martedì 7 agosto 2007

I fondi di investimento denudati




"I fondi d'investimento rendono meno di Bot e Cct", è questo il contenuto di un articolo pubblicato oggi sul ilSole24ore.com a firma di Antonella Olivieri.

La giornalista riporta che negli ultimi sette anni, i fondi di investimento italiani hanno mostrato performances decisamente peggiori degli indici di riferimento: "chi ha investito in fondi ha rinunciato a oltre l'11% di rendimento rispetto a chi ha puntato direttamente sui benchmark". In altre parole, un investitore che sette anni fa avesse riposto i propri risparmi in un insieme di titoli che replicasse il paniere usato per il MIB30, l'FTSE100, o il S&P500 (o qualsiasi altro indice bilanciato), avrebbe guadagnato decisamente di più.

Come è possibile che i fondi, gestiti da esperti del settore, siano stati così disastrosamente scadenti?
Questi sedicenti esperti sono così scarsi nel loro lavoro, o c'è dell'altro? Vediamo...

1. Come riporta la Olivieri, c'è un costo di negoziazione molto alto se confrontato con quello che pagano i grandi investitori: 1,5% sui titoli azionari contro una media del 1%. Ciò sarebbe dovuto soprattutto alla doppia intermediazione pagata sul trading di titoli esteri.

2. I fondi gestiti italiani, pur godendo di un'autonomia patrimoniale (garantita per legge), sono perlopiù emanazione del mondo bancario. Ogni fondo ha una banca "madre" che funge da depositaria dei titoli e della liquidità, procura il personale gestore e negozia le quote del fondo sul mercato.
Quando un fondo acquista titoli, spesso accende un finanziamento presso la banca madre, e ad essa paga interessi e commissioni.

3. Il gestore di un fondo sceglie autonomamente come investire e con quale strategia. Ma immaginiamo che qualcuno gli proponga di acquistare dei titoli rischiosi o consapevolmente scadenti (di una società prossima al fallimento, ad esempio). Date le dimensioni molto grandi dei fondi d'investimento, spesso è possibile far rientrare negli acquisti anche questi titoli-spazzatura con un impatto globale contenuto, giustificandoli in un'ottica di bilanciamento generale degli assets.
Il gestore può essere invogliato da benefits personali, o perché chi propone l'operazione è soggetto vicino, magari proprio la banca madre. In questi casi, evidentemente, siamo di fronte ad un discostarsi degli obiettivi del management da quelli del fondo gestito.

4. Infine, il gestore del fondo percepisce una commissione stabilita normalmente in un fisso più una percentuale commisurata all'incremento di valore del fondo, rilevato periodicamente.
Quindi, per l'investitore che ha acquistato quote di un fondo, questo deve ottenere una performance superiore a quella di mercato, anzi, per ottenere lo stesso utile generato dal mercato (indichiamolo con Rm, e con Rc la commissione percentuale trattenuta dal gestore), il fondo deve crescere in valore di almeno: Rm + Rc.
Un fondo d'investimento, per essere conveniente rispetto all'investimento autonomo in un paniere che replichi gli indici di borsa, deve fare molto meglio del mercato per poter ripagare sia il gestore, sia l'investitore. In Italia, addirittura, stiamo osservando il fenomeno opposto.

Da queste semplici osservazioni se ne evince che con i fondi italiani, a guadagnarci sono soprattutto le banche madri, attraverso finanziamenti e spostamento di titoli scadenti nel fondo, e i gestori, spesso emanazione delle stesse banche madri.

6 commenti:

Angra ha detto...

Già. Non sono un esperto di economia, ma me la cavo molto bene con la matematica, e se non ci capisco niente nei dettagli credo di avere invece una buona visione macroscopica dei fenomeni, cosa che spesso mi pare sfugga agli "esperti". Ad esempio il fatto che dalla borsa non possono guadagnare tutti, perché è un gioco a "somma zero", proprio come il poker. Sembra una banalità, ma quanti piccoli investitori sono convinti che dalla borsa in media tutti ci guadagnano?

Veniamo alle banche. Queste, rispetto a me (ipotetico) investitore in borsa, sono concorrenti, nel senso che anche loro fanno le loro speculazioni. Poi sono anche venditori, nel senso che hanno i propri titoli da piazzare sul mercato. Poi, e qui viene fuori lo scandalo, il nonsenso assoluto, pretendono di essere anche miei consulenti, quelli che mi danno buoni consigli.

E' come, giocando a poker, far vedere le carte al tuo avversario e chiedergli "tu cosa mi consigli di fare"?

Anonimo ha detto...

L'ignoranza in finanzia è una brutta cosa.
1-Non si evidenzia il fatto che comunque i fondi , essendo panieri, tendenzialmente permetto di essere un filo meno rischiosi rispetto al titolo singolo
2-Che strumenti alternativi ci sono? Gli Etf? Ridicolo, anche perchè fino a quando vanno di moda siamo tutti contenti, ma quando passeranno di moda, dato che sono prodotti con grossi problemi di liquidita' ( il fatto che ci sia un meccanismo di market making dovrebbe dare da pensare ), saranno cazzi per tutti.

Poi le banche fanno consulenza perchè le persone la richiedono, visto che sulla mera consulenza non ci si guadagna niente

Angra ha detto...

Eh no, scusa, a me la banca la consulenza viene a proporla anche se non gliel'ho chiesta (e me ne guardo bene). E poi sarebbe vero che dalla consulenza non ci guadagnano niente se non fosse che la loro attività non si limita certo a quella di consulenti, essendo anche venditori. Pensi che in queste condizioni i consigli che ti arrivano possano essere spassionati e disinteressati?

Diego d'Andria ha detto...

Gentile Anonimo,

i fondi d'investimento riducono la rischiosità perché sono matematicamente bilanciati, proprio come sono bilanciati gli indici di benchmark rispetto ai quali, negli ultimi sette anni, hanno mostrato rendimenti molto inferiori.

Quindi il confronto nel mio articolo non riguarda la scelta tra "Fondi e singolo titolo" (che sarebbe irragionevole come giustamente tu indichi), ma tra "Fondi (bilanciati dunque meno rischiosi) e un investimento diretto in un paniere di titoli (anch'esso bilanciato e uguale, nella scelta dei titoli e nelle proporzioni, al paniere usato per il calcolo di un indice, come ad esempio il MIB30)".

In tal modo, stando ai dati storici, un investitore avrebbe guadagnato mediamente di più, con un rischio all'incirca equivalente.

Anonimo ha detto...

