sabato 4 agosto 2007

La crisi Italiana in linee colorate



Che l'Italia abbia eroso gran parte della ricchezza guadagnata durante il boom economico è una certezza, lo avvertiamo nella vita di tutti i giorni, lo subodoriamo nelle scalate che i capitali stranieri compiono (se non vengono intralciati dal Fazio della situazione) nelle nostre compagnie di bandiera.

Gli indici macroeconomici ce lo confermano: ultimi nel tasso di crescita del PIL fra i paesi industriali, non meglio collocati per disoccupazione, inflazione, deficit di bilancio, PIL pro capite.
La lettura e il confronto degli indici macroeconomici è però operazione da perdere la vista, sono tanti i numeri e le serie storiche e il confronto, per un non addetto ai lavori, è disagevole.
Allora per avere un colpo d'occhio immediato del posizionamento del nostro paese, ho preparato dei grafici comparativi, basandomi sui dati pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale per gli anni dal 1980 al 2007 (con, in più, le proiezioni previste per il 2008).

La linea rossa più spessa rappresenta l'Italia.



In questo primo grafico è evidente la perdita di competitività che subiamo dal tracollo del '93. Mentre in tutto il decennio1981-1992 in qualche modo il ritmo di crescita della nostra economia regge il confronto col resto del mondo, dalla fatidica data del 1993 non ci siamo più ripresi e costituiamo la bottom line d'Europa.



In questo secondo diagramma, si evidenzia come il nostro tasso di disoccupazione, pur rientrato dall'11% degli anni '90, rimane fra i più alti dei paesi industriali.
Se non si fossero introdotte le forme di lavoro precario dei Co.co.co. e della "legge Biagi", il nostro tasso di disoccupazione sarebbe più alto di almeno 2 punti percentuale, collocandoci fra gli ultimi posti per utilizzo della forza lavoro.



L'ultima immagine racconta l'andamento dei tassi di inflazione, per i quali siamo abbastanza allineati al resto del mondo.
Ciò che è interessante notare è l'impatto positivo che il regime di cambi semifissi con i paesi europei e, poi, l'introduzione dell'Euro, ha avuto sull'inflazione italiana, contrariamente a quanto affermano gli antieuropeisti. Rispetto ai tassi degli anni '80, mostruosamente alti, oggi l'Italia si confronta su variazioni dell'ordine del decimo di punto percentuale, una novità notevole per una nazione che ha vissuto, appena 25 anni fa, con un tasso di oltre il 15%.

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