lunedì 24 settembre 2007

Ahmadinejad e il metodo diplomatico




Mahmoud Ahmadinejad, Presidente della Repubblica Iraniana dal 2005, si è dimostrato un genio nel gestire le relazioni internazionali.
Assediato dagli Stati Uniti e dalle nazioni aderenti al patto NATO, aperto avversatore dello stato di Israele e sostenitore di un nuovo corso per gli stati mediorientali che dovrebbero, secondo quanto mi pare di intendere dalle dichiarazioni rilasciate, abbandonare la politica filo-occidentale per unirsi in una gestione congiunta dell'area (sembra, questa, una critica mirata a Qatar, Bahrain ed Egitto, forse anche ai sauditi e al Pakistan di Musharraf), Amahdinejad riesce a districarsi attraverso la campagna denigratoria intessuta dalla stampa internazionale senza scomporsi e senza perdere colpi.

All'annuncio dell'avvio del programma nucleare iraniano, si è sollevato un polverone mediatico. Immediata l'aggressione verbale degli Stati Uniti: "intollerabile". Stesso termine, "intollerabile", utilizzato dalla cancelliera Angela Merkel. Ahmadinejad risponde più volte per le rime: "Se ci attaccano gli faremo rimpiangere l'azione", mostra i muscoli e non arretra. Gli speakers occidentali rimangono un po' spiazzati, e intanto Ahmadinejad dopo la sferzata offre la mano, invita chiunque lo desideri a visite guidate dei nuovi centri di arricchimento dell'uranio, poi getta ironicamente acqua sul fuoco sulle affermazioni belligeranti del neo-Ministro francese Kouchner ("non prendiamo sul serio i commenti" avrebbe detto Amahdinejad ai giornalisti).

La comunità internazionale non lascia la presa, viene attivata una procedura in seno all'ONU e da più parti (USA in testa, ora coadiuvati dalla Francia di Sarkozy) si reclamano sanzioni economiche e si adombrano interventi armati. Ahmadinejad fa visitare gli impianti ai tecnici ONU, e intanto si muove ammorbidendo la Russia di Putin che pone il veto in seno al Consiglio di sicurezza e stringe accordi di commercializzazione per Gazprom. Fa visita al presidente venezuelano Hugo Chavez, dichiarato oppositore del governo Bush, e assieme stringono accordi commerciali e di investimento (è previsto a giorni un nuovo incontro fra i due, cui seguirà anche una visita a Evo Morales in Bolivia).

USA e Francia, mentre cercano un modo per aggirare il veto russo, spingono l'ONU all'azione. Ahmadinejad fa spallucce e risponde che "dal nostro punto di vista, il dossier nucleare dell'Iran è chiuso". Ribadisce inoltre: "commette un errore chi pensa di fermare il programma nucleare iraniano con sanzioni economiche". [ANSA]
Le dichiarazioni del ministro Kouchner sono ora per un'intensa opera di negoziazione, e anche la Cina si associa ad affermare la propria contrarietà ad azioni militari contro l'Iran: "riteniamo che i negoziati diplomatici siano il modo migliore per risolvere i problemi...ci opponiamo alle minacce incontrollate dell'uso della forza nei rapporti internazionali" ha affermato un portavoce del governo. [AGINews]

E intanto, serafico e sorridente, Ahmadinejad atterra negli USA, nella bocca del leone e preceduto da una settimana mediatica all'insegna di titoli del calibro di "Il pazzo iraniano cammina tra di noi" e "Il male e' atterrato a New York", per un summit delle Nazioni Unite. Non perde occasione per una conferenza presso la Columbia University (lui che è stato professore universitario di ingegneria civile), per uno scambio di idee con studenti e docenti. Avrebbe voluto anche fare una visita a ground zero, ma le autorità lo hanno vietato.
Alla Columbia viene interrotto da manifestanti e finisce quasi in rissa. Il suo commento: "Sono sorpreso che in un Paese che dice di avere la libertà di espressione ci siano persone che vogliono prevenire altre dal parlare" [la Stampa].

