martedì 2 ottobre 2007

La Finanziaria "chimerica" spiegata ai non addetti ai lavori




Un articolo di T. Boeri e P. Garibaldi pubblicato su LaVoce.info, intitolato "Come dilapidare il tesoretto", ha espresso senza riserve un giudizio negativo sulla Finanziaria 2008, che non riduce l'indebitamento italiano, né favorisce con misure determinanti la crescita del paese.
Ripreso l'articolo dal quotidiano La Repubblica, giunge rapida la risposta del Ministro Giulio Santagata che cerca di difendere le scelte del governo. [LaVoce.info]

Ma in termini semplici e comprensibili ai non addetti ai lavori, cosa sta succedendo?
Il governo è posto ogni anno davanti a diverse scelte di politica economica. Può decidere di usare le tasse per ripagare il debito pubblico, così lo stato avrà in futuro meno interessi finanziari da corrispondere. Oppure, può decidere di spendere i soldi per la crescita e il sociale, in questo caso lasciando il debito com'è o aumentandolo.

Solitamente alle due politiche qui brevemente descritte corrispondono effetti diversi sul sistema-paese: una politica "restrittiva" di riduzione del debito significa meno risorse per la gente, si sceglie cioè di "soffrire un po'" per risanare i conti. Questa scelta è di solito quella consigliata nei momenti di maggiore ricchezza, quando l'economia nazionale cresce e genera più entrate fiscali e la popolazione riesce meglio ad assorbire eventuali riduzioni di spesa pubblica.
L'altra politica, quella dell'aumento della spesa, contribuisce a far crescere il debito pubblico ma, se indirizzata a determinati destinatari con il fine di incentivare i consumi o agevolare determinate attività produttive, sollecita la crescita economica e quindi, la capacità del paese di ripagare il debito in futuro. È un po' come quando una persona contrae un mutuo per acquistare un nuovo impianto per la propria industria, contando sulla capacità di produrre, grazie ad esso, reddito sufficiente a ripagare le rate e avere anche un profitto.

Fin qui tutto chiaro e semplice. Tuttavia nel caso dell'Italia del 2007, il governo sceglie una strana via di mezzo.
Il prelievo fiscale infatti è aumentato non tanto per la crescita della nostra economia, quanto piuttosto per un aumento di controlli fiscali e previsioni tributarie. Si è venuto a creare così il cosiddetto "tesoretto", cioè qualche miliardo di euro di tasse. A questo punto il bivio per il governo: spenderlo per ridurre il debito (come richiedono gli accordi europei), o spendere per dare un'accelerata alla crescita del PIL?
La scelta adottata è un ibrido poco riuscito fra le due, una vera chimera. Mentre infatti il debito non viene ridotto (è questa la critica degli articolisti de LaVoce.info), non viene neppure programmata una spesa per ridare spinta al paese. Infatti, tolti alcuni capitoli degni di menzione (investimenti in case popolari, rimodulazione delle tasse sulle imprese, piccoli sgravi per le famiglie con abitazione in affitto, piccola riduzione dell'ICI, piccolissimo trasferimento di soldi agli "incapienti", cioè a quelle persone che hanno un reddito così basso da non poter utilizzare le esenzioni fiscali) il resto... è niente.

È niente perché non si prevedono interventi volti a tagliare il cuneo fiscale sul costo del lavoro, non ci sono aiuti per le nuove imprese nonostante il chiaro malfunzionamento della gestione dei fondi strutturali e sociali da parte di Sviluppo Italia. Non ci sono previsioni per sostenere il reddito delle famiglie, per aiutare i giovani precarizzati, insomma per dare nuova scossa ai consumi e quindi all'economia italiana, che dipende in larga parte dalla domanda interna del paese. Non c'é niente, in questa Finanziaria, per risolvere il problema energetico di dipendenza dagli idrocarburi, né per la ricerca (a parte un credito d'imposta, già esistente, che viene aumentato da 15% a 40%).
Insomma, non c'è nulla che faccia prevedere una possibile accelerazione del prodotto italiano (attualmente crescente ad un ridottissimo 1,5% [ilSole24Ore]) e, di conseguenza, nulla che permetta di sperare in una futura riduzione del debito pubblico (che invece aumenta eccome, con un deficit pubblico del 2,2%).

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