giovedì 26 luglio 2007

Zaibatsu all'italiana



Negli ultimi due secoli, progressivamente le banche si sono trasformate da enti che offrono servizi finanziari (prestiti, anticipazioni, depositi di moneta) a veri e propri investitori, che partecipano con capitali propri dei rischi di attività imprenditoriali.
Capitali "propri" per modo di dire, visto che le banche usano i depositi dei clienti e finanziamenti erogati da altre banche. I capitali propri dell banche italiane, infatti, si aggirano fra il 4% e il 14% delle fonti totali. È come dire, in altri termini, che i nostri soldi si trovano anche in investimenti industriali, selezionati però dalla banca al posto nostro.

I grandi capitalisti, al contrario, investono sempre meno soldi propri e si affidano al sistema bancario per quote crescenti. Oggi, grazie a strumenti come l'equity financing, un imprenditore può mettere, di suo, il 5% circa di un investimento, e lasciare che un partner bancario entri nell'affare con un ulteriore quota (di solito dal 15% in poi). Sarà poi quest'ultimo a negoziare, con altre banche, un finanziamento per coprire il restante e rendere possibile l'operazione imprenditoriale.
Contemporaneamente i grandi capitalisti sono tutti proprietari di quote di banche. Gruppi come Pirelli, Italcementi, Telecom Italia, Benetton, RCS Mediagroup, Mondadori, Mediaset e molti altri, partecipano in banche e società assicurative con quote rilevanti in una complessa rete di proprietà incrociate e consiglieri d'amministrazione.

Di recente in seno all'Unione Europea, si spinge per allentare i limiti imposti alle partecipazioni bancarie (cfr. questo articolo). Anche Draghi nella veste di governatore di Banca d'Italia, auspica un ammorbidimento di tali limitazioni.
Questa tendenza mi porta a temere un intensificarsi delle commistioni fra mondo bancario e industriale, che in Italia, com'è noto dai quotidiani d'informazione, ha portato a monopoli, conflitti d'interesse e frodi su scala nazionale.
Ci possiamo permettere delle vere e proprie zaibatsu nostrane, quando già così con la normativa restrittiva vigente in Italia, subiamo uno strapotere delle banche (sono l'unico settore con redditività sempre più alta dei settori industriali. Il settore bancario italiano è terzo in Europa per dimensione aggregata degli impieghi)?
Io penso di no. Almeno, non con gli istituiti di vigilanza ridicoli che abbiamo oggi. Urge una revisione dei poteri e delle responsabilità di Banca d'Italia (a proposito, Fazio è ora ufficialmente indagato assieme a Fiorani&C., visto che vigilanza spettacolare che abbiamo?), Consob e Antitrust.

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