venerdì 7 settembre 2007

La ristrutturazione postfordista del commercio di droga




ANSA, 6 settembre 2007: Il presidente Napolitano auspica un ulteriore sforzo delle istituzioni contro la criminalita' organizzata. "Il mio piu' fermo auspicio e' che Governo, Parlamento e Istituzioni democratiche compiano ulteriori sforzi per affrontare e debellare i fenomeni criminali che segnano tanta parte del nostro Paese".

Se tutti noi cittadini applaudiamo alla dichiarazione di intenti del Presidente, sarebbe da discutere "come" combattere il crimine. Il recente provvedimento di indulto non sembra avere aiutato in questo senso. È pur vero che le carceri sono in uno stato di sovraffollamento disumano, ma ciò non toglie che, dati alla mano, sembra che i crimini post- indulto abbiano subito un'impennata (su laVoce.info è stato pubblicato un confronto statistico, molto interessante, che evidenzia un aumento del numero di rapine in banca in questo ultimo anno).

Ma lasciamo pure da parte il piccolo crimine, e guardiamo ai grandi affari che la criminalità organizzata conduce in scenari internazionali. Scrive Saviano in Gomorra: "tra i maggiori proventi si confermano quelli legati all'ambito degli appalti dei lavori pubblici e delle imprese (17.520 milioni di euro), estorsione ed usura (13.520 milioni), prostituzione (5.104 milioni) e traffico di armi (4.774 milioni). Continua il primato della 'ndrangheta principalmente per gli affari legati al traffico di droga (22.340 milioni di euro), seguita da cosa nostra (18.224 milioni), camorra (16.459 milioni, alias 16 miliardi e mezzo) e sacra corona unita (1.999 milioni)".
Dunque, il commercio di droga nel complesso continua a figurare al primo posto, particolarmente per gli affari della 'ndrangheta che richiama l'attenzione dei media in Germania come a Locri.

In uno studio dell'economista Paul De Grauwe, dell'aprile 2007 ("Globalization and the price decline of illicit drugs"), viene analizzato il fenomeno che Saviano chiama di "ristrutturazione postfordista" nel mercato internazionale della droga. I risultati sono di estremo interesse per comprendere cosa accade nel segreto mondo del crimine organizzato e per stabilire quale sia la strategia politica migliore per affrontarlo.

Il prezzo della dose di droga al consumatore è determinato da tre componenti fondamentali:
1) il prezzo praticato dai produttori, cioè da coloro che coltivano il prodotto: foglie di coca, papavero da oppio, piante di cannabis, ecc.
2) l'intermediazione, cioè il prezzo assorbito dalla catena di esportatori e raffinatori del prodotto.
3) variazioni della domanda di droga rispetto all'offerta.

Lo studio di De Grauwe evidenzia che il produttore incide sul prezzo finale solo per un 2-3% del totale. Inoltre, le quantità di droga prodotte nel mondo sono in aumento costante. La domanda di droga appare aumentare in maniera superiore alla quantità prodotta: ciò dovrebbe causare un innalzamento dei prezzi secondo il canonico modello di domanda-offerta, mentre si osserva dal 1990 una drastica riduzione dei prezzi di cocaina, eroina e marjuana in Europa e negli USA (cioè i principali mercati mondiali).

Il risultato dello studio evidenzia, perciò, che la riduzione nei prezzi è dovuta essenzialmente a modificazioni nel margine di intermediazione, dovuto a due fattori contemporanei:
1) una maggiore efficienza della criminalità organizzata (ecco il postfordismo raccontato da Saviano) agevolata anche dalle nuove tecnologie, che permette di ridurre il numero di intermediari, il costo di stoccaggio e di trasporto. Inoltre, l'aumento del commercio internazionale e quindi del numero di voli consente di nascondere più facilmente il prodotto, e la complessità del sistema finanziario apre nuove vie per il riciclaggio di denaro.
2) l'esistenza di un premio per il rischio. In altre parole, gli intermediari trattengono margini maggiori quanto più sale il rischio del crimine commesso.
Questo secondo fattore significa che una politica più restrittiva sul lato dell'offerta di droga può essere compensata dal fatto che i criminali alzano il premio per il rischio, quindi il profitto, e dunque richiamano più investimenti del crimine organizzato attirato dai maggiori guadagni attesi rispetto ad altri investimenti (estorsione, appalti, ecc.)

La conclusione è che allo stato attuale, con i prezzi della droga che scendono continuamente ed hanno già reso la cocaina, prima "droga dei ricchi", un bene di largo consumo, un aumento di politiche restrittive sul lato dell'offerta (cioè: aumento dei controlli di polizia, divieti di produzione, ecc.) viene compensato dall'ingresso nel mercato di più agenti attratti dalla crescente profittabilità del settore, il che abbassa di nuovo il margine di intermediazione riportandolo al valore iniziale.
Qual è dunque, da un punto di vista economico, la soluzione politica da adottare? Per quanto detto, ci sono due strada da seguire:
1) una politica che riduca la domanda di droghe, attraverso azioni di prevezione, informazione ed educazione;
2) una depenalizzazione del traffico di droga. Ciò causerebbe un drastico calo nel premio di rischio e dunque nei profitti del settore, e allontanerebbe coloro che sono stati attratti nel business dall'alto guadagno atteso.

Nel discutere i provvedimenti sulla sicurezza, in questi giorni al vaglio del Ministro Amato e sotto i fari dei media, si faccia attenzione a non cadere in soluzioni facili, ma inutili o perfino controproducenti.
Alla criminalità bisogna chiudere i cordoni della borsa, questa è l'unica via per una guerra reale a 'ndrangheta, mafia e camorra.

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