giovedì 26 luglio 2007

PIL e danni ambientali

Il PIL, come sappiamo, è una misura della produzione di ricchezza di una nazione. Se il PIL cresce, significa che il paese produce di più, e ciò è un bene per l'economia.

È però un indice che non tiene conto dei danni ambientali. Se un bosco si incendia e diventa cenere, il paese ha perso parte del proprio patrimonio ambientale. È un danno difficile da quantificare, riguarda la salute pubblica, l'economia turistica, la capacità del territorio di mitigare gli effetti dell'inquinamento e la violenza delle alluvioni.
Quest'anno in Italia, il WWF sostiene che sono bruciati oltre 4.500 ettari di parchi (fino ad ora, e siamo ancora in luglio). Secondo stime, i soli danni all’agricoltura ammonterebbero ad un miliardo di euro. Se a questi sommassimo tutti gli altri danni ambientali, di quanto diminuirebbe il PIL 2007? E se aggiungesimo i danni causati dall'immondizia mal sversata ed incendiata in Campania, la diossina immessa, la puzza terrificante, l'aumentata incidenza di malattie tumorali?

Se, come proposto dall'economista P. Dasgupta, si adottasse una misura del PIL che tenga conto delle modificazioni apportate all'ambiente, di quanto il già misero tasso di crescita del PIL italiano, fra i più bassi d'Europa, diminuirebbe?

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