domenica 5 agosto 2007

Monnezza connection: i termovalorizzatori



Mentre la provincia di Napoli continua a rimanere sommersa dai rifiuti, nonostante le parole cariche di speranza del sindaco Iervolino, si parla con insistenza di termovalorizzatori.
Anche in altre province d'Italia sono richiesti, ad esempio a Salerno e Latina, e parallelamente sorgono i comitati del "No".

Per "termovalorizzatore" si intende un impianto nel quale i rifiuti vengono bruciati, ed eventualmente, il calore così prodotto viene recuperato per generare energia elettrica, o per riscaldare siti geograficamente vicini. Quindi in pratica, si tratta dei vecchi "inceneritori" con l'aggiunta, eventuale, di un sistema di raccoglimento e sfruttamento del calore.

Questo tipo di impianto, tecnicamente molto semplice, presenta numerosi svantaggi:
  1. Emissioni e residui: i rifiuti sono composti da un mix di sostanze. Nell'immondizia si trovano plastiche, farmaci, residui di liquidi (detersivi e altro). Anche a casa potete fare un semplice esperimento: prendete una pezzetto di bottiglia di plastica, di quelle assolutamente igieniche usate per contenere l'acqua da bere, e bruciatelo: vedrete la puzza, il fumo nero e tossico, e un residuo di cenere appiccicoso. È esattamente ciò che avviene all'interno di un inceneritore, ma moltiplicato per tonnellate di rifiuti e per migliaia di diversi composti chimici. Tutti questi fumi e residui secchi, evidentemente, non sono compatibili con l'ambiente.
  2. Polveri sottili: molti studiosi affermano che i rifiuti bruciati producono anche nano-polveri, le quali se respirate, produrrebbero svariati danni sanitari anche molto gravi. Queste nano-polveri sono difficili da catturare con i tradizionali filtri alle emissioni aeree, come i precipitatori di particelle.
  3. Puzza: gli inceneritori puzzano. Perciò, è improponibile che vengano posizionati vicino a centri abitati o agricoli. La lontananza dall'abitato limita la possibilità di riutilizzare il calore prodotto dalla combustione.
  4. Bassa efficienza energetica: nei casi in cui il termovalorizzatore produce elettricità, la capacità di conversione è bassa.
Se dunque diciamo no ai termovalorizzatori, ma allo stesso tempo la raccolta differenziata stenta a raggiungere livelli consistenti del totale dei rifiuti, cosa si può fare?

Si può imitare la scelta di paesi come la Germania, dove da tempo si costruiscono "gassificatori" (che non sono i "rigassificatori, tutt'altra cosa).
In un gassificatore, i rifiuti non sono bruciati, ma riscaldati. In questo modo perdono volume e peso (fino anche al 90% a seconda del tipo di materiale), e rilasciano una miscela di gas.
Questi gas sono poi utilizzabili a valle del ciclo, in un motore o in una speciale fuel cell, per produrre elettricità (con un rendimento più che discreto) e calore, utilizzabili per il consumo energetico del gassificatore.

In pratica, un gassificatore produce quantità minime di micropolveri, si autoalimenta dell'energia che esso stesso produce, riduce enormemente le trasformazioni chimiche dannose all'ambiente (quelle che producono acidi, CO e ossidi di zolfo e azoto).
Allora perché i politici italiani non si aggiornano, archiviano l'idea di nuovi termovalorizzatori/inceneritori, e cominciano a parlare delle tecnologie che in Europa sono già realtà?

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