mercoledì 1 agosto 2007

Italia paese di banche e finanziarie



La rivista Forbes.com pubblica ogni anno un elenco, contenente le 2000 società per azioni più grandi al mondo per fatturato, utili, patrimonio e valore di mercato.

L'Italia si difende bene, vantando una presenza di 42 compagnie.
Fra queste troviamo i nomi che ci aspetteremmo: Pirelli, Mediaset, Fiat. Ci sono 8 aziende pubbliche o ex- pubbliche: Telecom Italia, Autostrade, Alitalia, Enel, Terna, ENI, Finmeccanica, AEM. Resiste in classifica Parmalat nonostante le vicissitudini subite.

Ciò che ho trovato interessante è però un altra informazione. Delle 42 voci, ben 23 sono banche, assicurazioni e "diversified financials". Significa che il 54% delle grandi public companies nostrane, incluse nell'elenco di Forbes, proviene dal settore finanziario, una quota molto più alta dei nostri partners europei.
Se infatti prendiamo le nazioni dell'area Euro con il più alto valore aggregato di impieghi del settore finanziario, nell'ordine presentano quote ben più contenute:
  1. Germania 22,8% su 57 voci
  2. Francia 19,7% su 66 voci
  3. Italia 54,7% su 42 voci
  4. Spagna 36,1% su 36 voci
  5. Paesi Bassi 24,1% su 29 voci
  6. Belgio 27,2% su 11 voci
Anche gli altri membri del G8 non raggiungono una quota vicina a quella italiana: gli USA su 659 aziende incluse da Forbes, presentano 159 finanziarie (il 24%). Il Regno Unito il 26% su 126 voci. Il Giappone è l'unico ad avere una quota paragonabile a quella italiana: 48% su 191 voci.

Come mai l'Italia vanta così tante banche e assicurazioni fra le 2000 "big" del mondo? E perché l'Italia, con un tasso di crescita del PIL tanto sofferente, è il terzo paese dell'area Euro per impieghi bancari (dopo Francia e Germania)?

Prima l'Italia era conosciuta all'estero per la Ferrari, la Fiat 500, il buon cibo, l'ENI di Mattei, gli abiti di Valentino e Armani.
Ora saremo quelli dei depositi bancari e delle polizze full risk?

Nessun commento: