venerdì 24 agosto 2007

Giocare a palla con il proprio cervello




In alcuni articoli mi sono occupato della mancata contabilizzazione dei danni ambientali nelle stime del PIL e del suo tasso di crescita. Evidenziavo, in sintesi, come il depauperamento del capitale ambientale (i boschi, le foreste, l'acqua, l'atmosfera, il riscaldamento globale, ecc.) abbia oggi un così vasto impatto sulla vita e sull'economia, da dover essere preso in considerazione nel valutare le performances e la bontà delle politiche di una nazione.

Noi esseri umani, nonostante facciamo di tutto per separarci dall'ambiente naturale isolandoci in distese di cemento chiamate città, siamo animali mammiferi, soffriamo la cattività e le alterazioni, anche in scala "micro", dell'ambiente in cui viviamo e della società che ci trasmette e impone valori e obiettivi.

La riprova di quanto affermato è nel drastico aumento di disturbi mentali rilevato in tutto il mondo, e particolarmente fra i giovani.
Il World Health Report del 2003 pubblicato dall'OMS, stimava la percentuale della popolazione mondiale sofferente di problemi psichici nell'11,6%, più di un essere umano su dieci. Se tale valore continuerà a crescere al tasso allora rilevato, si prevede di arrivare entro il 2010 al 15%.
Stime del 2002, sempre dell'OMS, contano nel mondo 154 milioni di persone affette da depressione, 25 milioni da schizofrenia, 91 milioni alcolizzati e 15 milioni di tossicodipendenti.

Nel mondo, ogni anno circa 877.000 persone muoiono suicidandosi.

Solo negli Stati Uniti si spendono 43,7 miliardi di dollari in psicofarmaci e altre spese mediche per disturbi mentali. In Italia, il consumo di psicofarmaci fra gli adulti sarebbe cresciuto, nel periodo 2000-2003, del 75%. Nello stesso periodo, sarebbe aumentato addirittura del 280% fra i ragazzi.
Secondo un'indagine recente, in Italia il 9% dei ragazzi italiani tra i 10 e i 14 anni presenta un disturbo psichico: di questi il 7% soffre d'ansia, il 5% di disturbi ossessivo-compulsivo e il 9,5% ha fobie sociali (ANSA).

Rispetto al passato è dunque rilevato un aumento vertiginoso dei casi di psicosi, ma prevedibilmente più vasto è il numero di persone che soffrono di nevrosi, cioè di disturbi psichici non invalidanti, perciò meno "gravi" ma più difficili da riconoscere.
È pur vero che prima si parlava poco di questi argomenti, difficilmente si usciva allo scoperto ed erano maggiori le pressioni della società e della famiglia a nascondere i "mali dell'anima", a vergognarsene quasi scaturissero da una colpa del malato. Perciò una parte dell'incremento statisticamente rilevato può anche essere dovuto ad un'aumentata capacità di parlare apertamente di questi problemi.
Ma, più probabilmente, molto maggiore è quella percentuale di disturbi mai venuti a galla, di persone che mai ne hanno parlato fuori dalle barriere familiari, con uno psicoterapeuta o anche solo con amici.

Quali possono essere le cause? È difficile stabilirlo, soprattutto perché il fenomeno è in aumento in tutto il mondo, in paesi con tradizioni e realtà molto diverse.
Indubbiamente l'assenza di spiritualità e di un "contatto" con il sé più profondo, l'aumento della povertà e del lavoro precario, l'accelerazione dei ritmi di vita nei paesi industrializzati, la presenza diffusa di inquinanti chimici ed elettromagnetici che hanno effetti nefasti sul sistema nervoso umano, le guerre, la sovrappopolazione urbana, sono tutte possibili concause.

È mia opinione che una delle cause principali sia la diffusione di religioni che prediligono al misticismo aspetti formali e regole esteriori. Religioni come il cattolicesimo moderno, il cristianesimo ortodosso, evangelico e valdese, l'Islam moderno, il buddismo indiano ma anche l'ateismo che sposa quale pseudoreligione un'ideologia (comunismo o altro) o il puro meccanicismo, non sollecitano la costruzione, costante, di un equilibrio psichico fra le diverse istanze di un individuo, fra l'individuo e il mondo, e fra l'individuo e il trascendente.
Viceversa, gli insegnamenti del cristianesimo più antico (ma anche alcune sue reincarnazioni medioevali, quale l'insegnamento di S. Francesco d'Assisi), del sufismo islamico, del buddismo zen, pongono quale primo obiettivo dell'uomo la ricerca di una spiritualità profonda, di un modo di vivere l'esperienza della vita (e del divino, ma percepito direttamente nel mondo terreno, a differenza di religioni, quale l'induismo, che sviliscono il valore della vita terrena a favore di ipotetici paradisi). Il benessere mentale, insomma, diventa un cammino quotidiano e non un qualcosa da prendere per scontato quando c'è. Si impara a gestire sé stessi e ad affrontare gli aspetti più bui dell'anima.

Credo che il modo migliore per arginare il dilagarsi di disturbi psichici, sia prima di ogni altra cosa, la ricostituzione di un patrimonio spirituale condiviso, ricercato quotidianamente e trasmesso alle generazioni giovani.

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