dei rivoltosi), certo è naturale visto che di rivolta si tratta, non di una manifestazione con striscioni e motteggi come noi italiani siamo mollemente abituati a fare per le vie delle nostre città. E capita proprio a pochi mesi dal momento di massima visibilità per il governo cinese, le olimpiadi e la corsa del tedoforo.
Allora ecco il pensiero comune a quasi tutti i media internazionali: i tibetani ne approfittano, e che vi siano o meno aiuti USA dietro i rivoltosi, è irrilevante visto che la loro condizione merita comunque l'attenzione dell'occidente.
Bene, e se invece il teorema fosse un altro? Gli Stati Uniti soffrono di una grave crisi economica e finanziaria, e da tempo chiedono alla Cina di apprezzare la valuta cinese rispetto al dollaro, per aiutare la bilancia commerciale USA che da anni è in perenne deficit. Inoltre, la scelta della FED di abbassare i tassi e mantenersi su una politica monetaria espansionista, è da molti economisti letta come una condanna, autoinflitta, ad un'inflazione alta per il prossimo futuro. La Cina e la BCE non hanno abbassato i tassi, anzi il presidente Jintao ha pubblicamente affermato di voler combattere l'inflazione interna come primo obiettivo per il 2008. Insomma: una catastrofe per gli USA, che nonostante la caduta a picco del valore del dollaro, non sembrano riuscire a far decollare le esportazioni abbastanza da evitare una recessione violenta.

La rivolta in Tibet scattata proprio adesso potrebbe essere un modo furbo per sfruttare il "punto debole" del governo cinese sul piano internazionale (ce ne sono altri di punti deboli, quello delle tutele sulla sicurezza del lavoro inesistenti, o il problema ambientale, ma non così immediatamente fruibili come una piccola rivolta nel Tibet, col Dalai Lama ad amplificarne mediaticamente l'impatto e i cinesi in difficoltà nel raggiungere i remoti picchi himalayani).
Perciò, stiamo attenti noi "bloggers" a non diventare strumento di macchinazioni e raggiri. Si al Tibet libero, no al Tibet come mezzo per ottenere "favori" e scambi politici sulla pelle della gente.

giovedì 6 marzo 2008

BCE, Bank of England e Cina non imitano la politica della FED



Mentre la Federal Reserve sembra preparare un ulteriore taglio del Fund Rate, almeno stando all'interpretazione che la stampa specialistica fa delle parole del suo presidente Ben Bernanke [Bloomberg, ad esempio], la BCE rimane impassibile e non ritocca i tassi.

Lo afferma a chiare lettere Trichet, il quale secondo il NY Times avrebbe affermato: “We had no call for an increase of rates, but we had no call for a decrease in rates. So I would think that it is important that the two messages be fully understood”. Più chiaro di così!
Anche la Bank of England ha deciso di mantenere i tassi invariati, senza una motivazione esplicita ma, a quanto risulta da indiscrezioni, per preoccupazioni lagate alla crescente inflazione, soprattutto sotto la spinta del sempre più alto prezzo del barile di petrolio [Reuters].

Nel frattempo il governo cinese, per bocca del ministro Wen Jiaobao, afferma che la priorità per il 2008 è il mantenimento di un più contenuto tasso d'inflazione [NY Times]. E questo obiettivo certamente non potrà essere perseguito con un'espansione monetaria!

Quindi in conclusione, pare che il resto del mondo non intenda seguire la politica dei tassi stracciati della FED. I cambi Dollaro-Euro e Dollaro-Renminbi, riflettono questa scelta lasciando scivolare inesorabilmente verso il basso la quotazione della divisa USA.
Resta da vedere nei prossimi mesi se la combinazione di queste scelte porterà ad un reflusso di capitali dagli USA verso altri paesi, con conseguenti ricadute sulla capacità d'investimento e di finanziamento delle imprese americane, oppure se il sistema-America dimostrerà d'essere davvero "too big" per soffrire di contraccolpi sgnificativi, riuscendo, di nuovo come in anni passati, in un dumping dei suoi problemi interni verso il resto del mondo.