venerdì 17 agosto 2007

Il multilateralismo asiatico




"In questo tempo di decisioni così fatali quello che dobbiamo dire ai nostri concittadini pare soprattutto questo: dove la fiducia nell'onnipotenza della forza fisica ha il sopravvento sulla vita politica, tale forza assume una vita a sé, e si rivela superiore agli uomini che pensano di usare la forza come strumento. La proposta militarizzazione della nazione non solo ci espone immediatamente a una minaccia di guerra; distruggerà anche con lenta ma sicura gradualità lo spirito democratico e la dignità dell'individuo nel nostro paese. L'asserzione che sarebbero gli eventi all'estero a costringerci ad armarci è errata e dobbiamo combatterla con tutta la nostra forza. In realtà, sarà il nostro stesso riarmo, con la conseguente reazione che susciterà nelle altre nazioni, a provocare la stessa esatta situazione che i suoi fautori accampano a giustificazione delle loro proposte"

[Albert Einstein, 1948]


Che gli Stati Uniti d'America perseguano da tempo una
politica di stampo imperialista in tutto il mondo, e particolarmente nell'area mediorientale, è argomento noto e comprovato.
I mezzi adoperati vanno dall'influenza economica e politica, sino a interventi armati su vasta scala. La storia recente in Vietnam, Panama, Cuba, Afghanistan e Israele (solo per citare alcuni casi eclatanti), mostra senza ombra di dubbio la realtà di una protezione degli "interessi nazionali" che si estende molto lontano dai confini dello stato USA.

Recentemente la strategia americana predilige
l'uso diretto della forza. Con la risposta all'attentato dell'11/9 in Afghanistan e l'invasione dell'Iraq, gli Stati Uniti hanno oggi posizionato basi militari in diverse nazioni: Pakistan, Kyrgyzstan, fino all'anno scorso Uzbekistan. Mantengono inoltre i vecchi presidi (Cuba, Arabia Saudita) e le basi del patto NATO.
È stata programmata la costruzione di basi missilistiche in Polonia e in Repubblica Ceca; in Italia, è in corso di realizzazione una nuova base militare a Vicenza.

A ciò si aggiunge la decisione di elargire 30 miliardi di dollari allo stato di Israele, da spendere per la difesa (leggasi: armamenti). Inoltre, la guardia nazionale iraniana sarà inclusa nell'elenco delle organizzazioni terroriste (BBC) assieme ad Al-Qaeda, Hezbollah e altri.

Se l'Unione Europea resta muta, nonostante il passato di guerra totale risalente appena a mezzo secolo fa, lo stesso non fanno gli altri "big" del mondo. Oggi si è riunito il summit della Shanghai Cooperation Organisation (Guardian), che ha visto riunite in qualità di membri Russia, Cina, Kyrgyzstan, Kazakhstan, Uzbekistan e Tajikistan, e in qualità di osservatori, Iran, India, Pakistan e Mongolia.
Il risultato dell'incontro è riassunto efficacemente dalle parole di Vladimir Putin: "
Qualunque tentativo di risolvere i problemi globali e regionali in modo unilaterale, è senza speranza".

A seguire, circa
6.000 soldati e una moltitudine di aerei e veicoli corazzati di nazionalità russa e cinese hanno condotto un'esercitazione (ma si potrebbe chiamare più propriamente una "dimostrazione") in territorio russo, sotto lo sguardo congiunto di Putin e del presidente cinese Hu Jintao. Molti hanno letto in ciò un chiaro messaggio diretto agli americani.

Concludo come ho iniziato, con le parole di Albert Einstein, scritte nel 1946:

"Possiamo considerare una persona o una nazione amante della pace solo se è pronta a consegnare la propria forza militare alle autorità internazionali e a rinunciare ad ogni tentativo o persino ai mezzi con cui perseguire i propri interessi interni ed esterni mediante l'uso della forza.
È evidente [...] che le Nazioni Unite così come sono oggi non hanno né la forza militare né la base legale per poter realizzare uno stato di sicurezza internazionale. Né tengono conto dell'effettiva ditribuzione del potere. Il potere reale, al momento, è nelle mani di pochi".

Così scarsi sono i progressi ottenuti dalla seconda guerra mondiale ad oggi!

1 commento:

Diego d'Andria ha detto...

AGGIORNAMENTO:

Il governo russo ha dichiarato che riprenderà su base regolare i voli di ricognizione che dal 1992 erano stati abbandonati (probabilmente per mancanza di fondi). È la prima volta che accade dalla guerra fredda.

Secondo il comunicato, 14 bombardieri avrebbero preso il volo questo venerdì da aeroporti russi.
Nonostante i commenti sminuenti del governo USA, che ha parlato per bocca del rappresentante del dipartimento di stato di "aeroplani vecchi tirati fuori dalla naftalina", secondo il governo russo i voli sarebbero stati individuati e scortati da aerei NATO sui cieli sovrastanti gli oceani Atlantico e Pacifico.

(Fonte BBC: http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/europe/6950986.stm )