venerdì 27 luglio 2007

Carburanti verdi? Si ma quali?




Si parla molto di carburanti "verdi", intendendo sia i carburanti ottenuti da materie prime naturali (come il biodiesel e l'etanolo), sia quelli da lavorazione petrolchimica che inquinano di meno.
Ma quali, fra i diversi tipi, sono davvero "verdi"? Vediamo...

La benzina verde è, fra tutti, il carburante meno ecologico. Per rimuovere gli additivi contenenti piombo e benzene, si è utilizzato un composto chiamato MTBE (MetilTert-ButilEtere), che si è scoperto essere estremamente inquinante per le falde acquifere. Inoltre la combustione di benzina rimane un potente agente di immissione di CO2 nell'aria. Questa CO2 sarebbe rimasta inerte sottoterra, se nessuno avesse estratto il petrolio, poi raffinato e bruciato come benzina nelle automobili, dunque è da considerarsi una aggiunta di CO2 rispetto alla quantità già diffusa nell'atmosfera (la CO2 contribuisce all'effetto-serra, cioè al surriscaldamento del pianeta. Se quest'estate state soffrendo il caldo più del solito, sapete a cosa dare la colpa).
Al posto del MTBE si sarebbero potuti usare altri additivi meno inquinanti, come l'etanolo, ma i grandi produttori di petrolio pare non gradissero far entrare nel business produttori esterni al loro club delle "sette sorelle".

Il gas metano ha dei vantaggi rispetto alla benzina: quando brucia, emette acqua e CO2. Non ha bisogno di additivi potenzialmente inquinanti. Sarebbe un ottimo combustibile, se non fosse che, come il petrolio, non ce n'è per sempre né abbastanza per tutti nei prossimi decenni.

Passiamo ai carburanti basati su olii vegetali. Il più diffuso sembra oggi il biodiesel, che si ottiene mediante un procedimento chimico ("transesterificazione") a partire da olio di palma, colza, girasole o altro. Non tutti gli olii hanno le stesse caratteristiche, alcuni tendono a congelare al freddo e periò non vanno bene per l'uso nei riscaldamenti domestici d'inverno. Altri non rispondono ai parametri di qualità necessari per ottenere un buon carburante per automezzi. Ma in generale, l'olio ottenuto da colza e girasole è di buona qualità, quello di palma un po' meno ma è anche più economico.
Il biodiesel, di buono, ha che si produce da materiali vegetali, dunque ecologici (cioè, la filiera produttiva a monte è "pulita").
Di negativo ha che brucia proprio come la benzina: è pur vero, però, che parte della CO2 viene assorbita dalle colture oleose di partenza, quindi il "netto" di emissione è migliorativo rispetto ai carburanti derivati dal petrolio.
C'è però un altro aspetto negativo: l'aumentata domanda di olio di palma ha indotto un aumento delle colture di questo vegetale in paesi in via di sviluppo (ad esempio in Nicaragua), a svantaggio sia delle piccole colture locali, sia delle coltivazioni alimentari, e sia ancora degli ecosistemi che subiscono un violento impatto dal disboscamento e dalla sostituzione delle specie vegetali.

Veniamo ora ai carburanti ottenuti per fermentazione. L'etanolo, sul cui utilizzo puntano il Brasile di Lula e, recentemente, gli USA di Bush, si ottiene dalla fermentazione degli zuccheri. Tutti i vegetali ricchi di amidi o zuccheri, come mais e canna da zucchero, sono adatti allo scopo.
Per l'etanolo vale lo stesso discorso fatto per il biodiesel relativamente alle emissioni di CO2 e alla filiera. Una differenza importante sta nella produttività per ettaro: per ottenere l'etanolo bisogna separarlo dall'acqua, e questo procedimento consuma energia. Inoltre riduce di un buon 50% la resa in peso per ettaro di coltivazione (nuove tecnologie migliorano questo rendimento, ad esempio: www.virent.com).
Ulteriore negatività è ascrivibile al fatto che le materie prime (mais, ecc.) sono perlopiù usate per l'alimentazione. Un aumento della domanda dovuto ad adozione su vasta scala dell'etanolo, significa probabile impennata dei prezzi di questi prodotti agricoli con conseguenze difficili da prevedere per i paesi più poveri.

Chiudiamo con l'idrogeno. Di per sé, l'idrogeno ha caratteristiche eccezionali: quando brucia emette acqua e niente CO2, si può usare in fuel cells (ovvero in speciali apparecchiature che hanno un rendimento energetico più alto dei motori a combustione), si può conservare anche allo stato solido in speciali batterie, si può ottenere potenzialmente da molte diverse fonti energetiche, a partire dall'acqua.
Il vero problema con l'idrogeno è proprio la forma di energia prescelta per estrarlo. Non si può, come per il petrolio, fare un buco per terra e tirarlo fuori, c'è bisogno di utilizzare energia per rompere i legami molecolari dell'acqua e separarlo dagli atomi di ossigeno.
Quindi, se l'idrogeno è immagazzinato utilizzando energia ecocompatibile (eolica, solare, marina, geotermica), il cilco energetico può dirsi "verde" al 100%. Scegliendo fonti d'energia "sporche", invece, non solo si inquina, ma il consumo complessivo d'energia può aumentare, perché parte di esso viene dissipato nell'estrarre l'idrogeno e nei processi di immagazzinamento in batterie/serbatoi.

In conclusione, il carburante "verde" in quanto tale non esiste. Etanolo e biodiesel possono essere una buona soluzione-tampone per gli anni futuri in cui il prezzo degli idrocarburi è destinato a salire, ma non sono un investimento valido nel lungo periodo, perché non risolvono il problema delle emissioni di CO2, e portano con sé un impatto ecologico su scala mondiale non indifferente.
L'idrogeno può essere la soluzione, ed è anche più universale nelle modalità di utilizzo rispetto agli altri carburanti (nel senso che, con l'idrogeno, si può alimentare anche piccole utenze o singole apparecchiature elettroniche) ma sposta l'ambito della discussione sul metodo di produzione energetica a monte: eolico o fotovoltaico, nucleare o idroelettrico, geotermico o da biomasse?

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