mercoledì 10 ottobre 2007

Giudizi internazionali sulla Finanziaria 2008



Quando viene annunciata una legge Finanziaria, è inevitabile che si sollevi un coro di proteste, persino qualora quella legge sia davvero la migliore possibile. Sindacati, partiti all'opposizione e "vox populi" si scagliano contro e, chi per un motivo, chi per un altro, manifestano in ogni possibile piazza il proprio dissenso.

Dunque, niente di nuovo nel leggere le critiche di Confindustria (nonostante il bel regalo del taglio all'IRES) e dei sindacati. La mia giovane memoria non ricorda un anno in cui queste parti sociali abbiano assentito con gioia alle scelte del governo in carica, fosse esso di destra o di sinistra.

Un po' più interessanti le osservazioni degli organismi tecnici. Mario Draghi alla guida di Banca d'Italia sembra pensarla come gli economisti de LaVoce.info, quando afferma: "I progressi nella riduzione degli squilibri di bilancio sono modesti" [ANSA], e anche la Corte dei Conti ha recentemente espresso "perplessità e preoccupazione" sulla manovra, dato che "il nodo della finanza pubblica resta non risolto" [ANSA].

Ancora più interessante appare rilevare la percezione che, all'estero nelle sedi opportune, si ha di questa Finanziaria.
Il commissario europeo agli affari monetari, Joaquin Almunia, è stato lapidariamente critico sostenendo che si tratti di una Finanziaria non ambiziosa, e soprattutto insufficiente sul lato del contenimento del debito italiano: "Al di là della correzione del deficit eccessivo, non possiamo ignorare che l’Italia ha un debito pubblico insostenibile, che ogni anno costa il 4,5% del Pil. Questa situazione non può protrarsi all’infinito". [Il Tempo]
Le società di rating, come Moody's, Fitch e S&P, non hanno migliorato il punteggio del debito italiano, già degradato circa un anno fa. "Senza interventi sulla spesa pubblica di natura strutturale – dicono da Moody’s – si ritiene che nel lungo periodo possa rivelarsi difficile affrontare il disavanzo di bilancio" [l'Occidentale]

Le stime per la crescita italiana sono rivedute al ribasso dal Fondo Monetario Internazionale (nel quale, per inciso, il nostro Padoa Schioppa è stato nominato nuovo Presidente del comitato finanziario e monetario), che dal 1,7% stimato in metà settembre passa al 1,3%, un valore inferiore al 1,5% previsto dall'attuale governo. [ilSole24Ore]

È da dire che qualche giudizio positivo è venuto dalla stampa economica, in particolare dal Wall Street Journal e dal Financial Times, mentre rimane estremamente critico l'Economist.

In conclusione di questa veloce rassegna, due parole di commento.
Tutte le critiche internazionali vertono sull'occasione mancata di ridurre il debito pubblico impiegando l'extragettito. Prodi ha ribattuto che non si può pensare solo agli aspetti finanziari, e che un paese con i conti in pareggio subito, può diventare un paese morto di fame altrettanto rapidamente.
Personalmente concordo, in astratto, con questa idea di Prodi, anche perché un paese forte dal punto di vista produttivo, che si avvantaggia di un mercato interno per sostenere le proprie imprese, è un paese che può fronteggiare il rimborso futuro di un debito anche molto alto, come hanno dimostrato negli anni passati le esperienze Giapponese e Statunitense.
Tuttavia, c'è da dire che l'extragettito è stato speso male, e non porterà ad un miglioramento sensibile del mercato interno, o della ricerca italiana, o del tessuto produttivo. Questo perché si è scelta una via di microinterventi, di spese una tantum e soluzioni che hanno più della propaganda politica che non dell'intervento economico mirato ad ottenere un risultato.

Rimango quindi della mia idea espressa pochi giorni fa (in questo articolo). L'extragettito dovrebbe essere utilizzato o per ridurre il debito, come ci spingono a fare i nostri partners europei, oppure per un programma, serio e ben meditato, di ripresa dei consumi e del prodotto nazionale.
Le vie di mezzo, tipiche della politica "mediana" all'italiana, in questo caso sono controproducenti e rischiano di affossare un'economia già da tempo in crisi.

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