mercoledì 29 agosto 2007

La povertà che avanza (in Europa e negli USA)




Da tempo viene fatto notare un aumento del divario fra le fasce più ricche e quelle più povere della popolazione residente nei paesi ad elevata industrializzazione.

La percentuale di europei a rischio di povertà, calcolata dall'Eurostat dopo gli eventuali sussidi di solidarietà erogati dallo stato, ammontava nel 2006 al 16%, e questa percentuale sale al 19% fra i giovani sotto i 25 anni e gli anziani sopra i 65 anni. Detto in altri termini: un cittadino europeo su cinque, se giovane o anziano, è a rischio di povertà.

In Italia secondo dati ISTAT del 2006, i poveri in Italia sono in aumento e superano i 7,5 milioni, pari al 13,1% della popolazione residente. Inoltre, una famiglia su 10 fra quelle non povere è a rischio di diventarlo
.

Negli Stati Uniti, secondo dati recenti del Census Bureau [Herald Tribune], il reddito annuo di una famiglia media americana è inferiore di $ 1.000 rispetto all'anno 2000. Dal 2000 al 2006, 5 milioni di americani sono entrati nel bacino della povertà che raggiunge oggi i 36,5 milioni di anime. In tutto, le famiglie povere sono stimate essere il 12,3%.
L'Herald Tribune commenta i dati osservando che l'ultima recessione risale al 2001, e che "questa potrebbe entrare nella storia come l'unica espansione sostenuta, nella quale i redditi di una tipica famiglia americana non ha più raggiunto lo stesso livello di picco del ciclo precedente". Ancora, l'Herald Tribune continua affermando che "i proventi della crescita nazionale sono fluiti quasi esclusivamente verso i ricchi e i ricchissimi, lasciando poco e nulla per tutti gli altri".

Questi fatti sono allarmanti soprattutto considerato che si parla dei paesi più ricchi e industrializzati del mondo. La redistribuzione della ricchezza diventa allora un problema centrale, da affrontare subito sia all'interno delle singole nazioni, sia nei consessi internazionali.

In questo contesto ben venga l'esortazione dell'on. Bertinotti [ANSA] che afferma: "Il paese ha bisogno di una operazione complessa di redistribuzione della ricchezza".
Verissimo, e infatti c'è chi (come me, ad esempio in questo articolo) da tempo chiede una riforma del welfare, e l'introduzione di ammortizzatori sociali seri quali il reddito minimo garantito.
Un'operazione del genere, valutabile in prima approssimazione attorno ai 12 miliardi di euro, è possibile se accompagnata da una riforma dei sostegni sociali già esistenti (CIG e simili) e da tagli sul costo degli statali inutili, senza aumentare il deficit né le tasse. Anzi, un ammortizzatore generale consentirebbe più facilmente i tagli di personale necessari nel settore pubblico, e la creazione di un mercato del lavoro dinamico ed elastico.

Auspico che dalle parole, si arrivi rapidamente a fatti concludenti.

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