venerdì 27 luglio 2007

Brillante neolaureato cerca impiego come idraulico



"Salve,
sono un giovane, brillante neolaureato in un settore innovativo e di punta.

Non voglio, come i miei colleghi, partire per università estere dove, dicono, avrei subito un'ottimo stipendio e un ruolo di ricerca nel mio campo. Voglio rimanere qui, in Italia, e fare del mio meglio per il mio paese (un po' demodè questo afflato patriottico, non è così?).

Una strada possibile è nel campo accademico. Potrei lavorare come assistente di un professore, gratuitamente, e dopo 2-3 anni aspirare ad un contratto temporaneo da ricercatore per € 800 al mese. Non un granché, non ci pago neppure un affitto. E poi chi mi garantisce, con i tagli alla ricerca, di ottenerlo davvero quel posto?

Mi dedico allora al mondo del corporate. Sono giovane e brillante, sicuramente avrò successo!
Mediamente, in Italia quelli come me che cercano un'occupazione, nei primi 6 non trovano nulla. Fra il 6° e il 12° mese, troverò lavori che poco hanno a che fare con i miei studi: centralinista in un call center, data entering, promoter di servizi, ecc. ecc., normalmente con contratto co.pro. o interinale (= leggasi precario).

Decido di iniziare uno di questi lavoretti, per pagarmi una stanza in affitto (di più non posso dati i costi in città) e continuare a cercare un lavoro in linea con i miei anni sacrificati allo studio.
Dopo alcuni mesi di ricerca, mi rendo conto che circa il 60% delle proposte si trova nella provincia di Milano, un altro 20% a Roma città, e il resto sparso per la penisola.

Mi faccio due conti: a Milano e Roma gli affitti sono fra i più alti d'Italia, e i 2/3 di quanto potrei guadagnare se ne andrebbero tra locazione e utenze domestiche.
I lavori che trovo, sono o (ancora) con contratto precario, o con la formula del contratto d'inserimento (stage). Perciò niente mutuo bancario per la prima casa, e d'altronde non me la sentirei di indebitarmi a vita con prospettive di reddito così labili.

Mi trasferisco così in provincia di Milano, in un luogo triste e grigio. Quel poco di soldi che mi rimane in tasca dopo aver pagato il padrone di casa, l'Enel, il telefono, il gas, i mezzi pubblici che ogni giorno prendo per recarmi in Milano centro (almeno 1 ora e mezza ogni mattina, lo stesso alla sera per tornare), cerco di centellinarli. Perché il mio è un contratto flessibile, e non so quanto l'azienda avrà bisogno di me, né posso prevedere quanto ci impiegherò a trovare un altro lavoro in caso di licenziamento (per il primo c'è voluto quasi un anno, se è sempre così è dura!).

Alla sera, rifletto sul mio futuro. Se anche l'azienda per cui lavoro decidesse che valgo abbastanza da tenermi legato con un contratto a tempo indeterminato, saprei che dello stipendio che paga per me, circa un terzo non va nelle mie tasche, ma si spende in INPS e altri contributi.
Con la crescita zero della popolazione in Italia e l'allungamento della vita, lo "scalone" e altre amenità, probabilmente dovrò lavorare almeno 35 anni per poter, finalmente, ottenere una pensione dallo stato.

Forse ho sbagliato tutto. Forse avrei fatto meglio a partire per un altro paese, o a rimanere a casa dei miei, studiando ancora, frequentando masters e dottorati, così magari con altri titoli avrei avuto più porte aperte?

O forse, come suggeriva Einstein, avrei dovuto lasciar perdere gli studi e fare l'idraulico.
E incassare i miei compensi sempre, e solo, in nero."

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