giovedì 17 gennaio 2008

Negroponte vs Intel: chi ha torto?




Antefatto: Nicholas Negroponte, membro di diverse big companies del settore IT (tra cui Motorola) e finanziatore di start-up di successo (Skype, Wired magazine), lancia nel 2005 il progetto OLPC, che mira alla produzione e distribuzione di mini PC da circa $ 100 da vendere/distribuire nei paesi in via di sviluppo, per ridurne il digital divide con i paesi più avanzati.

Il progetto vede diverse adesioni, fra cui quella del gigante dei microprocessori Intel, e attraversa diverse incarnazioni che includono anche versioni commerciali dell'OLPC, vendute con la soluzione: "per ogni pc acquistato, uno identico viene regalato in uno dei paesi in via di sviluppo inclusi nel programma".

Il dissidio: insomma, tutto bello? Non proprio. Recentemente è stato annunciato il divorzio di Intel e OLPC, con pesanti accuse reciproche. Negroponte ha accusato Intel di pensare solo al proprio tornaconto, e ha cercato di imporle di dedicarsi esclusivamente al progetto comune, abbandonando altri filoni paralleli; Intel, con una lettera al personale firmata dal CEO Paul Otellini (si veda questo articolo su Punto-informatico.it), rimanda le accuse al mittente e ventila una politica da parte di Negroponte, non concordata inizialmente, tesa a monopolizzare la produzione di OLPC a scapito di analoghe iniziative, fra cui quella già avviata da tempo autonomamente da Intel, per la commercializzazione di pc a bassissimo costo nei medesimi paesi in cui è attivo il programma OLPC.

Peccato che su un'iniziativa valida come questa, si addensino dissapori e interessi parziali. Ma di chi è allora la colpa? Difficile dirlo. Intel ha un probabile tornaconto, se non altro d'immagine, nell'operazione OLPC. In un periodo in cui il mercato delle CPU è asfittico, la possibilità di aprire un nuovo canale commerciale è un ulteriore elemento di appetibilità.
Il nome di Negroponte però, mi preoccupa più della grande multinazionale del silicio.
Il fratello di Nicholas è John Negroponte, e su quest'uomo le notizie sono a dir poco terrificanti. Membro di quel famigerato "club" statunitense che annovera membri quali Paul Wolfowitz, la famiglia Bush, Rumsfeld e altri sponsor degli interventi militari USA in Medio Oriente e America latina, John Negroponte è stato assegnato, nel corso degli anni '80 e '90, ad incarichi di vertice all'ONU, alla CIA, come inviato in Honduras e, recentemente, in Iraq. Ricopre oggi la carica di braccio destro di Condoleezza Rice alla Casa Bianca.
Da molti autori, fra cui John Perkins (autore di "confessioni di un sicario dell'economia"), John Negroponte è additato quale testa di ponte dell'attività CIA in america latina: formazione di guerriglieri, appoggio ai dittatori filoamericani (Pinochet in primis), colpi di stato organizzati, centri dove veniva praticata e insegnata la tortura, ecc. Pare, anche, che ebbe un ruolo attivo nel dirigere la guerra segreta contro il governo Sandinista in Nicaragua, nel gestire l'affare Iran-Contra (un traffico d'armi illegale con l'Iran, scoperto sotto il governo Reagan a metà degli anni '80), e nell'addestramento delle "squadre della morte" honduregne.

Dunque, è legittimo avere qualche dubbio sull'immagine di Nicholas Negroponte, spesso disegnato come un computer geek del MIT dalle grandiose visioni futuribili. Magari nulla a che vedere col fratello, certo. Tuttavia, quando in ballo è un'accusa di voler monopolizzare un programma come l'OLPC, con gli indubbi vantaggi in termini di monopolio delle tecnologie e di potere di scambio (politico) verso i paesi aderenti al programma di sviluppo, questi dubbi diventano dei segnali di allarme.
E allora, forse, bene ha fatto Intel a proseguire per la propria strada.

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