venerdì 16 novembre 2007

La tecnologia cinese è realtà




Huawei Technologies è un'azienda cinese specializzata in tecnologie di nerworking e telecomunicazioni. Fra il grande pubblico non è famosa come altri giganti del settore IT, ma dal punto di vista tecnologico è da diversi anni al livello di "mostri sacri" come l'americana Cisco. Con oltre 62.000 dipendenti (di cui il 70% impiegato in progetti di ricerca in 12 centri sparsi per il mondo), un fatturato globale stimato per il 2005 in 6,8 miliardi di euro (di cui 4,9 miliardi da vendite sui mercati internazionali) e cresciuto, rispetto al 2004, del 40%, è a tutti gli effetti una delle maggiori realtà mondiali nel settore IT.

Già fornitore di tecnologie UMTS per operatori telefonici in Asia e America latina, di recente ha chiuso un contratto con Telecom Italia per 1.200 nodi a banda larga da impiegare per il potenziamento della rete in Calabria e Sicilia.
Anche Vodafone ha optato per Huawei, addirittura lanciando una linea di telefonini UMTS in concorrenza con le majors del settore (Nokia, Samsung, Motorola, ecc.), fabbricati in Asia da Huawei e commercializzati da Vodafone col proprio brand.

Fino a pochi anni fa, i prodotti della Huawei erano considerati come l'alternativa economica e meno affidabile rispetto ai fornitori IT tradizionalmente utilizzati dalle TelCo, insomma seguivano il destino della maggior parte dei beni made in China, percepiti come versioni cheap e scadenti di quelli realizzati in USA, Europa e Giappone. Oggi, quello che fu un fenomeno circoscritto ad aree geografiche ad elevatissima specializzazione tecnologica, come Taiwan e Singapore, si allarga alla Cina con effetti prevedibilmente moltiplicati, se non altro per una questione di mera aritmetica anagrafica, ma non solo.
La Cina con i suoi 1,3 miliardi di abitanti, è infatti il mercato interno più vasto del mondo. Un'azienda cinese può dunque crescere enormemente interagendo con l'economia nazionale, ed affacciarsi, in un secondo momento, al mercato globale con una dimensione ragguardevole, sufficiente a porsi subito come concorrente reale di colossi multinazionali.

Insomma, mentre in Europa dibattiamo sui giocattoli fuori norma importati dalla Cina (ma fabbricati, ricordiamolo, dall'americana Mattel) e sui capi di abbigliamento con le firme fasulle, realtà aziendali come Huawei conquistano i mercati ad alto contenuto tecnologico.
Sarà un caso isolato? Assolutamente no, come dimostrano le tante notizie sparse per i media: la ZTE (telecomunicazioni e telefonia mobile, la quale fra parentesi, dichiara di spendere il 10% del proprio fatturato annuo in ricerca) è operativa in Europa e in altri paesi con il proprio brand; China Telecom (rete fissa) conta oltre 220 milioni di utenti in Cina e non porevede ancora di offrire i propri servizi all'estero, per il semplice motivo che ha un mercato potenziale intra moenia ancora tutto da coltivare; China Mobile (telefonia mobile, networking e VoIP), invece, offre servizi di connettività in Cina e Pakistan a oltre 240 milioni di persone, ed è fra le 400 compagnie internazionali più grandi censite annualmente dalla rivista Forbes.

Insomma, dire oggi che l'Italia rimane indietro nella ricerca e rischia di essere sorpassata dai cinesi, è un po' come affermare che i dinosauri stanno rischiando l'estinzione. È un po' tardi, no?

1 commento:

gufo ha detto...

I cicli economici di sviluppo e contrazione si sono sempre succeduti, sono fisioligici, mi sembra pero'che stiamo ora assistendo ad un passaggio di testimone del primato economico dagli USA, il cui modello economico e' perdente, dopato da alchimie finanziarie, alle grosse nazioni emergenti Cina, India senza dimenticare la Russia che e' rimasta dietro le quinte sino ad ora, ma approfittando della debolezza altrui, ritengo rigiochera' un ruolo di primo piano nei futuri equilibri politico economici mondiali.