Interrogato dai giornali sul programma atomico, risponde quasi stupito: "che bisogno abbiamo di una bomba nucleare?". Sul tema di Israele, contro il quale ha sempre sparato attacchi dai toni un po' forti, smentisce ogni intenzione militarista: "Teheran, ha detto anche Ahmadinejad, non riconosce Israele, perche' e' un regime basato sulla discriminazione e l'occupazione, ma assicura che non saranno lanciati attacchi ne' contro Israele ne' contro altri Paesi" [il Corriere della Sera]
Addirittura, oggi al TG3 vedo Giovanna Botteri a New York, intervistare un gruppo di ebrei ortodossi (abbigliati alla maniera tradizionale, con treccine, zucchetto e abito nero). Interrogati sul pericolo per Israele costituito dall'Iran, rispondono che non è vero, che si tratta di una montatura mediatica dei sionisti israeliani (!!!).

Insomma, Ahmadinejad tiene testa all'impero USA-NATO, si muove come nelle migliori strategie di Sun Tzu, e sembra focalizzare e intensificare l'azione antiamericana (o più esattamente dovrei dire "parallela al sistema economico USA") di stati quali Russia, Cina e Venezuela.
Se riuscirà a trascinare con sé altre nazioni, che siano o meno a forte presenza islamica, ma ricche di risorse petrolifere come il Venezuela e la Russia, il futuro potrà riservarci inediti scenari geopolitici.

Lo si può stimare, temere od odiare, ma è innegabile l'incredibile capacità di Ahmadinejad di cavalcare l'onda mediatica senza mai cadere, in una perfetta alternanza di pugni duri e totale apertura al dialogo o, come un taoista forse direbbe, di "alternanza di ferro e di acqua".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Lo si può stimare, temere od odiare, ma è innegabile l'incredibile capacità di Ahmadinejad di cavalcare l'onda mediatica senza mai cadere, in una perfetta alternanza di pugni duri e totale apertura al dialogo o, come un taoista forse direbbe, di "alternanza di ferro e di acqua".
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3 settimane fa 15 persone condannate a morte perchè accusate di omosessualità o spaccio di droga.
Le proteste di Massimo D'Alema hanno scatenato la reazione del tuo caro pupillo: "fatt i cazz tua", la risposta iraniana.

Caro disinformatore. Sarei ben felice di mandarti a quel paese (in senso proprio fisico in iran più che figurato).

Diego d'Andria ha detto...

Gentile lettore anonimo,

non ho mai affermato di appoggiare la politica liberticida del governo iraniano.
Per mia natura sono un convinto liberista, e trovo assurdo non solo lo strumento della condanna a morte, ma anche l'adozione di leggi che impongano comportamenti e costumi i quali, secondo buonsenso, dovrebbero essere lasciati alla libera determinazione di ogni cittadino.

Se avrai la pazienza di rileggere il mio articolo con attenzione, vedrai che il messaggio che desideravo trasmettere è un altro, e cioé che grazie alla politica imperialistica e irrispettosa del governo statunitense (avallata, o almeno non sanzionata, dai partners internazionali), perfino un estremista come Ahmadinejad può riuscire, agli occhi del lettore medio di quotidiani e riviste, più accattivante di un Bush bombardatore di città.

È peraltro evidente che la politica iraniana, ora tesa all'ottenimento di armi nucleari, è così "estrema" e khomeiniana dal trattenere altri paesi di cultura islamica dall'aderire alle sue proposte di pan-islamismo.

Ciò detto, rimane la mia opinione sull'abilità di Ahmadinejad di fronteggiare, sul campo di battaglia dialettica di quotidiani e televisioni, i grandi stati occidentali a viso aperto, spesso spuntandola come il più abile degli oratori.
Enorme è, inoltre, la sua capacità di muoversi fra gli interstizi lasciati dai contrapposti schieramenti: attacca gli USA, ma si para dietro il veto cinese; spara contro Israele, ma stringe la mano a Putin e Chavez.

Se non è abilità questa (un'abilità "diabolica" se vogliamo), allora cos'è?