giovedì 6 settembre 2007

Gli effetti reali della bufera subprime




Il prof. Amodeo, insigne studioso partenopeo di economia aziendale, soleva ripetere che l'equilibrio finanziario (fra attività e passività finanziarie) è sì importante nel breve e medio periodo, ma è l'equilibrio economico (fra costi e ricavi) a determinare la sopravvivenza e la redditività di un'impresa.
In questo semplice concetto sta una grande verità applicabile alle aziende come ai macrosistemi economici: è il prodotto reale a determinare la ricchezza delle nazioni, non la sua espressione numerica, monetaria, finanziaria.

Quando i mutui subprime statunitensi si sono rivelati ed hanno iniziato l'onda di perturbazioni nelle borse di tutto il mondo, la reazione delle banche centrali, così come le preoccupazioni della stampa specializzata, si sono focalizzate sulle quotazioni. Le immissioni dosate di liquidità hanno smorzato le oscillazioni dei prezzi sui mercati regolamentati e, forse, hanno arginato una ondata di illiquidità che avrebbe potuto tracimare in altri settori.
Dunque bene hanno fatto FED, BCE e banche centrali asiatiche, ma adesso è tempo di spostare la nostra attenzione alle cause "reali" di queste perturbazioni.

In un articolo del 18 agosto (qui) mi domandavo appunto se l'euforia per la quiete dopo la tempesta indotta dagli interventi suddetti fosse giustificata, o se piuttosto non ci si dovesse interrogare sul destino delle famiglie americane rovinate dai mutui, e sulle politiche che il governo USA adotterà per fronteggiare questa ondata di povertà. Puntuale come un orologio la notizia pubblicata oggi [ilSole24Ore], che riporta un aumento dei pignoramenti di immobili, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, del 44%.
Se a ciò si aggiunge la non rosea situazione delle fasce a basso reddito (descritta in questo articolo), è evidente che la recessione statunitense è praticamente una realtà inevitabile, ed è ben più preoccupante del saliscendi dei corsi azionari perché si rifletterà in una contrazione dei consumi anche qui da noi.

Perciò, rinnovo il mio interrogativo: in cosa consisterà l'azione di governo USA? Quali strumenti metterà in campo per contrastare l'impoverimento di oltre 36 milioni di americani, cui si sommano ora le famiglie senza casa dei neo-pignorati?
La risposta a questa domanda, a mio parere, è la principale determinante per l'andamento economico dei prossimi mesi nei paesi OCSE.

AGGIORNAMENTO (7-9-07): il Financial Times commenta i dati occupazionali USA di periodo, assolutamente negativi. Si rileva la prima caduta nell'occupazione in 4 anni, con un taglio di 4.000 lavoratori a fronte delle previsioni di Wall Street che indicavano un aumento dei posti di lavoro per lo stesso periodo di +110.000 impieghi. Anche il governo afferma che, nei mesi di giugno e luglio, sono stati creati 81.000 posti di lavoro in meno rispetto alle previsioni.
Molti dubbi sono sollevati su un possibile taglio del tasso ufficiale di sconto da parte della FED.

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