@angra: secondo me tu confondi quando la banca vende e quando la banca fa consulenza. Se ti chiama dicendo che ha un prodotto anche finanziario sta vendendo, se parti dal presupposto che la banca vende e basta allora come mi spieghi che il trading online autonomo è di una parte ridicola di investitori, e tutti vanno comunque in banca? Te lo spiego io, per evitarti di ragionare sopra: perchè la gente non ha le palle e la cultura di andare in banca dicendo :" io voglio questo investimento, anzi, dammi internet banking che faccio tutto da solo e basta ". E sai perchè ? Perchè così facendo si deresponsabilizza. Tanto, se vado in banca a chiedere consiglio e qualcosa alla fine va male, è colpa della banca che ha consigliato male, le banche sono ladri etc etc.
E' chiaro che le banche devono guadagnare, non sono mica enti di beneficienza, e lo fanno coi loro prodotti. Ma è anche chiaro che nessuno ti obbliga a fare un fondo, basta che tu ti faccia un bot, un btp o quello che vuoi.
@Diego: "i fondi d'investimento riducono la rischiosità perché sono matematicamente bilanciati, proprio come sono bilanciati gli indici di benchmark rispetto ai quali, negli ultimi sette anni, hanno mostrato rendimenti molto inferiori." spiega questa frase. Ti dico perchè a mio parere non ha senso. Premesso che non è detto che un fondo sia matematicamente bilanciato ( che è cmq diverso da finanziariamente bilanciato in materia di fondi, cosa che presuppone di fare riferimento alla classificazione dei fondi stessa ), tu mi dici poi che non si può fare il confronto col singolo titolo , ma col paniere definito da un indice. Bene, allora io chiedo, come ho chiesto prima : " in alternativa al fondo che fa cosi' pieta', che strumento nella realtà è meglio utilizzare? Mi creo IO il paniere comprando i titoli ( tipo modello dei cani del mib30 ? ), prendo un ETF collegato ad un indice ? Cosa faccio ?"
Senza contare che se non mi ricordo male i benchmark sono di solito valorizzati al lordo della tassazione, per esempio.
Quello che poi cambia molto è il fatto che in una gestione attiva almeno so che c'e' un gestore che tendenzialmente deve riuscire a parare certi colpi, in una gestione passiva no. Che lo faccia bene o male dipende, ma esistono conti correnti che permettono di scegliere fondi multi banca, quindi non vedo perchè accanirsi con valutazioni che secondo me partono da presupposti sbagliati e con un filo di malevolenza di base nei confronti delle banche.

Diego d'Andria ha detto...

Sulla prima domanda, relativa al "bilanciamento", intendo dire che ogni fondo d'investimento viene gestito secondo un target di rischiosità, perseguito attraverso i vincoli che lo caratterizzano. Normalmente un fondo non investe il 100% del proprio patrimonio in un medesimo settore, neppure nel caso di fondi specializzati come i RE o gli HiTech, ma diversifica il portafoglio titoli per settore, tipo di strumento finanziario, volatilità storica, località geografica. Gli strumenti derivati in questo aiutano molto: una buona politica di hedging , a mio parere, è fondamentale per una gestione attiva efficace.
Ma, se escludiamo i fondi che mirano ad una rischiosità molto alta, poiché i dati citati dall'articolo de ilSole24ore dimostrano come sia i fondi italiani a basso rischio (i c.d. fondi di liquidità, performanti al di sotto dei Bot) sia quelli a medio rischio (performanti peggio del rendimento del mercato in cui investono, cioè la borsa italiana rappresentata dal Mib30) non sono stati granché, allora un investitore che avesse riposto i propri risparmi rispettivamente in Bot o in un paniere che replichi il Mib30, avrebbe fatto la scelta migliore.

Sulla seconda domanda, ovvero quale investimento consigliare, è una domanda alla quale non so rispondere univocamente (al mio conto in banca piacerebbe molto che avessi una risposta del genere, ma non posso accontentarlo, purtroppo!).

Personalmente, visti gli esiti non buoni di molti fondi italiani, propenderei:
- o per una gestone autonoma di un paniere di titoli, per chi sa e vuole farlo (il trading online nasce per questo, permette al singolo investitore di gestire da sé il proprio paniere, e la cosa non mi spiace anche sotto il profilo della responsabilizzazione, che tu evidenzi giustamente essere scaricata troppo spesso sulle banche);
- oppure, un investimento in fondi esteri, là dove l'investitore è maggiormente tutelato da un sistema di vigilanza e trasparenza che sia migliore di quello italiano (la borsa di Londra o l'Euronext sono pieni di fondi ottimamente gestiti, basta confrontare gli andamenti storici per vedere come rendano meglio di quelli gestiti dalle banche italiane).
- un'altra soluzione è quella di affidarsi ad un broker puro. In Italia ne esistono di bravi e molto professionali, che personalizzano l'investimento, ricevono ordini dal cliente operando in real time, e non hanno legami con banche e/o gestori di fondi, evitando "conflitti d'interesse" nel loro mestiere di consulenti.