sabato 25 agosto 2007

Spia rossa per il petrolio



Mentre la spesa per le famiglie cresce in Italia (ANSA), anche a causa della dipendenza energetica dall'estero e dagli idrocarburi, si continua a dibattere sul petrolio e a chiedersi: quanto ce n'é ancora? (ad esempio in questo articolo di Beppe Grillo).

Secondo stime accreditate (1) attualmente consumiamo 84,5 milioni di barili di petrolio (bp) al giorno nel mondo.
La domanda è prevalentemente concentrata nelle Americhe che ne consumano oltre 30 mln (il 24% del consumo mondiale è assorbito dagli Stati Uniti), seguono i paesi asiatici e del pacifico che, tutti assieme, prendono 24,4 mln di bp/giorno (la Cina da sola vale per il 9% del consumo mondiale, il giappone per il 6%, la Russia per il 3,3%), e l'Europa che ne consuma 16,3 mln (l'Italia è il 13° consumatore mondiale con una quota del 2,2%).

La domanda di petrolio cresce ad un ritmo del 2,2% annuo. I consumi che aumentano più rapidamente sono quelli delle nazioni africane con il 5% annuo, che però in valore ne consumano appena 2,9 milioni di bp/giorno (l'Africa, per inciso, presenta secondo l'OECD un tasso di crescita del PIL del 4%).
Seguono i paesi asiatici e del Pacifico con una crescita annua del 3,25% trainati da Cina, Giappone, Russia, India e Corea del Sud. In Europa la domanda di petrolio è abbastanza stazionaria e cresce meno del 1% annuo, a fronte di un tasso medio di crescita del PIL del 1,4%.

A fronte di questi consumi, la produzione equivale la domanda (85 mln bp/giorno) e si distribuisce in modo assolutamente diseguale. I maggiori produttori sono attualmente: Arabia saudita 13,3%, Russia 12%, USA 8,4%, Iran 4,5%, Cina 4,5%, Messico 4,5%, Canada 3,9%, Emirati arabi 3,6%, Venezuela 3,5%, Norvegia 3,4%. Seguono Kwait (3,3%), Nigeria, Algeria, Iraq, Libia (2,2%). (2)

Si calcola che le riserve accertate nel mondo, cioè la quantità di petrolio scoperta ma non ancora utilizzata, ammonti a circa 1.208 miliardi di bp. A queste si sommano gli stock di petrolio greggio detenuti dai paesi industriali, ammontanti ad una cifra di cui si ignora l'esatto valore ma che oscillerebbe attorno ai 1.300 mln di bp.
Queste riserve "certe" si trovano nei seguenti paesi: 22% in Arabia Saudita, 11,4% in Iran, 9,5% in Iraq, 8,4% in Kwait, 8,1% in Venezuela, 6,6% in Russia, 3,5% in Libia, 3,3% in Kazakhstan, 3% in Nigeria. (2)

Con i dati qui riportati, immaginando che il tasso di crescita della domanda rimanga costante al 2,2% nei prossimi decenni (ciò è alquanto improbabile visto che paesi come Cina, India e altri stanno attraversando la fase di industrializzazione, ma preferisco per il presente articolo, mantenermi su ipotesi ottimistiche), le riserve certe e gli stock di greggio finiranno entro 30 anni.

A questo punto entrano in gioco diverse ipotesi. Focalizzando l'attenzione solo sul lato dell'offerta, il punto cruciale è quante riserve oltre quelle certe esistono. Qui le stime variano enormemente: c'è chi afferma che abbiamo più di 2.000 miliardi di bp in scisti oleosi e pozzi ancora da scoprire, chi invece non arriva a 500.
Anche nell'ipotesi più ottimista, con l'attuale ritmo di crescita dei consumi non arriveremo a 60 anni.

Ci sono però le fonti alternative: solare, eolico, ecc. Attualmente solo una minima percentuale dell'energia mondiale è prodotta così. Immaginiamo che tutto il petrolio sia usato per fini energetici e carburanti e che si riesca, in pochi anni, a raggiungere un'eccezionale quota del 20% di elettricità e carburanti da fonti ecocompatibili. Quanti anni guadagneremmo prima della fine del petrolio? Nell'ipotesi ottimista (oltre 2.000 miliardi di riserve non accertate), arriveremmo a 70 anni da oggi.

Insomma, comunque la si voglia vedere, entro una generazione umana il petrolio sarà finito. Possiamo attingere al carbone e al gas naturale per supplire alla sua mancanza, ma anche loro finiranno e ci daranno tempo al massimo fino alla fine del secolo.
Se il problema energetico verrà affrontato oggi, potremo ammortizzare gli effetti dovuti allo shortage mondiale, gli aumenti dei prezzi, le guerre per il controllo delle riserve (le quali come illustrato, sono concentrate in pochi paesi). Potremo anche consentire ai paesi arretrati di svilupparsi, dato che l'industrializzazione richiede grandi quantità di energia per realizzarsi.

Se rimandiamo a domani, il tempo potrebbe non bastare per una riconversione globale ad altre fonti di energia.



Fonti:
(1) OECD, Oil market report, agosto 2007
(2) British Petroleum, World Statistics, giugno 2007

1 commento:

Peter ha detto...

La domanda non è "quando finisce", ma "quando la produzione inizierà (o è iniziata) a calare".
Puoi trovare informazioni interessanti sul blog Petrolio (http://petrolio.blogosfere.it), su quello di ASPO Italia (http://www.aspoitalia.blogspot.com/) e su tanti altri siti.
Saluti Peter